Se chiedi al vento di restare

Sono sincera, con molta probabilità non avrei mai letto questo libro se non fosse finito in staffetta e sarebbe stato un peccato!

Se chiedi al vento di restare di Paola Ceredda è una favola d’altri tempi, che racconta un’Italia lontana (ma non troppo) con dei personaggi ben caratterizzati e ricchi di personalità. Per certi versi mi ha un po’ ricordato Accabadora, forse per quel mix di realismo e superstizioni di cui entrambi i libri sono ricchi.

Agata è una protagonista fantastica, di quelle che piacciono a me. Dura, caparbia, fedele a se stessa fino in fondo, profondamente sola, ma anche profondamente forte e aperta alla vita. Giovanissima è già certa che la sua vita sarà scandita da rituali sempre identici. Questo finché non vede il circo, finché per la prima volta sente la vita scorrerle nelle vene per colpa di uno zingaro dal cuore enorme: Dumitru.

Lo zingaro è un uomo fantastico, quello che ognuna di noi vorrebbe per amico. Leale, forte, buono. Il rapporto che nasce tra i due innesca mille chiacchiere e pettegolezzi. Agata vive su una piccola isola e attirare i cattivi pensieri della gente è questione di un attimo, anche se si custodisce la ricetta della buona e preziosa salsa Agata, per cui tutti fanno la fila.

A fare da sfondo, un’isola senza nome che è più viva che mai, che permea la storia di colori, odori, sapori. Di isolani le cui chiacchiere si insinuano tra le pagine del libro. Di modernità che cerca di stravolgere la natura del luogo in nome di un assurdo profitto.

Lo stile è pulito, schietto, senza fronzoli o digressioni oltre quelle strettamente necessarie. Si legge in pochissimo tempo e mi ha lasciato addosso una parte dello spirito combattivo di Agata e della dolcezza di Dumitru. Bello!

Annunci

Là dove fioriscono le magnolie

Un’altra staffetta. Un altro bel libro.

Là dove fioriscono le magnolie è un romanzo piacevole che si legge in pochissimo tempo.

Becca perde la madre e il patrigno. Da un lutto comincia tutto, così dice la stessa autrice, Darcie Maranich. La scoperta di un padre che l’ha sempre amata, quella di un fratello, dei nonni amorevoli, un mondo che l’aspetta dall’altra parte dell’america, un’altra realtà oltre quella da sempre conosciuta. A soli 14 anni Becca si trova a dover affrontare grosse verità e un dolore mai provato prima.

Nonostante il tema decisamente non allegro, il romanzo è permeato da un ottimismo che ti avvolge e ti tranquillizza durante la lettura. Non dico che si tratti di un capolavoro, certe scelte sono più che prevedibili e certi clichè abusati, ma i personaggi sono ben caratterizzati, soprattutto la madre che pur assente diventa quasi la protagonista della storia.Nel complesso il libro è deliziosamente leggibile.

Voglio prenderti per mano

/home/wpcom/public_html/wp-content/blogs.dir/de7/4083637/files/2015/01/img_6950.jpgVoglio prenderti per mano di Ann Hood mi è arrivato con una staffetta. Diversamente confesso che non so se lo avrei letto.

Di cosa si parla in questo romanzo? Di coppie americane alle prese con l’adozione internazionale di bambine cinesi. La narrazione si alterna, con perfetto equilibrio, dando voce a tutti i personaggi e raccontando anche le storie delle mamme cinesi. L’autrice stessa ha adottato una bambina cinese, quindi do per certo che si adeguatamente informata in merito.

L’impatto della lettura è stato assurdo: le modalità adottive americane sono distanti un paio di migliaia di anni luce da quelle italiane. C’è una leggerezza nell’affrontare le varie problematiche connesse all’adozione (che invece in Italia diventa fin troppo macchinoso) che mi ha lasciata disorientata.

Per quanto mi trovi a subire la modalità cervellotica del nostro paese, non trovo che quella easy possa essere risolutiva. Si tratta di un passo enorme, di bambini che hanno già sofferto (in varie modalità) il trauma dell’abbandono, è necessario avere tutta la consapevolezza che serve (e anche qualcosa in più), è opportuno aver risolto tutti i problemi di coppia, perché, questo lo dico da sempre, i figli non sono colla.

Il romanzo si legge in modo spedito, scorrevole, leggero. Da donna ho apprezzato che l’autrice abbia dato voce anche agli uomini/futuri papà, perché inevitabilmente nel corso di questi anni mi sono trovata a chiedermi se la mezza mela percepisse le cose come me (e ogni volta che ci siamo confrontati ho avuto la conferma che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere). Purtroppo la lettura ha risvegliato vecchi e nuovi fantasmi e mi sono ritrovata ad iniziare l’anno con una discreta dose di ansia. Ormai però so che ci devo condividere, quindi le ho fatto posto sul divano e abbiamo deciso di aspettare sviluppi insieme 😉

Neve a primavera

Ancora una staffetta letteraria e una lettura piacevolissima. Neve a primavera di Sarah Jio è stata una piacevolissima scoperta, al punto che ora voglio leggere Il diario di velluto cremisi. Due storie di donne lontane nel tempo si intrecciano intorno ad un raro evento meteorologico: una tempesta di neve a primavera. Entrambe le vicende sono ambientate a Seattle: quella di Vera Ray nel 1933 e quella di Claire nel presente. Entrambe le vicende ruotano attorno alla “scomparsa” di un figlio.

L’inizio è doloroso. Per entrambe le vicende la fitta al cuore è fortissima. Claire trova però nel suo lavoro il motivo per reagire e per riappropriarsi della sua vita. Per vari motivi è Claire il personaggio che ho sentito più vicino, il suo modo di chiudersi nel dolore quasi con la paura di “lasciarlo andare via” mi è sembrato molto familiare, il suo modo di colpevolizzarsi anche. Ben scritto, scorrevole, forse ci sono un po’ troppe coincidenze perché alla fine risultino credibili, ma nel complesso la storia regge e si fa leggere con piacere.

Ad un certo punto del libro c’è una frase che mi è piaciuta moltissimo e che ho segnato qua e là:

“Zia Bee ha sempre detto che, diversamente da quello che pensa la maggior parte della gente, una vera amica non è quella che corre da te quando stai passando un brutto momento. No, quello lo sanno fare tutti. Secondo Bee, una vera amica è quella che apprezza la tua felicità anche se lei non sta bene.”

Chiaramente la prima cosa che mi è venuta da chiedermi è se io sia o sia stata una vera amica. Ho il terrore che, almeno in un periodo della mia vita, il dolore abbia offuscato la mia capacità di esserlo. Spero di non ricadere più in quella spirale per il futuro. Di sicuro quella parte della vita mi ha cambiata, ma spero che lo abbia fatto in meglio, perché se non si impara dalle batoste, allora che si prendono a fare?!?

Un amico come Henry

Più riguardo a Un amico come HenryUn nuovo libro in staffetta. Una lettura scelta da Sabry che è arrivata dritta al mio stomaco.

Durante gli anni dell’università ho fatto la baby sitter in una famiglia meravigliosa con 4 figli. Li amo alla follia, con loro ho un legame che va ben oltre quelli di sangue. Sono tre figlie femmine e il maggiore è un maschio ormai maggiorenne, affetto da autismo. Leggere di Dale mi ha riportata inevitabilmente indietro nel tempo, alla prima diagnosi di autismo, alle prove più o meno sensate per aiutarlo, a quelle fissazioni che era un dramma riuscire ad interrompere, a quelle crisi che ti stringevano forte il cuore e ti facevano puntare addosso gli occhi di tutti.

Ho capito fino in fondo la difficoltà di Nuala perché so che per un periodo, in cui nessuno ci capiva nulla di autismo, si ipotizzava che la malattia fosse legata ad un rapporto “malato” del bambino con la madre e questo faceva di loro delle sorvegliate speciali. Io credo però che solo la grande lucidità e la forza dei genitori abbia fatto la differenza. In Italia l’assistenza fornita è quasi pari a zero (o comunque ben al di sotto di quella realmente necessaria). Le strutture adeguate e competenti, che non usino i ragazzi come piccole cavie, non sono poi così numerose.  Le famiglie si trovano a dover contare solo su se stesse e su una rete di amici e familiari, e non sempre questo è sufficiente.

Nel libro la differenza la fa un peloso dall’animo gentile di nome Henry, un golden retriever che riesce, lui solo, a scalfire il muro in cui Dale si rinchiude. Ed è da quella breccia che riescono piano piano a far filtrare le altre comunicazioni. Dale arriva a conquistare una vita “normale”, con grandi sforzi, ma anche una grande soddisfazione.

Purtroppo non tutti gli autistici hanno questa fortuna, alcuni di loro hanno un vero e proprio terrore dei cani e non c’è modo di creare questa interazione speciale. Purtroppo non tutte le famiglie possono permettersi economicamente tutte le attività a cui Dale ha partecipato.

Il libro mi è piaciuto e l’ho trovato anche un buon modo per avvicinare le persone alla comprensione di questa malattia. I progressi di Dale vengono rappresentati con cura, spesso potrebbero apparire eccessivi nei dettagli forniti, ma vi garantisco che se si ha a che fare con questa malattia si impara ad apprezzare e valorizzare anche quei minimi progressi che si tende ad ignorare.

La parte finale mi ha inevitabilmente stretto il cuore. Amici così non si vorrebbe mai farli andare via.

Luna di miele a Parigi

Più riguardo a Luna di miele a Parigi

Nuova staffetta arrivata per me 🙂 Ancora più gradita perché proprio non me la aspettavo.

Primo incontro con la scrittura di Jojo Moyes in un piccolissimo libriccino che si legge in un soffio e mi ha davvero conquistata. Per essere un breve prequel con uno scopo, diciamocelo, spudoratamente commerciale, la Moyes ha realizzato però un ottimo prodotto, breve, ma approfondito, che incuriosisce ed appaga allo stesso tempo.

La storia di due coppie lontane nel tempo ed entrambe in luna di miele si intreccia grazie ad un quadro (trovata che mi è molto piaciuta) con una Parigi che fa da sfondo magnificamente.

Édouard Lefevre è decisamente il mio preferito 🙂 La copertina la trovo adorabile!!!

Aspettando domani

Più riguardo a Aspettando domaniPrimo incontro con Guillaume Musso che devo ad una staffetta letteraria (ormai siamo lanciatissime).

Forse non mi sarebbe mai capitato di leggere Aspettando domani casualmente, non lo avrei scelto perché questo genere non mi entusiasma molto e infatti la lettura mi ha lasciata perplessa.

Ad onor del vero bisogna dire che il libro si legge di slancio, sono bastati due giorni (tra l’altro anche pieni) ed ero già alla fine. Devo anche ammettere che Musso mi ha stupita. A circa metà libro ho mandato un messaggio a Sabry invocando una morte rapida al posto di un finale che mi sembrava scontatissimo ed inevitabile e Musso mi ha spiazzata con effetti speciali. Grande merito alla sua immaginazione, perché a parte alieni e yakuza, per il resto c’erano tutti. 

Purtroppo, però, ed è questo il motivo per cui non mi è piaciuto, la sensazione è che pur partendo da un’idea potenzialmente interessante, Musso si sia lasciato prendere dalla fretta e dall’approssimazione. Non sono stata l’unica a notare delle incongruenze nel testo, Matt del 2011 praticamente ad un certo punto “sparisce”, dettagli e approfondimenti sia nella storia sia nei personaggi non ce ne sono quanti ne avrei voluti. Mi rendo conto di essere esigente, ma non si può pubblicare qualsiasi cosa. Esigo la cura dei dettagli in un romanzo, a maggior ragione se si tratta di una storia fantastica (o come altro la si voglia definire), voglio personaggi che mi entrino dentro e lascino il segno. Mi spiace, ma Musso non mi ha soddisfatta!

L’amore in un giorno di pioggia

Più riguardo a L'amore in un giorno di pioggia

Altro libro letto in staffetta. Altra sublime traduzione del titolo da parte di Garzanti che trasforma immotivamente Ten Things I Learnt About Love (più calzante per vari motivi) in L’amore in un giorno di pioggia.

Purtroppo però questa volta la traduzione del titolo influisce poco sul giudizio complessivo sul libro. Storia noiosa, scontata e stentata. Personaggi abbozzati che non riescono a dare spessore alla narrazione. Un’idea, quella delle dieci cose, non sviluppata a dovere e alla fine non soddisfacente.

Tanto per dare l’idea, trovo più scorrevole I fratelli Karamazov! Alla fine mi viene da dire “peccato!”, perché Alice, ma soprattutto Cee mi sembravano personaggi con grandi potenzialità che alla fine sono rimaste inespresse. Tutto è troppo tratteggiato e poco approfondito, anche l’accenno alla sinestesia di Daniel resta una cosa buttata lì, ma mai spiegata. Nessun personaggio apre la sua anima al lettore, nessuno ti colpisce davvero.

Insomma, non sono per niente soddisfatta. Dietro una copertina bellissima si cela solo un libro noioso.

A Milano con le Letturine ;-)

20140616-103735-38255708.jpgA novembre 2013 è partito il primo libro delle staffette letterarie. In pochissimo tempo siamo cresciute come gruppo e come affiatamento. Al momento abbiamo 16 libri in viaggio e altri pronti a partire. Poi faremo una pausa estiva per far assestare il tutto prima di ripartire a settembre. Dall’idea di Silvia è nato un mondo. Dalla nostra passione per la lettura, stanno nascendo nuove amicizie.

Alcune di noi già si conoscevano, altre sono state delle belle scoperte e assolutamente per caso ha cominciato a serpeggiare nel gruppo un’idea strana: “e se ci vedessimo?”. Fissiamo una data, 14 giugno, e un luogo, Milano. Alla faccia di incastri organizzativi e distanza, sabato ci siamo incontrate 🙂 ed è stata una giornata bellissima!!!

Mentre il maltempo ha caratterizzato questo week end, Milano, che non è certo nota per le sue giornate soleggiate, ci ha regalato una giornata estiva, calda ma tutto sommato sopportabile. Auryn (tanto io continuerò a chiamarla così in eterno!) e Katiu, coadiuvate da Simona, ci hanno organizzato un magnifico ed organizzatissimo giro che mi ha anche consentito di vedere per la prima volta Milano (sì, non infierite che già Sabry mi ha fatta nera per questo!). La cosa sorprendente è l’affiatamento che è subito scattato tra noi. Ok, alcune di noi si conoscevano, sul gruppo siamo tutte piuttosto attive, ma vedere che Facebook può essere uno strumento per creare rapporti veri e sinceri è sempre una bella scoperta!

A Milano eravamo in 11. Da sabato sera la mia bacheca di Facebook è un tripudio di foto (Katiu ha fatto degli scatti magnifici!) e siamo tutte così euforiche che mi sembra di essere tornata ai tempi delle gite della scuola 🙂 Ovviamente questo bell’incontro ci ha super gasate e ora siamo pronte per nuove fantastiche avventure!

Volevo solo averti accanto

Eccomi al secondo libro letto in staffetta.

Più riguardo a Volevo solo averti accanto

Volevo solo averti accanto è stata una bellissima sorpresa. Si legge senza il minimo sforzo, tu sei lì e la pagine vanno via in un soffio. Scritto bene, fluido, con la giusta suspence. La storia si svolge nel 2005, ma racconta vicende relative alla seconda guerra mondiale attraverso la voce posata e attenta di Ben Solomon.

Il libro, secondo me, merita due voti distinti. Per il racconto di Ben, per il suo personaggio e per quelli della sua giovinezza, merita un dieci. La storia, mentre la leggi, sembra vicinissima e a tratti fa davvero male. Nella parte in cui racconta di Beka confesso che mi ha letteralmente tolto il sonno. Otto è un personaggio cattivo perfetto, alla fine ti trovi proprio ad odiarlo con facilità. Bella l’ambientazione in Polonia che mi ha ricordato a tratti le vicende narrate in Gli ebrei dello zoo di Varsavia.

Poi c’è la parte relativa al processo. Quella secondo me è decisamente più debole. Catherine ha delle potenzialità che non sono state sviluppate in pieno e anche Liam non mi ha convinta fino in fondo. Le vicissitudini relative alla raccolta delle prove sono decisamente inverosimili.

Nel complesso un bel libro, da leggere. I commenti delle altre che mi hanno preceduta nella lettura, soprattutto quelli di Katiu che aveva sottolineato una frase apposta per me (che ho riconosciuto al volo!), hanno reso la lettura ancora più preziosa.

Ho un appunto per la Garzanti. Non sono proprio una casa editrice dai mezzi scarsi e allora mi chiedo, possibile che quando avete tradotto il titolo del libro, che originariamente era Once we were brothers, non vi siate accorti di fare un torto al libro? Davvero è così difficile mantenere titoli attinenti alla storia? Mistero!