La mezza mela e i bocconcini di soia

Mille milioni di anni fa ho comprato una confezione di bocconcini di soia disidratati. Poi me li sono scordati lì. Ora che si avvicina la scadenza, mi sono messa a cercare come si preparano. Ho trovato questa ricetta per farli al limone e, ispirata, mi sono messa all’opera.

La prima fase prevede la reidratazione (sostanzialmente si tratta di farli bollire per 10 minuti e poi scolarli bene). Mentre erano lì che bollivano, la mezza mela entra in cucina e butta un occhio nella pentola. Si gira verso Luna (che se sto cucinando è sempre in mezzo ai piedi nella speranza di rimediare qualche verdurina. C’è gente che fa step, io faccio “scavalca la coniglia”!) e le fa “mmmh, stasera ti tocca un pappone!

Non è per Luna, scemo! Sto reidratando i bocconcini di soia, ma è la mia cena, stai tranquillo.”

Poi li ho messi a scolare mentre facevo altro e la mezza mela non ha resistito “Certo che hanno un aspetto…” “Lo so, ma questa è solo la fase 1…“Eh, ma la fase 2 deve essere miracolosa allora!

Ovviamente poi li ha mangiati (mangia anche i sassi!) e ha commentato “Dai, va, per come era partita, è andata fin troppo bene!

Santa pazienza!!! 😉

È proprio vero…

Ieri ho avuto una giornata un po’ piena. Mi sono alzata presto per andare a prendere il pesce al mercato. Poi studio, acqua gym, studio e alle 16 in centro per una riunione importante che è finita alle 18. Di nuovo studio. Sono andata a fare la spesa, me la sono incollata per le scale (che la mezza mela era a correre), l’ho messa a posto, ho preparato la cena, messo a fare la lavatrice, spicciato la cucina, stirato due lavatrici di panni, fatto la gabbia a Luna e steso.

Mi sono messa a letto e ho detto “mado’, sono distrutta!!!” E la mezza mela (che nel frattempo, tornato dalla corsa, aveva oziato sul divano) “eh, ma è questo tempo strano che mette fiacca…”
È proprio vero quello che ho condiviso l’altro giorno su Facebook…

Di cervi e coincidenze

Come sapete, sono un po’ fissata con le coincidenze. Voglio credere che certe cose nella vita abbiano un significato più profondo di quello che pensiamo e se mi capitano fatti “strani” cerco di prestare loro la dovuta attenzione.

Ieri sera riflettevo con la mezza mela… A Nara per la prima volta abbiamo visto da vicinissimo cervi liberi.nara

Nel mio uovo di Pasqua della Kinder che prevedeva un peluche su una sorpresa su 3, ho trovato un peluche (bruttarello) di un piccolo cervo.

Al Romix non ho saputo resistere al fascino di questa collana d’ispirazione potteriana.

always

Per finire nello scorso week end lungo a Villetta Barrea ci siamo trovati faccia a faccia con un magnifico cervo maschio.

villetta barrea

Anche se la mezza mela pensa che io sia pazza (e forse ha ragione), sono andata su internet a cercare il significato simbolico del cervo e ho scoperto che rappresenta la rigenerazione vitale.

Be’, mi piace… 🙂

Di blog, viaggi, libri e pensieri sparsi

Da quando scrivo per Chicks and trips mi sono data alla scoperta di blog che parlino di viaggi, diciamo che volevo studiare il nemico. Chiaramente c’è un mondo e lì in mezzo ne ho scelti un po’ e seguo anche le loro pagine facebook e/o i profili di instagram.

Uno in particolare, però, mi suscita fin da quando l’ho scoperto strane sensazioni che avevo difficoltà a definire. Per un po’ ho pensato che la mia fosse pura invidia: essere pagati per viaggiare e scrivere dei propri viaggi, cosa chiedere di più?

Poi l’altra sera leggendo Una cosa divertente che non farò mai più di Wallace ho avuto l’illuminazione! Nel suo saggio Wallace racconta di quando è stato pagato per scrivere un articolo/reportage su una vacanza in una crociera di extralusso. Al capitolo 8 Wallace racconta che anche Frank Conroy (scrittore e professore di scrittura creativa nell’Iowa) ha raccontato la sua esperienza della crociera in un articolo, ma questo è stato pubblicato sulla brochure della Celebrity 7NC (Seven Night Caribbean). E Wallace scrive:

Piuttosto, parte della scorrettezza vera dell’articolo sta nella maniera in cui, ancora una volta, la megacompagnia vende la sua capacità non solo di gestire al millimetro il modo in cui ognuno percepisce la crociera extralusso 7NC ma anche l’interpretazione e l’articolazione di questa percezione. In altre parole, i PR della Celebrity vanno da uno degli scrittori americani più rispettati e gli fanno fare una pre-articolazione e una pre-approvazione della settimana 7NC, e lui lo fa con una professionalità, eloquenza e autorità che pochi profani fra i percettori e gli articolatori potrebbero eguagliare.
Ma la cosa peggiore è che il progetto grafico e la collocazione di «La mia crociera Celebrity…» sono bassamente ambigui e vanno molto al di là di qualunque steccato etico-letterario che, pur consunto, ancora resista. L’articolo di Conroy sembra più che altro un inserto, con pagine più sottili e con margini diversi dal resto della brochure, che danno l’impressione che sia stato tratto da qualcosa di più lungo che Conroy abbia scritto con spirito obiettivo. Ma non è stato così. La verità è che la compagnia Celebrity ha pagato Frank Conroy per farglielo scrivere anche se in nessun punto dell’articolo o della presentazione si trova conferma che si tratta di una prestazione a pagamento, neanche una scritta piccola del tipo messaggio promozionale che compare in basso a sinistra sugli schermi tv durante le televendite della Celebrity. Invece, su questa strana prima pagina dell’articolo pubblicitario c’è una foto pseudo-autoriale di Conroy in atteggiamento pensoso e con un maglione a collo alto, e sotto la foto c’è la bibliografia dell’autore che comprende un classico come Stop-Time, del 1967, uno dei migliori diari letterari del ventesimo secolo, uno di quei libri che ti fanno venire voglia di diventare scrittore.
In altre parole, la compagnia Celebrity presenta le pagine di Conroy come se fossero un vero e proprio articolo e non come una pubblicità. È proprio una scorrettezza. E il motivo è questo: che vengano rispettati o meno, gli obblighi fondamentali di un articolo sono quelli contratti con i lettori. Il lettore, anche se a livello inconscio, lo sa e tende a rapportarsi a un articolo con un livello di apertura e credulità abbastanza alto. Ma un annuncio pubblicitario è una cosa completamente diversa. Gli annunci pubblicitari hanno un determinato obbligo formale e legale di veridicità, ma questi obblighi sono abbastanza ampi da consentire una buona dose di manovre retoriche, più che sufficiente a adempiere all’obbligo fondamentale della pubblicità, che è quello di servire gli interessi economici di chi la finanzia. Qualsiasi tentativo una pubblicità compia di interessare o attrarre chi la legge, non è volto, in ultima analisi, al beneficio del lettore. E il lettore sa anche tutte queste cose – che il fascino dell’annuncio pubblicitario è per sua natura calcolato – e questo è uno dei motivi per cui il nostro stato ricettivo è differente, più guardingo, ogni volta che ci troviamo di fronte a un annuncio pubblicitario.
Nel caso dell’«articolo» di Frank Conroy, la compagnia Celebrity tenta proprio di presentare un annuncio pubblicitario in modo tale che ci avviciniamo a esso stando in guardia il meno possibile e senza difese, proprio come se si trattasse di un articolo, di qualcosa che è arte (o che almeno prova a essere arte). Un annuncio pubblicitario che fa finta di essere arte è – quando va bene – come quando qualcuno vi sorride cordialmente solo perché vuole qualcosa da voi. Questo è già disonesto, ma il peggio è l’effetto finale che tale disonestà suscita in noi: poiché esso offre un perfetto facsimile o simulacro di buona fede senza il vero spirito della buona fede, produce confusione nella nostra mente e alla fine la nostra guardia si alza anche di fronte ai sorrisi sinceri e all’arte vera e alla buona fede. Ci fa sentire confusi, soli, impotenti, arrabbiati e impauriti. Ci fa sentire disperati.
Insomma, per questo particolare cliente della 7NC, l’articolo pubblicitario di Conroy finisce per avere una veridicità che, ne sono abbastanza sicuro, non era nelle intenzioni.

Finito di leggere, ho capito. Quello che mi disturba di quel blog è che si tratta in realtà di pubblicità mascherata (e spesso mascherata male!). Per carità, capisco se che l’ente del turismo di Vattelapesca o la compagnia di hotel TaldeTali ti ospita all inclusive da loro lo fa solo perché si aspetta di leggere da te meraviglie sul loro conto, ma tutto ciò non manca di onestà intellettuale? L’articolo non viene mai presentato come “XXX mi ha pagata per visitare il suo ristorante”, ma come “guardate dove sono stato di bello…”. Una sottigliezza, forse, ma che fa una differenza immane!

Mi sono fatta coinvolgere con gioia nel progetto di Chicks and trips perché amo viaggiare, amo scoprire posti nuovi, culture diverse, sapori sconosciuti. Condividere attraverso parole e immagini i propri viaggi è quello che fa la gioia di ogni viaggiatore appassionato. Trasformare questo “gioco” in un lavoro sarebbe un sogno così grande che ho persino paura a pensarlo, ma credo che in alcuni casi il termine “travel blogger” sia stato distorto ben oltre il suo significato originale. Forse sarebbe opportuno distinguere chi scrive di viaggi da chi fa promozione e pubblicità (lecito, per carità, ma da distinguere).

Tutto questo per dire cosa? Non lo so. Forse solo che toglierò un mi piace da una pagina facebook e che cercherò di essere sempre coerente con me stessa. Soprattutto quando un fanta hotel alle Fiji o in Nuova Caledonia o a Bora Bora (o…. potrei andare avanti all’infinito) mi pagherà per dire meraviglie sulla sua struttura! 😉  Avrò 4 lettori di numero, ma voglio che quei 4 si fidino dei miei consigli, si lascino affascinare dai posti di cui parlo, non temano un fregatura o una pubblicità occulta. 

A Firenze con le #Bloggherelle

È da pazzi organizzarsi con altre 5 amiche che vivono sparse per l’Italia e con cui ci si sente tutti i giorni solo tramite chat, whatsapp, blog e social vari? Vista la reazione di mia mamma quando le ho detto che ci saremmo viste a Firenze domenica 25 gennaio, forse sì. Prima mi ha guardata come se avessi tre teste, poi mi ha chiesto se conoscessi già qualcuna di loro (certo, tutte e 5! … ma forse non nel senso che intendeva lei…), infine, la sera prima mi ha detto “fai bene! divertiti!!! Ma non dire alla mezza mela che te l’ho detto, sennò pensa che io sia una cattiva suocera!” 😉

FirenzePer fortuna la mezza mela non mette mai bocca in queste mie follie e così mi sono ritrovata su un treno per Firenze a chiacchierare fitto con Bookaholic prima ancora di sederci. Siamo state le prime ad arrivare e abbiamo atteso le altre che si sono aggiunte di lì a pochissimo. Nell’ordine sono arrivate Chiarella, Katiu, Moma e TynaPic carica come Babbo Natale 🙂
Un vento freddo ha spazzato via le nuvole e così Firenze ci ha regalato una bella giornata di sole per andarcene a zonzo per la città, senza meta, senza orari, solo chiacchiere e risate.

Se non avete mai provato, mi spiace ma non potete capire di cosa io stia parlando. È bellissimo, dopo pochi secondi di imbarazzo iniziale, scoprire che l’intesa che c’è in chat si ricrea uguale e più forte dal vivo. È bellissimo sentirsi di nuovo come ai tempi delle gite a scuola, a fare foto e cose sceme senza pensieri o preoccupazioni. È bellissimo ritrovarsi in stazione a fine giornata a pensare sulla prossima meta per vederci quanto prima. È bellissimo rivedere le nostre foto sorridenti.

P.S. le foto fatte con il mio telefono non le avevo ancora scaricate sul pc -_- per fortuna non erano chissà quale capolavoro e ne avevo già pubblicata qualcuna. Quella di gruppo me l’hanno rimandata. Poi ci sono quelle bellissime di Vale e Katiu. Però la STRONZA la odio anche per questo!

Sopravvivere ad una settimana di merda

Capisci che la settimana non sta prendendo la giusta piega quando di martedì il Capo ti fa sapere (cioè non te lo dice nemmeno in faccia, ma te lo fa riferire) che devi fare in due giorni un atto che ne richiederebbe almeno 10 perché i Clienti si sono svegliati all’ultimo secondo utile.

Il mercoledì, con l’ansia per l’atto a cui stai lavorando, vai in Tribunale alle 12.15 per un’udienza che dovrebbe tenersi alle 12.30. Il Giudice è in ritardo. Entri solo alle 15 e esci finalmente dall’aula alle 16.35. Il tempo di arrivare a Studio per scoprire che il Capo ti ha anche piazzato una riunione a sorpresa alle 18. E tu dovresti lavorare all’atto…

Sopravvivi, ma il culmine arriva il giovedì.

Alle 10.15 arrivi in Tribunale per un’udienza delle 10.30. Il Giudice è in ritardo (chiaramente se provi ad arrivare in ritardo tu, sono tutti puntualissimi e ti perdi l’udienza con tutto ciò che questo comporta). Entri alle 12 e esci dall’aula solo alle 12.30. Torni a Studio tutta contenta perché ti aspetta la lezione di acqua gym nella nuova piscina. Quella scomoda ma che ti piace, dove hai deciso di andare comunque insieme alla collega. Vai, paghi i quattro mesi d’iscrizione e fai la tua bella lezione. La sorpresa arriva quando esci dall’acqua e ti accorgi che una STRONZA che hai pure visto in faccia e con cui hai parlato ti ha aperto l’armadietto chiuso con il lucchetto e ti ha fregato portafogli, agenda e cellulare. Tutti i dati che la STRONZA ha lasciato per la lezione di prova risultano falsi e lei si è volatilizzata.

Passi la notte di giovedì ad augurarle di morire in mille e mille modi dolorosi.

Il venerdì però ti alzi e riparti. Ti compri la moleskine dei Peanuts e fai il foglio provvisorio per guidare.

Poi scopri che hai una mezza mela e una famiglia di pazzi che non solo ti regalano uno smartphone nuovo, ma comprano anche un modello costosissimo (e bellissimo).

Sei felice di avere persone che ti amano così tanto. Ma continui ad augurare alla STRONZA le peggiori sofferenze. E hai intenzione di continuare a farlo per 5 o 6 anni ancora. Minimo.

P.S. scusate, eh, ma certi giorni nemmeno io riesco ad essere Pollyanna!

Le meraviglie di internet

Cerco un’auto da noleggiare, forse, per il week end a Brescia (perché la mezza mela vorrebbe approfittarne per andare a mangiare in un locale di conoscenti…). 

Vado sul sito della Hertz. Scelgo una delle tre agenzie su Brescia a caso, metto il giorno in cui mi servirebbe e gli orari per avere un’idea del costo. Mi dice che quell’agenzia che ho scelto la domenica è chiusa. Mi chiede se può suggerirmene lui una aperta. Certo, penso io, evidentemente una delle tre è aperta.

Mi suggerisce due agenzie: Parma e Genova. 

-_- 

I cinesi sono avanti!

Settimana scorsa chiedo alla mezza mela, che era arrivata in anticipo dove dovevamo incontrarci, se nel frattempo poteva entrare nel negozio gestito da signori cinesi e prendermi una batteria a bottone grande piatta tipo quella del vecchio telecomando della macchina che mi serviva.

Lui va, ma scopre che di quella dimensione ne esistono tre spessori diversi. Quindi si scusa ed esce un attimo dal negozio affollato per chiamarmi.

Chiaramente non so qual è lo spessore che mi serve, gli dico che devo metterla nella bilancia, ma non saprei quale ci vuole. Gli dico di lasciar perdere che poi ci ripasso portandomi la batteria.

Lui rientra e si scusa con il signore “mia moglie non sa quale ci vuole, ripassiamo…” al che il signore si illumina “la batteria è questa! Serve per bilancia!” “sì… ma come lo sa?” “tu chiamato tua moglie, la batteria serve sicuro per bilancia!”

La mezza mela ne ha prese due. Ha detto che tutta quella genialità andava premiata!

La distanza non esiste

IMG_6316-0.JPGNon so se l’ho mai detto qui, ma io ho un passato nel mondo della corrispondenza che ho amato tantissimo. Mi piaceva scrivere e ricevere lettere già da piccolissima. Ricordo perfettamente di aver cominciato a scrivere ad una bambina più grande conosciuta in vacanza (noi andavamo SEMPRE allo stesso posto) già in prima elementare. Per me scrittura e lettere hanno sempre viaggiato insieme, forse perché essendo caratterialmente timida ho sempre trovato nella scrittura il modo migliore per esprimermi. Per anni è stato il mezzo con cui mi tenevo in contatto durante l’inverno con le amiche del mare. Ha funzionato così bene che alcune le sento anche ora che non ci vediamo più da anni.

Ho continuato all’università e ho conosciuto persone fantastiche che sono diventate amiche care e presenze costanti nella mia vita. Se non avete mai fatto corrispondenza so che vi sembrerà difficile da credere, ma mettere nero su bianco i propri pensieri crea legami profondi anche a distanza.

Il lavoro (soprattutto) e gli impegni di una vita da adulta mi hanno portata progressivamente ad abbandonare la corrispondenza. In più è arrivata l’era digitale, quindi i rapporti a distanza sono diventati così immediati che le mie amiche di penna conoscevano il contenuto delle mie lettere molto prima che io trovassi il tempo per scriverle. Tutto quel mondo (ma non le amicizie create) è finito in un cassetto e le lettere ricevute sono dentro a scatole di latta ben riposte.

Con le staffette letterarie, però, il mondo della corrispondenza è tornato ad affacciarsi alla mia vita. La cassetta della posta (di casa dei miei visto che sfrutto il loro portiere) è tornata ad animarsi. E la cosa mi fa immenso piacere.

Per Natale abbiamo ideato uno scambio di segnalibri (di cui vi dirò meglio poi), ma oggi è arrivata una busta a sorpresa, inattesa e deliziosa. Un pensiero che non ho nemmeno avuto la possibilità di toccare con mano, perché dovrò aspettare di andare dai miei per prenderlo, ma che mi ha fatto immenso piacere. Questa è, secondo me, la prova provata, qualora servisse, che l’amicizia non conosce distanze se la sai coltivare con amore! Non ringrazierò mai abbastanza la mittente di quella lettera per avermelo ricordato oggi.

La compostiera cresce…

IMG_6012La buona notizia è che la nostra compostiera domestica, di cui vi avevo parlato qui, fa mega progressi. Riduce rifiuti che è una bellezza, è densamente popolata (e qui eviterò dettagli truculenti), non ha mai fatto cattivo odore e solo ora con l’arrivo del fresco ha rallentato i ritmi (ma pare sia normale).

La cattiva notizia è che sono praticamente certa che non dovrebbe esserci quella bella piantina che sbuca da uno dei fori di areazione… tra l’altro lì dietro c’è una rete tipo zanzariera, quindi non so come possa aver fatto. Ovviamente non ho la più pallida idea di che pianta sia e non avrò mai il coraggio di toglierla di lì!

Speriamo di trovare un buon compromesso 😉