Di quando ho visto gli stambecchi

Questa estate abbiamo camminato in lungo ed in largo nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Dopo aver visto e fotografato volpi, camosci e marmotte, la mezza mela si è messa in testa che dovevamo vedere gli stambecchi.

Vederli d’estate è tutt’altro che facile, salgono in alta quota e questo vuol dire che a meno che non si dorma in rifugio ci si deve preparare a camminate e salite davvero impegnative. In più ci vuole la fortuna, perché non è che stiano sempre fermi nello stesso posto ad aspettarti. 

Io dopo i primi due giorni andati a vuoto, ho pensato che mio marito stesse in realtà tentando di uccidermi. 

Poi li abbiamo visti. E io sono rimasta senza parole (sarà stata la salita?).

Ne ho parlato su chicks and trips, perché un’esperienza così non si dimentica!

La ragazza con l’orecchino di perla

20140502-120308.jpgCon Auryn avevamo una voglia matta di vederci, così ieri, 1 maggio, ci siamo trascinate dietro le nostre metà fino a Bologna 🙂

Preoccupate dal prospettato cattivo tempo abbiamo anche cercato un piano B, la cui idea mi è stata servita su un vassoio d’argento da MagicamenteMe che stava prenotando i biglietti per la visita alla mostra presso Palazzo Fava con La ragazza con l’0recchino di perla. Potevamo non andare alla mostra dell’anno con unica tappa in Italia???

 La mostra è sulla Golden Age della pittura olandese e La ragazza di Vermeer ne è la star indiscussa. Vero è però che ci ha dato l’occasione di conoscere artisti e opere (oltre a Rembrandt e poi ci sono opere di Frans Hals, Ter Borch, Claesz, Van Goyen, Van Honthorst, Hobbema, Van Ruisdael, Steen) che non conoscevo e di cui mi sono innamorata. L’uso del chiaro scuro che fanno questi autori lascia letteralmente senza parole, sembra che la luca esca dal quadro. Su tutti, La ragazza che mangia ostriche di Steen mi ha incantata oltre ogni aspettativa. 

Poi è arrivata lei. Vedere La ragazza con l’orecchino di perla (in origine La ragazza con il turbante, ma il nome è stato cambiato dopo il successo del libro  della Chevalier e del film che ne è stato tratto) dal vivo fa capire perché sia un quadro così famoso. Il suo sguardo è magnetico e seducente.  A parte i soliti cafoni che si piazzano davanti ai quadri per secoli nemmeno ci fossero solo loro, devo dire che la quantità di gente (forse perché siamo andati all’ora di pranzo) era a dimensione umana e questo ha decisamente aiutato ad apprezzare l’allestimento. Sono uscita dalla mostra contentissima!

Tra l’altro Bologna ci ha invece regalato una giornata magnifica di sole caldo che ci siamo goduti fino in fondo passeggiando in lungo e in largo e godendo dell’ampia zona pedonale fatta per il 1 maggio. Aggiungete un SACCO (ma un sacco eh!) di chiacchiere, qualche tigella, lasagne e fettuccine al ragù, mortadella e un gelato da sogno e la giornata perfetta è servita! 🙂

Esperienze culinarie abruzzesi

Non sono vegetariana, ma diciamo che da un po’ di tempo a questa parte non stravedo per la carne, per motivi vari e complessi con cui non vi sto a tediare. La mezza mela, invece, è un carnivoro puro che si lamenta se lo privo delle sue amate proteine (cosa che io ovviamente faccio). Ad ogni modo io, se capita, la carne la mangio. Magari non tutta…

La prima sera in agriturismo una ragazza carinissima ci presenta il menù per la serata: fettuccine fatte in casa con sugo di cinghiale (e questo lo mangio, anche perché nonna ne fa uno che resuscita i morti) e di secondo… coniglio ripieno. Io sono svenuta, credo. Grazie al cielo nel ripieno c’era del formaggio e la mia intolleranza mi ha salvato la vita! Per quanto non lo avrei mangiato e stop.

N.B. la mezza mela non solo non ha fatto una piega di fronte all’idea di mangiare coniglio ripieno, ma se l’è pure mangiato con somma soddisfazione: è una bestia!!!

Barcellona

Bel week end lungo soddisfacente 🙂 tempo magnifico, clima perfetto, un sacco di chilometri a piedi, cose buone mangiate (la paella con il nero di seppia è uno spettacolo!), ottima compagnia. Gaudì e il suo genio la fanno senza ombra di dubbio da padrone. Il ricordo di casa Batllò, della Sagrada Familia e del Parc Güell li conserverò in eterno, poco ma sicuro. I libri ricordo della vacanza, non a caso, sono uno semifotografico sull’architettura di Gaudì e l’altro super specifico su casa Batllò, che è davvero la casa dei sogni di chiunque.

Abbiamo passeggiato sulla Rambla, ci siamo avventurati nel Barri Gòtic, abbiamo affittato le bici per una passeggiata nel tardo pomeriggio sul lungomare. Siamo stati a vedere la Chiesa di Santa Maria del Mare ed è stato emozionante vedere con i miei occhi la chiesa costruita da Arnau 😉 (Consigliatissimo: La cattedrale del mare di Ildefonso Falcones). Non potevamo perderci la Cattedrale, con le sue magnifiche oche, e il Camp Nou (da fuori, perché abbiamo scoperto che entrarci costa € 23 a persona… decisamente una rapina!).

E dopo un bel week end non si può far altro che cominciare a pensare alla prossima vacanza 😉

foto (3)

Appunti sparsi delle vacanze in Sud Tirol

Anche se con un discreto ritardo, visto che siamo tornati l’11 agosto, mi rassegno all’idea che le vacanze sono finite e vi racconto due cose sulle nostre 😉

Campo base: appartamento a San Vigilio di Marebbe.

2.470 km percorsi in auto, 43 km (San Candido – Lienz) in bici, circa una 15ina di km a piedi al giorno. Mica male!

E’ stata la mia prima vera vacanza in montagna e, contro ogni previsione, mi è davvero piaciuta tantissimo. Io, che sono una lucertola e che non chiedo niente di meglio che sole-lettino-libro, mi sono trovata disperata all’idea di dover tornare a casa e desiderosa di camminare ancora, respirare quell’aria fresca e pulita, godere del silenzio, sdraiarmi sui prati circondata dalle farfalle.

Abbiamo alternato mega passeggiate a giri più turistico/culturali. Siamo stati a Lienz, raggiunta con la magnifica ciclabile che parte da San Candido e ti porta fin dentro la cittadina austriaca, a Brunico, a Bressanone, a Cortina (la meta che mi ha delusa di più), a Innsbruck,… Ci siamo inerpicati a Braies (dove fidandomi di una app ho trascinato la mezza mela in una scarpinata di 6 ore di cui 5 in salita che ci ha sconvolti!), a Fanes e Senes, al Passo delle Erbe, al Kronplatz, a Piz Sorega, a La Cruz. Abbiamo visto caprioli, marmotte, picchi, scoiattoli, milioni di farfalle (tra cui la meravigliosa Inachis Io, cui era dedicato il nostro tavolo il giorno delle nozze!).

Abbiamo mangiato l’inverosimile e la Pythia ha ragione: “uno strudel a 2000 metri ha tutto un altro sapore”!!!

700 foto solo con l’Iphone (per il futuro dovrò imparare a controllarmi), ma solo Lienz è stata così accogliente da regalarci il consueto tombino, nelle altre città non ne ho trovato uno.

La foto di rito

parisIn alcune città la foto di rito è più complicata che in altre. A Parigi individuare tombini adatti è stata un’impresa, ma ci siamo riusciti. Abbiamo trovato un freddo impensabile a fine maggio (no, dico, 5 gradi!!!), un po’ di pioggia e un vento che tagliava, ma siamo comunque riusciti a far vedere ai miei genitori e a mia sorella e il ragazzo tutto quello che secondo noi in una prima visita a Parigi merita di essere visto. Abbiamo camminato TANTISSIMO, ma mia mamma (soprattutto) ha avuto tutto il tempo il sorriso emozionato di una bambina in gita che mi ha scaldato il cuore. 

Ho mangiato i miei primi macarons. Posso dire che me li immaginavo meglio? Esteticamente sono magnifici, ma quanto a gusto… Il migliore per me è quello vanilla bourbon di Paul (catena di ristorazione), che supera persino quello al cioccolato, il che è tutto dire. Non capirò niente, ma i vari Ladurée, Maison du chocolate, … non mi hanno soddisfatta.

Sulla metro, il giorno dell’arrivo una signora vicino a me stava leggendo un libro della Pancol mai sentito. Ovviamente mi sono incuriosita e all’aeroporto ho comprato quello e un altro che non sono ancora stati tradotti in italiano. Ora devo solo trovare il tempo per leggerli!

Marocco

marocco2013Porto con me una montagna di bei ricordi, di colori indelebili impressi nella mente. E’ stato un giro interessante, divertente, stimolante. Siamo stati a Casablanca, Meknes, Rabat, Fès e Marrakech. Abbiamo mangiato delle cose divine (sono ufficialmente dipendente dalla pastilla!!!) e visto posti d’incanto. Ci siamo scontrati con contraddizioni e contaminazioni culturali. Il risultato è un gran bel viaggio (e circa 600 foto!!!).

P.S. per la cronaca: la foto che ho lasciato per salutarvi testimonia tutta la mia ignoranza. Il deserto si trova solo nel sud del Marocco che non abbiamo toccato con il nostro giro. Le zone che abbiamo visitato noi sono verdissime e rigogliosissime.