Il messaggio segreto delle farfalle

Probabilmente non avrei mai letto di mia iniziativa questo libro, ma nella sfida dell’autore è uscita la lettera U e questo passava la casa 😉

Più riguardo a Il messaggio segreto delle farfallePurtroppo il libro non mi ha entusiasmata. Sicuramente scorrevole, leggero, veloce… ed è questo il suo grande limite. Layla Al-‘Uthman racconta una storia di una cultura lontana e pressocché sconosciuta per noi occidentali però l’autrice non approfondisce mai con mi sarebbe piaciuto. In certi punti che la vicenda sia ambientata in Kuwait sembra quasi irrilevante e questo a mio avviso è un gran peccato. Avrei voluto che spiegasse meglio le tradizioni, la cultura, le abitudini, così invece sembra solo una storia lontana con una protagonista che non riesce a far comunicare la sua parte moderna e ribelle, con quella rispettosa delle tradizioni ed umile. 

La storia mi sembrava anche prestarsi a questo genere di approfondimento. Nadia viene costretta dai genitori a sposare un uomo vecchio e crudele, ma incredibilmente ricco.Viene imprigionata da lui nel suo palazzo, dove è costretta a sopportare ogni genere di angheria e di cattiveria. Questa però è solo la prima parte della storia che prende poi una piega inattesa…

Insomma secondo me i presupposti c’erano, peccato che lo sviluppo sia rimasto ad uno stadio così leggero.

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Gli ebrei dello zoo di Varsavia

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Ho letto Gli ebrei dello zoo di Varsavia per la sfida dell’autore, dopo che ne avevo letto sul blog di Auryn tempo fa.

Credo che il libro meriti due voti. E’ un voto pieno quello che riguarda il contenuto. Una storia vera che tocca ogni corda del cuore. Gli abitanti di Varsavia hanno contrastato più di tutti il potere nazista, si sono dati da fare per proteggere e nascondere amici e conoscenti ebrei, hanno lottato senza paura, consapevoli di mettere in pericolo la propria vita e i propri affetti.

All’epoca dell’invasione tedesca in Polonia, Antonina e Jan Zabiriski sono i direttori dello zoo di Varsavia. Con il loro coraggio, la determinazione e forse una punta di incoscienza, durante l’occupazione nazista, sono riusciti a salvare, nascondendoli in quello che rimaneva dello zoo, circa 300 ebrei. Non hanno avuto paura di coinvolgere in questa operazione anche il piccolo Rys, che è stato totalmente privato dell’infanzia e si è trovato troppo presto a dare da mangiare ai rifugiati nascosti nelle gabbie degli animali (perché era quello che avrebbe destato i minori sospetti). La loro forza scalda il cuore e ridona fiducia nel genere umano. Bellissima è la presenza costante di animali nella loro villa e il rapporto speciale che di volta in volta si instaurava con loro.

Un voto inferiore lo merita secondo me lo stile. La Ackerman cerca di essere il più fedele possibile alle sue fonti, richiamandole anche ripetutamente, ma questo rende la narrazione davvero stentata in certi tratti. Il risultato è più un’inchiesta che un romanzo ed è un peccato.

Nel complesso è una bella storia, per non dimenticare.

Un bel delitto per mammina

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Letto per la sfida dell’Autore, lettera Y. Inizialmente avevo scelto la Yourcenar, ma poi mi sono accorta di non avere le energie mentali sufficienti in questo periodo e quindi ho scelto una lettura più leggera.

Un bel delitto per mammina è il classico giallo vecchio stile, senza colpi di tecnologia alla C.S.I., però funziona! Mammina è a tratti irritante, ma la totale devozione di David e il grande amore che lei nutre per il figlio alla fine me l’hanno fatta apprezzare.

La storia non è male, un bell’intreccio che funziona e appassiona. Perfetta lettura estiva!

Pertini soldato

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Letto per la Sfida dell’Autore, lettera U come Uboldi, giornalista e scrittore.

Sandro Pertini è stato un uomo eccezionale, che si è contraddistinto per intelligenza, senso del dovere, integrità e moralità. Leggere della sua vita, degli episodi più significativi che lo hanno messo in luce come soldato valoroso (pur essendo lui sempre stato contro la guerra) e come uomo compassionevole, me lo ha fatto apprezzare ancora di più.

Il libro di per sé non l’ho trovato imperdibile, la forma è macchinosa, con uno stile d’altri tempi (Uboldi è del 1926 e il libro è del 1984) e un eccesso di informazioni politiche (soprattutto sul socialismo) che se forniscono un migliore quadro d’insieme, dall’altro sottraggono spazio alla figura del Presidente soldato che mi immaginavo invece più centrale.

D’altra parte mi è venuta voglia di approfondire e leggere una bella biografia su Pertini… sono a caccia!

Nota: il libro l’ho comprato usato su ebay ed è anche autografato dall’autore 🙂

Sorpresa a mezzogiorno

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Per la sfida d’autore di questo mese, io e MagicamenteMe, nell’indecisione della lettera Q, abbiamo optato per leggere lo stesso libro: Sorpresa a mezzogiorno di Ellery Queen.

Ellery Queen è lo pseudonimo dei due cugini statunitensi, di origine ebraica, scrittori di letteratura poliziesca e creatori del personaggio che porta lo stesso nome del loro pseudonimo. Il libro che abbiamo scelto è degli anni trenta e conserva davvero un garbo di altri tempi. Ellery è un protagonista discreto ed educato, ma con l’occhio lungo e un acume senza pari. Non c’è scientifica, nessuna supertecnologia che risolve tutto, solo rigoroso metodo deduttivo e tanta attenzione per il dettaglio.

Il risultato è un libro piacevole, che lascia un senso di soddisfazione pur essendo leggerissimo.

Ora, dopo aver letto il post di MagicamenteMe, mi è ovviamente venuta una voglia folle di vedere il telefilm 😉

Denti bianchi

Più riguardo a Denti bianchiSarà che non l’ho letto al momento giusto, sarà che mi aspettavo completamente un’altra storia, ma ho fatto una gran fatica a finire Denti Bianchi di Zadie Smith. Il romanzo è ben scritto, con una certa ironia, sagace a tratti e serio, intelligente, profondo. Purtroppo però è anche immensamente dispersivo, o, almeno, a me ha dato quest’impressione.

Dovrebbe raccontare la storia dell’amicizia tra l’inglese Archie e il bengalese Samad, in realtà i personaggi sono talmente tanti e talmente presenti che alla fine rubano scena e ruolo ai protagonisti, facendo perdere il senso della storia e costringendo il lettore a chiedersi “dove andremo a parare?!?”

Si intrecciano le vite delle famiglie Jones, Iqbal, Chalfen, Bowden. Decine di personaggi sembrano accapigliarsi per diventare protagonisti e raccontare la loro. Alla fine sono proprio Archie e Samad ad avere la peggio ed è un peccato. Mi è piaciuto il modo in cui ha scelto di affrontare il tema dell’immigrazione, dell’integrazione e della paura di perdere le proprie radici. Mi è piaciuto come ha scelto di presentare una seconda generazione alla ricerca di radici, ma spaventata dalla diversità. Peccato che si sia persa a tratti in divagazioni che non mi sono sembrate fondamentali ai fini della storia.

Letto per la sfida dell’autore, lettera Z, perché me lo aveva consigliato Sere un sacco di tempo fa!

Il muro invisibile

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Per Natale Auryn mi ha regalato Il muro invisibile di Harry Bernstein. Auryn non me ne vorrà se confesso che ad una prima occhiata ho pensato fosse l’ennesimo libro sull’olocausto (che, per carità, ne ho letti mille milioni e continuo sempre a leggerne perché ricordare è essenziale!!!), ma non potevo sbagliarmi di più.

Harry Bernstein è un poeta, racconta la sua infanzia nella periferia industriale di Manchester, in una famiglia numerosa e povera di religione ebraica. Parla della sua strada, della strana e difficile convivenza tra ebrei e cristiani, così vicini, eppure così lontani. Racconta però soprattutto della sua vita, della sua famiglia, di sua madre e dell’inesistente rapporto con il padre, della sorella Lily (ma non solo), della guerra (la prima mondiale) vista con gli occhi di un bambino grande nonostante l’età. ‘arry (come tutti lo chiamano) mi ha trascinata con sé, la sua bravura è incontestabile e le sue parole scorrono piacevoli e coinvolgenti, dolci e toccanti.

Auryn ha centrato in pieno i miei gusti! Consigliatissimo!!!

Una banda di idioti

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John Kennedy Toole è nato nel 1937. Nel 1969, dopo che nessun editore ha voluto pubblicare Una banda di idioti, da lui considerato un capolavoro, si è suicidato.

Questo dettaglio dovrebbe far capire che ci si trova tra le mani un libro quanto meno particolare. Ignatius O’Reilly, che molti critici ritengono sia in parte autobiografico, è davvero un protagonista sui generis, è un grasso ed indolente giovane uomo di talento, laureato in filosofia medievale, che se la prende con tutto e con tutti. La narrazione è cinica, spietata, crudele e sarcastica, ma io non ci ho trovato quella genialità da tanti osannata. Per carità, è ben scritto, alcuni pezzi sono effettivamente dotati di una originalità speciale, ma nel complesso sono state 400 pesanti pagine che non mi hanno lasciato nulla. Leggevo e non potevo fare a meno di chiedermi “sì, vabbè, … quindi?

Sicuramente traspare il disagio di Toole per la vita, la sua difficoltà ad interagire con gli altri e a capire davvero come relazionarsi anche con le persone più vicine. Ignatius è un egoista cronico, facile all’ira, egocentrico, totalmente prigioniero della sua cultura e della sua intelligenza. Denigra qualsiasi realtà con cui viene in contatto, ma in alcuni casi dietro questo atteggiamento c’è più che altro la paura di provare, di mettersi in discussione e di lasciarsi andare.

Nel complesso, secondo me, manca quel qualcosa in più che trasforma un libro “particolare” in un libro “indimenticabile”.

Voglio scrivere per Vanity Fair

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Emma Travet è una giovane giornalista curiosa, ironica e determinata che ha descritto nel suo Voglio scrivere per Vanity Fair le difficoltà e le abilità di una precaria dei nostri giorni.

Il risultato è un libro divertente, in cui si parla di moda, arte, letteratura, vita quotidiana. Fresco, spontaneo e diretto. Se siete alla ricerca di una lettura veloce che vi distragga un po’, questa fa al caso vostro. Quella modaiola di Val apprezzerà di certo quando le presterò il libro 😉

Si legge velocemente ed è ben scritto, ma è come se non decollasse mai. Sembra più l’embrione di un libro che un romanzo vero e proprio ed è un peccato, perché di spunti ce ne sarebbero stati tanti da approfondire.

Prende 3 stelle, ma ho intenzione di tenere d’occhio Emma, perché secondo me farà grandi cose!

Il sesso inutile – Viaggio intorno alla donna

More about Il sesso inutileDopo aver letto e apprezzato Un cappello pieno di ciliege, avevo deciso di approfondire la conoscenza di Oriana Fallaci, personalità decisamente controversa ma degna di nota del giornalismo italiano.
Il sesso inutile nasce dalla proposta di Arrigo Benedetti, direttore de L’Europeo,  che nel 1960 chiede alla Fallaci un’inchiesta che rifletta la condizione femminile nel mondo, principalmente in Oriente.
L’inchiesta porta Oriana Fallaci dal medio e nell’Estremo Oriente, per passare dagli Stati Uniti d’America e tornare in Italia. Accompagnata dal fotografo Duilio Pallottelli, Oriana Fallaci descrive usi e costumi di società e culture molto diverse da quella occidentale.

Il carattere forte e deciso della Fallaci si scontra spesso con realtà che vedono la donna in completa sottomissione. Sul percorso tracciato da Phileas Fogg, la giornalista cerca di dare voce a quante più realtà femminili riesce a vedere, alterna i racconti di perfette sconosciute e di donne di prestigio. Non indulge mai nel buonismo, non gira mai intorno a quello che deve dire. In questo breve saggio arriva al nocciolo della questione, senza discostarsi poi troppo dal punto di partenza.
Il suo stile è magnifico. Quando ha scritto il saggio era relativamente giovane (30 anni circa), eppure   le sue pagine sono sempre impeccabili, dirette, pulite. Anche quando non condividi i suoi pensieri, non puoi fare a meno di apprezzare il modo in cui li scrive.

Ora voglio leggere Niente e così sia.