Di cervi e coincidenze

Come sapete, sono un po’ fissata con le coincidenze. Voglio credere che certe cose nella vita abbiano un significato più profondo di quello che pensiamo e se mi capitano fatti “strani” cerco di prestare loro la dovuta attenzione.

Ieri sera riflettevo con la mezza mela… A Nara per la prima volta abbiamo visto da vicinissimo cervi liberi.nara

Nel mio uovo di Pasqua della Kinder che prevedeva un peluche su una sorpresa su 3, ho trovato un peluche (bruttarello) di un piccolo cervo.

Al Romix non ho saputo resistere al fascino di questa collana d’ispirazione potteriana.

always

Per finire nello scorso week end lungo a Villetta Barrea ci siamo trovati faccia a faccia con un magnifico cervo maschio.

villetta barrea

Anche se la mezza mela pensa che io sia pazza (e forse ha ragione), sono andata su internet a cercare il significato simbolico del cervo e ho scoperto che rappresenta la rigenerazione vitale.

Be’, mi piace… :-)

Lo so…

Sono incommentabile e senza speranza.

Sono sparita e non ho scritto una riga da quando sono tornata dal Giappone.

E sì che avrei da raccontare del viaggio, dei libri letti, dei film visti e delle cose (belle) successe nel frattempo.

C’avrò il blocco del blogger, che vi devo dire.

Portate pazienza che torno, prometto!!!

In viaggio!!!

In questo momento, se ho fatto bene i calcoli, noi siamo in viaggio verso il Paese del Sol levante.

Tenete le dita incrociate perché voglio tantissimo trovare i ciliegi in fiore.

Per gli insulti usate come sempre i commenti, in fondo me li cerco! ;-)

Lungs al Teatro dell’Orologio

Un’amica mi segnala questo spettacolo molto intrigante al Teatro dell’Orologio (a Roma), ma io per motivi che ora non vi sto a spiegare non ci posso andare… mannaggia! Però lo segnalo a voi, magari qualche romano decide di passare una serata a teatro (io e la mezza mela ormai siamo teatro-addicted e lo troviamo entrambi stimolante e divertente).

LUNGS

 di Duncan Macmillan

 traduzione Matteo Colombo

con Sara Putignano e Davide Gagliardini – regia Massimiliano Farau, produzione Fondazione Teatro Due

17 – 29 marzo 2015 – Teatro dell’Orologio (via dei Filippini 17 / A) – Sala Gassman

 dal martedì al sabato ore 21:15 | domenica ore 17:45

Dal 17 al 29 marzo al Teatro dell’Orologio di Roma arriva LUNGS di Duncan Macmillan, un dialogo amoroso mozzafiato, una storia d’amore spiazzante, brutalmente onesta, divertente e attuale, che dà voce alla generazione dell’incertezza.

In un’epoca di ansia globale, terrorismo, incertezza climatica e instabilità politica, una giovane coppia inizia la fatidica discussione sull’avere o meno un bambino, in un tempo serrato che non lascia spazio neanche al respiro. A pensarci troppo su, si finisce per non farlo più; ad affrettare la decisione al contrario si potrebbe incorrere in un disastro. Avere un bambino è una scelta da farsi per le giuste ragioni, pensano M. e W.; ma quali sono esattamente queste giuste ragioni? Si delinea così un ritratto attuale e ironico di una storia d’amore qualunque, spiazzante e brutalmente onesta, divertente e tagliente, che dà voce a una generazione per la quale l’incertezza è un modo di vivere, un ambiente liquido in cui fluttuare in due. 

La nuova drammaturgia inglese, la coppia contemporanea, l’etica ecologica dei nostri anni, due giovani interpreti talentuosi, una scena nuda e battute a perdifiato: ecco gli essenziali elementi di Lungs, che ha debuttato a Washington per poi essere presentato al National Theatre di Londra, richiamando una grandissima attenzione per l’originalità della scrittura e della struttura drammaturgica.  Attraverso una successione vertiginosa di dialoghi, che riproducono con virtuosistica esattezza il parlato, Macmillan ci conduce lungo le stazioni di una relazione amorosa che diventa una finestra sulla contemporaneità.

Il palcoscenico spoglio permette alla macchina scenica, diretta con la consueta efficace essenzialità da Massimiliano Farau, continui salti nello spazio e nel tempo, e consegna al pubblico la nuda dinamica del discorso amoroso.

“Che cosa accade all’istinto in un’epoca dominata dall’incertezza, dalle catastrofi ecologiche, dalla crisi globale?” – scrive Massimiliano Farau, regista – “Macmillan, si pone la domanda attraverso le voci di questa giovane coppia, eticamente rigorosa, determinata a fare la scelta giusta. Ma difronte alla loro coscienza, il primo dubbio che sorge nell’ascoltatore è se questa non copra la paura di diventare adulti, di confrontarsi con un impegno definitivo che richiede di amare un essere che ancora non esiste. È questa l’incertezza più radicale nei protagonisti; la loro capacità di amare però, scopriranno e scopriremo, è più grande e tenace di quanto potessero immaginare”.

Vi ho incuriositi e volete approfondire e/o prenotare?

http://www.teatrodue.org  —  uff.stampa@teatrodue.org

Facebook: Teatro dell’Orologio | Twitter: @teatroorologio – Pinterest #FondazioneTeatroDue #Lungs

Credits: Traduzione: Matteo Colombo; Attori: Sara Putignano, Davide Gagliardini; Regia: Massimiliano Farau; Responsabile allestimenti: Mario Fontanini; Capo elettricista: Luca Bronzo; Elettricisti: Gabriele Lattanzi, Davide Sardella; Macchinisti: Massimiliano Colangelo, Maurizio Mangia; Fonica: Andrea Romanini; Sartoria: Simone Jael Hofer, Chiara Teggi; Direzione di scena: Chantal Viola

info e biglietteria:

SALA GASSMAN: ingresso unico € 10,00 – Ingresso consentito ai soci: tessera associativa annuale € 3,00

La prenotazione è vivamente consigliata: 06 6875550 | biglietteria@teatroorologio.com 

Le prenotazioni possono essere effettuate dal lunedì al venerdì dalle 11.00 alle 19.00 e la domenica dalle 16.00 alle 19.00

Oh, se poi ci andate, mi fate sapere se vi è piaciuto? Magari lo rifanno e la prossima volta riusciamo ad andare anche noi!!! :-)

Di blog, viaggi, libri e pensieri sparsi

Da quando scrivo per Chicks and trips mi sono data alla scoperta di blog che parlino di viaggi, diciamo che volevo studiare il nemico. Chiaramente c’è un mondo e lì in mezzo ne ho scelti un po’ e seguo anche le loro pagine facebook e/o i profili di instagram.

Uno in particolare, però, mi suscita fin da quando l’ho scoperto strane sensazioni che avevo difficoltà a definire. Per un po’ ho pensato che la mia fosse pura invidia: essere pagati per viaggiare e scrivere dei propri viaggi, cosa chiedere di più?

Poi l’altra sera leggendo Una cosa divertente che non farò mai più di Wallace ho avuto l’illuminazione! Nel suo saggio Wallace racconta di quando è stato pagato per scrivere un articolo/reportage su una vacanza in una crociera di extralusso. Al capitolo 8 Wallace racconta che anche Frank Conroy (scrittore e professore di scrittura creativa nell’Iowa) ha raccontato la sua esperienza della crociera in un articolo, ma questo è stato pubblicato sulla brochure della Celebrity 7NC (Seven Night Caribbean). E Wallace scrive:

Piuttosto, parte della scorrettezza vera dell’articolo sta nella maniera in cui, ancora una volta, la megacompagnia vende la sua capacità non solo di gestire al millimetro il modo in cui ognuno percepisce la crociera extralusso 7NC ma anche l’interpretazione e l’articolazione di questa percezione. In altre parole, i PR della Celebrity vanno da uno degli scrittori americani più rispettati e gli fanno fare una pre-articolazione e una pre-approvazione della settimana 7NC, e lui lo fa con una professionalità, eloquenza e autorità che pochi profani fra i percettori e gli articolatori potrebbero eguagliare.
Ma la cosa peggiore è che il progetto grafico e la collocazione di «La mia crociera Celebrity…» sono bassamente ambigui e vanno molto al di là di qualunque steccato etico-letterario che, pur consunto, ancora resista. L’articolo di Conroy sembra più che altro un inserto, con pagine più sottili e con margini diversi dal resto della brochure, che danno l’impressione che sia stato tratto da qualcosa di più lungo che Conroy abbia scritto con spirito obiettivo. Ma non è stato così. La verità è che la compagnia Celebrity ha pagato Frank Conroy per farglielo scrivere anche se in nessun punto dell’articolo o della presentazione si trova conferma che si tratta di una prestazione a pagamento, neanche una scritta piccola del tipo messaggio promozionale che compare in basso a sinistra sugli schermi tv durante le televendite della Celebrity. Invece, su questa strana prima pagina dell’articolo pubblicitario c’è una foto pseudo-autoriale di Conroy in atteggiamento pensoso e con un maglione a collo alto, e sotto la foto c’è la bibliografia dell’autore che comprende un classico come Stop-Time, del 1967, uno dei migliori diari letterari del ventesimo secolo, uno di quei libri che ti fanno venire voglia di diventare scrittore.
In altre parole, la compagnia Celebrity presenta le pagine di Conroy come se fossero un vero e proprio articolo e non come una pubblicità. È proprio una scorrettezza. E il motivo è questo: che vengano rispettati o meno, gli obblighi fondamentali di un articolo sono quelli contratti con i lettori. Il lettore, anche se a livello inconscio, lo sa e tende a rapportarsi a un articolo con un livello di apertura e credulità abbastanza alto. Ma un annuncio pubblicitario è una cosa completamente diversa. Gli annunci pubblicitari hanno un determinato obbligo formale e legale di veridicità, ma questi obblighi sono abbastanza ampi da consentire una buona dose di manovre retoriche, più che sufficiente a adempiere all’obbligo fondamentale della pubblicità, che è quello di servire gli interessi economici di chi la finanzia. Qualsiasi tentativo una pubblicità compia di interessare o attrarre chi la legge, non è volto, in ultima analisi, al beneficio del lettore. E il lettore sa anche tutte queste cose – che il fascino dell’annuncio pubblicitario è per sua natura calcolato – e questo è uno dei motivi per cui il nostro stato ricettivo è differente, più guardingo, ogni volta che ci troviamo di fronte a un annuncio pubblicitario.
Nel caso dell’«articolo» di Frank Conroy, la compagnia Celebrity tenta proprio di presentare un annuncio pubblicitario in modo tale che ci avviciniamo a esso stando in guardia il meno possibile e senza difese, proprio come se si trattasse di un articolo, di qualcosa che è arte (o che almeno prova a essere arte). Un annuncio pubblicitario che fa finta di essere arte è – quando va bene – come quando qualcuno vi sorride cordialmente solo perché vuole qualcosa da voi. Questo è già disonesto, ma il peggio è l’effetto finale che tale disonestà suscita in noi: poiché esso offre un perfetto facsimile o simulacro di buona fede senza il vero spirito della buona fede, produce confusione nella nostra mente e alla fine la nostra guardia si alza anche di fronte ai sorrisi sinceri e all’arte vera e alla buona fede. Ci fa sentire confusi, soli, impotenti, arrabbiati e impauriti. Ci fa sentire disperati.
Insomma, per questo particolare cliente della 7NC, l’articolo pubblicitario di Conroy finisce per avere una veridicità che, ne sono abbastanza sicuro, non era nelle intenzioni.

Finito di leggere, ho capito. Quello che mi disturba di quel blog è che si tratta in realtà di pubblicità mascherata (e spesso mascherata male!). Per carità, capisco se che l’ente del turismo di Vattelapesca o la compagnia di hotel TaldeTali ti ospita all inclusive da loro lo fa solo perché si aspetta di leggere da te meraviglie sul loro conto, ma tutto ciò non manca di onestà intellettuale? L’articolo non viene mai presentato come “XXX mi ha pagata per visitare il suo ristorante”, ma come “guardate dove sono stato di bello…”. Una sottigliezza, forse, ma che fa una differenza immane!

Mi sono fatta coinvolgere con gioia nel progetto di Chicks and trips perché amo viaggiare, amo scoprire posti nuovi, culture diverse, sapori sconosciuti. Condividere attraverso parole e immagini i propri viaggi è quello che fa la gioia di ogni viaggiatore appassionato. Trasformare questo “gioco” in un lavoro sarebbe un sogno così grande che ho persino paura a pensarlo, ma credo che in alcuni casi il termine “travel blogger” sia stato distorto ben oltre il suo significato originale. Forse sarebbe opportuno distinguere chi scrive di viaggi da chi fa promozione e pubblicità (lecito, per carità, ma da distinguere).

Tutto questo per dire cosa? Non lo so. Forse solo che toglierò un mi piace da una pagina facebook e che cercherò di essere sempre coerente con me stessa. Soprattutto quando un fanta hotel alle Fiji o in Nuova Caledonia o a Bora Bora (o…. potrei andare avanti all’infinito) mi pagherà per dire meraviglie sulla sua struttura! ;-)  Avrò 4 lettori di numero, ma voglio che quei 4 si fidino dei miei consigli, si lascino affascinare dai posti di cui parlo, non temano un fregatura o una pubblicità occulta. 

Via col Vento

Il Jane Austen Club ha deciso di affrontare la lettura di un grande classico: Via col vento. Ho iniziato per curiosità, sono finita stregata.

Ho visto il film un’unica volta. Facevo il terzo anno di liceo e il giorno dopo dissi alla nostra prof di lettere (grandissima appassionata di cinema e teatro) “Prof, Rossella è fantastica! Voglio essere come lei!!!“. Lei mi guardo, inarcò un sopracciglio e disse solo “Be’, ci sarebbe un lungo discorso da fare in merito“. Poi iniziò la lezione del giorno e non riprese più l’argomento.

A quell’epoca comunque non avrei capito. Ero fortemente affascinata da figure femminili forti, disposte a tutto, tenaci, orgogliose, pronte a sacrificare anche l’amore per un fine superiore. Rossella O’Hara mi sembrava perfetta.

Ora gli anni sono passati. Del film ricordo pochissimo e il libro mi ha fatto rivedere totalmente la mia posizione su Miss Rossella.

———————– SEGUE SPOILER ——————

La protagonista della Mitchell è, infatti, la stronza arrivista più grande della storia. Inizialmente lo fa per necessità, ma in un attimo ci prende gusto ed ha ragione Rhett quanto le dice, più volte, che lei non è una signora, c’è poco da fare. Rossella è disposta a tradire tutti, soprattutto se stessa e i valori con cui è stata educata. Forse è una donna troppo intelligente e troppo energica per la sua epoca, ma la realtà è che lei “semplicemente se ne infischia”. Ferisce tutti, sembra incapace di amare qualcosa che non sia il denaro, se stessa o l’idea che ha di Ashley (perché alla fine è l’idea e il fatto che non l’abbia avuto ad amare, non Ashley in sé). Quando la coscienza si risveglia, lei è una regina nel metterla a tacere. Tutto questo finché non si accorge, troppo tardi, di quello che ha perso. E in poche pagine mi si è disintegrato il cuore, perché forse lei non se ne accorge nemmeno fino in fondo, troppo sicura che domani sia un altro giorno, che avrà un’altra occasione che Rhett sarà ancora lì per lei.

Dà per scontata Melania e solo quando è troppo tardi si accorge della sua importanza. In quel capitolo ho singhiozzato come non mi accadeva da tempo leggendo un libro. Dà per scontata Mammy che le risponde magnificamente quando lei vuole allontanarla per fare come le pare senza rendere conto a nessuno.

Io essere libera, Miss Rossella. Tu non potermi mandare in nessun luogo se io non volere andare. E io tornare a Tara solo se tu tornare con me. Io non lasciare figlia di Miss Elena, e nessuno al mondo potermi fare andare via. E io non permettere che nipotino di Miss Elena essere allevato da patrigno volgare straccione. Io essere qui e rimanere qui!

Dà per scontato Rhett. Uno dei protagonisti maschili più fantastici della letteratura. Io che pensavo che solo Darcy meritasse amore eterno, mi sono dovuta ricredere. Rhett è arrivato dritto a fare breccia nel mio cuore, con quei modi, quelle frasi, quegli sguardi. Alla fine il dolore più grande è stato proprio per lui, che non si meritava quella cretina di Rossella!

Vi ho sempre desiderata, Rossella, da quel giorno che vi vidi alle Dodici Querce, quando scagliaste il portafiori, dimostrando così che non eravate una signora. Ho sempre avuto l’intenzione di farvi mia, in un modo o in un altro. Ma poiché voi e Franco avete messo assieme un po’ di denaro, capisco che verrete più a farmi qualche interessante proposta di prestiti e garanzie. Quindi vedo che mi tocca sposarvi.

Su internet ho letto che alcune femministe americane accusano il personaggio di Rhett di essere un violento stupratore e questo per la scena in cui trascina praticamente a letto Rossella dopo il party a casa di Melania e Ashley. Vorrei chiedere alle femministe se loro il libro lo hanno letto, perché a me sembra che il messaggio della Mitchell sia proprio di tutt’altro tipo!

La storia rimane a mio avviso la prova di come due persone possano amarsi eppure ferirsi profondamente, troppo prese dall’orgoglio e dalla paura di rischiare per vivere fino in fondo il loro amore.

Oltre le vicende della protagonista, però, Via col Vento è anche molto di più. È la storia della guerra di secessione dal punto di vista dei sudisti, è una finestra sul Ku Klux Klan e sulla schiavitù decisamente diversa da quella più nota, è un quadro davvero dettagliato di quegli anni. A volte gli eventi storici appesantiscono la narrazione, ma mi rendo conto che ne facciano parte indissolubilmente della vicenda.

Un libro stupendo che mi ha profondamente segnata. Quando i libri mi fanno quest’effetto, diventano parte di me e questo me lo voglio tenere ben stretto!

P.S. la ricerca della copia pulciosa è ancora in corso. Al momento si sono messi alla ricerca anche mamma e papà. Così, giusto perché sono in grado di tenere per me le mie paranoie.