Via col Vento

Il Jane Austen Club ha deciso di affrontare la lettura di un grande classico: Via col vento. Ho iniziato per curiosità, sono finita stregata.

Ho visto il film un’unica volta. Facevo il terzo anno di liceo e il giorno dopo dissi alla nostra prof di lettere (grandissima appassionata di cinema e teatro) “Prof, Rossella è fantastica! Voglio essere come lei!!!“. Lei mi guardo, inarcò un sopracciglio e disse solo “Be’, ci sarebbe un lungo discorso da fare in merito“. Poi iniziò la lezione del giorno e non riprese più l’argomento.

A quell’epoca comunque non avrei capito. Ero fortemente affascinata da figure femminili forti, disposte a tutto, tenaci, orgogliose, pronte a sacrificare anche l’amore per un fine superiore. Rossella O’Hara mi sembrava perfetta.

Ora gli anni sono passati. Del film ricordo pochissimo e il libro mi ha fatto rivedere totalmente la mia posizione su Miss Rossella.

———————– SEGUE SPOILER ——————

La protagonista della Mitchell è, infatti, la stronza arrivista più grande della storia. Inizialmente lo fa per necessità, ma in un attimo ci prende gusto ed ha ragione Rhett quanto le dice, più volte, che lei non è una signora, c’è poco da fare. Rossella è disposta a tradire tutti, soprattutto se stessa e i valori con cui è stata educata. Forse è una donna troppo intelligente e troppo energica per la sua epoca, ma la realtà è che lei “semplicemente se ne infischia”. Ferisce tutti, sembra incapace di amare qualcosa che non sia il denaro, se stessa o l’idea che ha di Ashley (perché alla fine è l’idea e il fatto che non l’abbia avuto ad amare, non Ashley in sé). Quando la coscienza si risveglia, lei è una regina nel metterla a tacere. Tutto questo finché non si accorge, troppo tardi, di quello che ha perso. E in poche pagine mi si è disintegrato il cuore, perché forse lei non se ne accorge nemmeno fino in fondo, troppo sicura che domani sia un altro giorno, che avrà un’altra occasione che Rhett sarà ancora lì per lei.

Dà per scontata Melania e solo quando è troppo tardi si accorge della sua importanza. In quel capitolo ho singhiozzato come non mi accadeva da tempo leggendo un libro. Dà per scontata Mammy che le risponde magnificamente quando lei vuole allontanarla per fare come le pare senza rendere conto a nessuno.

Io essere libera, Miss Rossella. Tu non potermi mandare in nessun luogo se io non volere andare. E io tornare a Tara solo se tu tornare con me. Io non lasciare figlia di Miss Elena, e nessuno al mondo potermi fare andare via. E io non permettere che nipotino di Miss Elena essere allevato da patrigno volgare straccione. Io essere qui e rimanere qui!

Dà per scontato Rhett. Uno dei protagonisti maschili più fantastici della letteratura. Io che pensavo che solo Darcy meritasse amore eterno, mi sono dovuta ricredere. Rhett è arrivato dritto a fare breccia nel mio cuore, con quei modi, quelle frasi, quegli sguardi. Alla fine il dolore più grande è stato proprio per lui, che non si meritava quella cretina di Rossella!

Vi ho sempre desiderata, Rossella, da quel giorno che vi vidi alle Dodici Querce, quando scagliaste il portafiori, dimostrando così che non eravate una signora. Ho sempre avuto l’intenzione di farvi mia, in un modo o in un altro. Ma poiché voi e Franco avete messo assieme un po’ di denaro, capisco che verrete più a farmi qualche interessante proposta di prestiti e garanzie. Quindi vedo che mi tocca sposarvi.

Su internet ho letto che alcune femministe americane accusano il personaggio di Rhett di essere un violento stupratore e questo per la scena in cui trascina praticamente a letto Rossella dopo il party a casa di Melania e Ashley. Vorrei chiedere alle femministe se loro il libro lo hanno letto, perché a me sembra che il messaggio della Mitchell sia proprio di tutt’altro tipo!

La storia rimane a mio avviso la prova di come due persone possano amarsi eppure ferirsi profondamente, troppo prese dall’orgoglio e dalla paura di rischiare per vivere fino in fondo il loro amore.

Oltre le vicende della protagonista, però, Via col Vento è anche molto di più. È la storia della guerra di secessione dal punto di vista dei sudisti, è una finestra sul Ku Klux Klan e sulla schiavitù decisamente diversa da quella più nota, è un quadro davvero dettagliato di quegli anni. A volte gli eventi storici appesantiscono la narrazione, ma mi rendo conto che ne facciano parte indissolubilmente della vicenda.

Un libro stupendo che mi ha profondamente segnata. Quando i libri mi fanno quest’effetto, diventano parte di me e questo me lo voglio tenere ben stretto!

P.S. la ricerca della copia pulciosa è ancora in corso. Al momento si sono messi alla ricerca anche mamma e papà. Così, giusto perché sono in grado di tenere per me le mie paranoie.

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Camera con vista

Nel Club di Jane Austen ci siamo date alla lettura di qualche altro classico qua e là.

Per il mese di novembre la scelta è caduta su Camera con vista di E.M. Forster. 

Confesso che la lettura non mi ha convinta. La cugina la avrei ripetutamente attaccata al muro, ma alla fine (forse) si riscatta un po’. Cecil lo trovo insopportabile. Gli Emerson sono gli unici per cui valga la pena leggere il libro, soprattutto il padre, con quel capitolo finale che te lo fa apprezzare ed amare per quello che è: un uomo capace di andare oltre le apparenze e seguire i sentimenti.

Lucy come protagonista non è niente male. L’ambientazione fiorentina merita e seppure con poche descrizioni mi sembra che Forster renda bene il quadro d’insieme. Lo stile, però, l’ho trovato un po’ troppo frammentario. Salta parti intere lasciandole all’immaginazione del lettore a cui fornisce solo scarne indicazioni per orientarsi. In alcuni punti ho avuto il sospetto di essermi addormentata e aver dimenticato qualche passaggio. Non mi ha rapito il cuore come credevo. 

George è già parte di lei. Anche se scapperà in Grecia e non lo rivedrà mai più, e dimenticherà perfino il suo nome, George influenzerà i suoi pensieri fino alla morte. Non è possibile amarsi e separarsi. Si vorrebbe che fosse possibile. Si può trasformare l’amore, ignorarlo, sprecarlo, non si può estirparlo dall’anima. Io so per esperienza che i poeti hanno ragione : l’amore è eterno.

L’isola del tesoro

Più riguardo a L'isola del tesoroCon le girls del Club di Jane Austen, esauriti i libri di zia Jane, abbiamo deciso di proseguire l’esperienza della lettura di gruppo. Lasciato da parte un po’ di romanticismo, la scelta è caduta su L’isola del tesoro di Stevenson. Non avendolo letto, ho aderito con molte aspettative…

Peccato che ne sia seguita una delusione irreparabile. Per carità, il libro è ben scritto, dettagliato (anche troppo a volte), con un buon intreccio, personaggi ben delineati,… ma sarà stata l’età, sarà che sono troppo femmina, ad un certo punto è subentrata una noia mortale e ho fatto davvero fatica a completare la lettura. Capisco che l’idea fosse quella di delineare una storia di avventura pura, ma dal momento in cui arrivano sull’isola, il mio interesse è via via scemato.

Confesso però che un giro sull’isola del Tesoro lo avrei fatto volentieri! Sicuramente degni di nota sono il Long John Silver e il suo pappagallo, il Capitano Flint, mentre il Dottore non mi ha convinta fino in fondo. Jim mi è piaciuto, ma avrei voluto sapere come ha investito la sua parte di bottino 😉

Mansfield Park – Il nostro Club di Jane Austen

Più riguardo a Mansfield ParkIl Club di Jane Austen procede e anche se io ho saltato la lettura di Emma dello scorso mese perché non sono proprio riuscita a trovarle un posticino, conto di recuperare al più presto. Intanto a luglio ci siamo dedicate a Mansfield Park (che ho finito in anticipo nel tentativo di districarmi poi con i Fratelli Karamazov con cui sono alle prese).

Come sempre la Austen riesce magistralmente a creare quegli intrecci di non detto e frainteso che rendono speciali i suoi racconti anche se sai già come finiranno. In questo romanzo poi ci regala una protagonista che mi ha ricordato un po’ Pollyanna e un po’ Jane Eyre. Sostanzialmente la donna più timida, remissiva, timorosa, rispettosa, pudica che sia uscita da penna di scrittore. Fanny però sotto sotto mi è simpatica e riesce, nell’unico momento davvero essenziale, ad imporsi (anche se a modo suo). Purtroppo non si può dire lo stesso del protagonista maschile: Edmund è di una tale noia. Tra l’altro, cosa che non le perdonerò mai (!!!), la Austen non lo fa nemmeno dichiarare… ma, dico, scherziamo?!? Molto meglio Sir Thomas e la svolta alla Brooke suggerita da Proletarina nel gruppo, con Fanny che si innamora di lui, l’avrei decisamente apprezzata 😉

In questo romanzo compare quelle che credo resterà in assoluto il personaggio più meschino della Austen: la zia Norris. Insopportabile e cattiva ogni oltre immaginazione. Tra l’altro secondo me avrebbe meritato una fine peggiore.

Un libro piacevole, anche se avrei decisamente accorciato la dissertazione sul teatro alla quale viene dedicato troppo spazio, secondo me.

L’abbazia di Northanger – Il nostro club di Jane Austen

Questa volta nel book club mi confronto con un rilettura (cosa che non è da me!). La prima volta che lessi Northanger Abbey me lo avevano prestato la signora amica della mezza mela e io ne avevo dato un commento molto positivo. In questa rilettura sono partita dall’introduzione molto ben fatta a cura di Malcolm Skey presente sulla mia edizione BUR. L’importanza dei romanzi sentimentali per le ragazze dell’epoca della Austen è un aspetto su cui confesso di non essermi soffermata durante la prima lettura. Jane usa questo libro per affrontare ironicamente tutti i punti chiave dei romanzi sentimentali e di quelli gotici che imperversavano all’epoca. Leggendo e mi è venuta in mente la moderna versione fatta in Romanzo rosa dalla Bertola 🙂

La Austen estremizza la sua scelta di farne una parodia al punto da creare personaggi veramente eccentrici e spigolosi. Di certo la sua è una magnifica prova di stile e un ottimo esercizio per la realizzazione di personaggi unici e, a modo loro, indimenticabili. Nel club il libro non ha trovato grandi favori, ma io mi sento di dissentire, l’ironia della Austen mi ha conquistata!

Persuasione – Il nostro club di Jane Austen

Più riguardo a PersuasioneIl nostro Club di Jane Austen, di cui vi avevo parlato qui, è cominciato ad Aprile con la lettura di Persuasione. Prima lettura per me di questo romanzo austeniano pubblicato postumo. I commenti ai danni della povera Anne sul gruppo si sono sprecati, anche se io ho sempre dichiaratamente detestato le sorelle Mary (lagnosaaaa) ed Elisabeth (palesemente cretina).

In realtà, a mente fredda,capisco che è facile criticare Anne dall’alto del nostro 2014. Le cose per una donna nel 1800 non dovevano essere così facili, nemmeno (o paradossalmente, forse, peggio ancora) se si faceva parte della borghesia. Lo riconosce la stessa Austen quando fa dire ad Anne:  “La prego, nessun riferimento a esempi tratti da libri. Rispetto a noi donne, gli uomini hanno avuto ogni vantaggio nel raccontare la loro storia. Gli uomini hanno sempre potuto godere del privilegio dell’istruzione molto più di noi; la penna è sempre stata nelle loro mani. Non ammetto che i libri possano essere considerati prova di alcunché.”

Anne subisce allora la persuasione di Lady Russell (personaggio che non ho molto amato, lo confesso), che si aggiunge alla disapprovazione di Sir Walter (cretino patentato!!!), e così rinuncia al suo amore. La Austen però non sarebbe la madre del chick lit se non avesse sempre un lieto fine pronto e allora ecco riapparire il Capitano Wentworth, l’uomo di cui Anne è innamorata.

Wentworth come personaggio maschile è davvero azzeccato, non raggiunge le meraviglie di Darcy, ma per ora merita un bel secondo posto anche grazie alla sua magnifica dichiarazione scritta: Lei strazia la mia anima. Provo a un tempo agonia e speranza.” (certo ci vuole più coraggio a dirle in faccia le cose come fa Darcy, ma non si può avere tutto nella vita!).

Pecca del romanzo, secondo me, è il finale che sembra davvero tirato via. Forse ciò è dovuto alla malattia di Jane Austen mentre scriveva il romanzo, ma di fatto quell’ultimo capitolo frettoloso non mi ha soddisfatta a dovere. La capacità dell’autrice di creare malintesi, personaggi bizzarri ed insopportabili, caricature della realtà borghese del 1800, intrecci e scambi di sguardi, mi lascia però sempre incantata. Non saranno personaggi al passo con i nostri tempi, ma per l’epoca secondo me sono stati una vera rivoluzione!

Il nostro Club di Jane Austen

Da oggi comincia una nuova avventura! 🙂 MagicamenteMe ha dato vita ad un Club di lettura dei romanzi di Jane Austen e di certo non potevo tirarmi indietro! Ogni mese leggeremo un suo romanzo e lo commenteremo insieme nel gruppo di lettura su Facebook. Per la prima volta non solo leggerò, ma rileggerò anche. La Austen mi ha proprio stregata!

Questo è il calendario:

Aprile – Persuasione

Maggio – L’abbazia di Northanger

Giugno – Emma

Luglio – Mansfield Park

Agosto – Orgoglio e Pregiudizio

Settembre – Ragione e sentimento

Ottobre – Lady Susan (non è ancora sicuro, ma è probabile)

Quindi da oggi si parte con la lettura di Persuasione (che è uno di quelli che io non ho letto), sei capitoli a settimana. Pronti…via!

I Miserabili – Considerazioni finali

E’ dal 4 novembre che il volume de I Miserabili è il nostro miglior complemento di arredo. Con una settimana di anticipo sulla fine del book club, io, Moma e Katiu lo abbiamo finito. Voglio tirare le somme di questa esperienza, come lettura di un classico intramontabile e come partecipante al book club.

SUL LIBRO. Hugo mi ha messa in forte difficoltà. Mi rendo conto di aver perso un po’ l’abitudine ai classici ottocenteschi e in alcuni punti confesso di avercela fatta solo perché potevo cimentarmi in commenti acidi e/o disperati con Moma e Katiu. Di certo quello che ho appena finito è un classico in tutti i sensi. Jean Valjean è il protagonista ottocentesco per antonomasia. Lui, un miserabile, riscatta se stesso con la fede, il lavoro, l’umiltà e la dedizione. Trae gioia solo dalla gioia del suo oggetto d’amore: la figlia/protetta Cosette. Ma Jean non è l’unico personaggio perfetto da quel punto di vista. Mi rendo conto che anche Cosette lo è. Lei e Fantine più volte mi hanno fatto perdere la pazienza con il loro modo di fare, ma poi mi sono dovuta rassegnare al fatto che di donne “libere e indipendenti” nell’ottocento non è che ce ne fossero a valanghe. Tra i tanti personaggi che si sono affacciati in queste mille pagine, porterò nel cuore Eponine e Gavroche, entrambi a modo loro si sono riscattati dal loro destino di miserabili. Javert invece mi è sempre stato insopportabile e la sua rigidità mentale lo ha reso distante e poco coinvolgente per me. 

Le descrizioni di Hugo non riesco a paragonarle a niente che io abbia letto in precedenza. Alcune pagine sono un vero attentato alla salute mentale del lettore. Waterloo e la cloaca li ricorderò con orrore supremo. Devo dargli atto che ha curato l’ambientazione parigina ai limiti della maniacalità. Lo stile è classico, forbito, denso di notazioni e di dettagli. Non è proprio un libro da ombrellone, ma mi è entrato sottopelle con calma e determinazione. Mi è dispiaciuto solo perché in alcuni punti ho avuto la sensazione di non riuscire a godere appieno della poesia e della profondità dei pensieri di Hugo perché troppo diluiti in mille divagazioni. Nel complesso, comunque, sono soddisfatta della lettura e sono certa che mi tornerà in mente spesso.

SUL GRUPPO DI LETTURA. Avevo già provato un gruppo di lettura su aNobii, ma non mi aveva entusiasmata per niente. Questa volta, invece, il gruppo ha fatto la differenza. La presenza costante di Moma e Katiu e la supervisione di Fragola hanno reso la lettura più stimolante e divertente. Mi piace il confronto con gli altri per capire cosa loro hanno amato di più, cosa invece li ha lasciati indifferenti. In più di un momento la presenza delle mie compagne di lettura (anche se sono due secchione e hanno finito TUTTE le settimane prima di me minando profondamente la mia autostima) è stata essenziale. L’esperienza mi è piaciuta e non vedo l’ora di fare il bis.

Nel frattempo, però, devo smaltire un po’ di letture arretrate 😉 

UFG – Quattordicesima tappa (ultima!!!)

Io, Moma e Katiu non abbiamo resistito e abbiamo finito I Miserabili con una settimana di anticipo.

Ultima tappa bella densa di sostanza. Cosette e Marius li avrei presi a pizze in faccia dall’inizio alla fine della tappa, ma se per lui riesco in qualche modo a trovare una giustificazione, non riesco davvero a capire lei. Cosa le avranno insegnato le suore in convento, a fregarsene del padre non appena si fosse sposata? Capisco anche che parte della mia insofferenza per il suo personaggio derivi dal mio essere una degna figlia dei giorni nostri, probabilmente l’educazione delle donne ottocentesche aveva più a che fare con il rispetto per il padre prima e il marito poi, anche al di sopra di ogni sentimento personale, ma io ho letto quelle pagine con una vera sofferenza.

Marius non è un uomo. Tutto qui. Mentre Valjean sin dall’inizio è un personaggio che si interroga, che si guarda dentro, Marius è poco più di un ragazzino viziato, schiavo di se stesso e del suo modo rigido di pensare. Ancora una volta ne dà prova.

Thénadier si dimostra di nuovo il meschino che è, ma questa volta Hugo gli affida un compito importantissimo da vero risolutore della storia.

Resta il fatto che il vero e il solo protagonista del romanzo è Jean Valjean. Lui incarna la perfezione del personaggio ottocentesco. Ha sbagliato (se poi può essere considerato uno sbaglio degno di tale punizione l’aver rubato, per fame, un pezzo di pane), ha pagato carissimo, ma poi ha trovato la fede e la sua vita è cambiata. La sua anima viene dominata dalla morale, dall’umiltà, dall’amore per gli altri che arriva fino all’annientamento di sé. La sua vita è partita come la più miserabile possibile, lui è riuscito senza arrendersi mai a costruirsi un’esistenza degna di rispetto. Lui è un eroe. E mi mancherà!

UFG – Tredicesima tappa (penultima!)

Hugo deve tirare le fila del suo romanzo e così perde meno tempo in chiacchiere e divagazioni. La tappa è andata via senza nessuna fatica questa volta.

Il travaglio interiore di Javert non è che una minima parte di quello vissuto da Jean quando doveva decidere se costituirsi o meno. Javert rimane vittima della sua stessa rigidità, non è in grado di capire che il mondo non è mai “giusto” o “sbagliato” in senso assoluto e quindi non riesce a ritrovare un posto per lui nel mondo. Per quanto non mi sia stato simpatico, devo dire che è personaggio sicuramente ben riuscito e coerente,

Cosette e Marius arrivano a coronare il loro sogno d’amore. Si fidanzano e si sposano, tra la gioia del nonno e la profonda sofferenza interiore di Jean. E’ lui quello che ora mi preoccupa, sapere se riuscirà ancora una volta a tirarsi su, o se davvero quelle lacrime sul letto di Cosette lo hanno vinto. Cosette e Marius da quando fanno i piccioncini li trovo un po’ insopportabili, soprattutto Cosette che è tanto presa dal suo amore da non accorgersi della sofferenza di chi l’ha amata e cresciuta.

Ed ora, pronte per l’ultima tappa. Spero che Hugo abbia riservato una fine degna a Thénardier e che trovi il modo di consolare Jean.