Un uomo

“Ci si dimentica sempre che un eroe è un uomo, soltanto un uomo, e che resistere ad una tirannia, subire sevizie, languire per anni in una cella senz’aria né luce è a volte più facile che battersi nell’equivoco e nelle lusinghe della normalità.”

Un uomo, Oriana Fallaci

Annunci

Il mondo

“Perché il mondo non è un concetto astratto: il mondo sono io, sei tu, è lui. E se non cambio io, se non cambi tu, se non cambia lui, separatamente, individualmente, di propria iniziativa, non cambia nulla e si resta schiavi”

Un uomo, Oriana Fallaci

Sarei in grado di ricopiarlo tutto questo libro…

Voce

Ma era la tua voce che diceva: “Ciao, sei venuta”. Ed era una voce che al solo udirla si perdeva la pace per sempre. 

– Un uomo, Oriana Fallaci –

Considerazioni estemporanee proseguendo con la lettura: 

1. Che vita pazzesca che ha avuto 

2. Diamine quanto scriveva bene

Destino

L’amara scoperta che Dio non esiste ha ucciso la parola destino. Ma negare il destino è arroganza, affermare che noi siamo gli unici artefici della nostra esistenza è follia: se neghi il destino, la vita diventa una serie di occasioni perdute, un rimpianto di ciò che non è stato e avrebbe potuto essere, un rimorso di ciò che non si è fatto e avremmo potuto fare, e si spreca il presente rendendolo un’altra occasione perduta.

– Un uomo, Oriana Fallaci –

Sto in fissa, si è capito?

L’abitudine

L’abitudine è la più infame delle malattie perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portar le catene, a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L’abitudine è il più spietato dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente, cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza, e quando scopriamo d’averla addosso ogni fibra di noi s’è adeguata, ogni gesto s’è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci.

– Un uomo, Oriana Fallaci –

Ma quanto scriveva bene questa donna???

Geraldo docet!

-Taci, gattina! Non dico niente contro il ragazzo, perché mi è simpatico. E dicendo strano non intendo dire stravagante. Non è la stranezza dei Calvert che giocherebbero tutto quello che hanno su un cavallo, o dei Tarleton che hanno sempre uno o due ubriachi in ogni letto, o dei Fontaine che sono delle teste calde, pronti ad ammazzare un uomo per una sciocchezza. Questo genere di stranezze è facile a comprendersi e se non fosse per la grazia di Dio, sono difetti che anche Geraldo O’Hara potrebbe avere! E non voglio neanche dire che Ashley correrebbe dietro ad altre donne se tu fossi sua moglie o che ti batterebbe. Saresti forse più felice se lo facesse, perché almeno lo capiresti. È strano in un senso tutto diverso, e non vi è modo di comprenderlo. Nelle cose che dice io non trovo né capo né coda. Dimmi la verità, gattina, tu capisci qualche cosa di tutte le sue sciocchezze sui libri, la musica,la poesia, i vecchi quadri e altre stupidaggini di questo genere? –

-Oh babbo! -esclamò con impazienza Rossella. -Se lo sposassi, lo cambierei! –

-Credi? -replicò stizzosamente Geraldo lanciandole uno sguardo penetrante. -Allora vuol dire che conosci ben poco gli uomini, non escluso Ashley. Nessuna moglie ha mai cambiato il cervello del marito, ricordatelo! E quanto a cambiare un Wilkes… Per la camicia di Giove! Tutta la famiglia è così e lo è sempre stata; e probabilmente lo sarà sempre. Ti dico che lo sono di nascita. Guarda come si agitano per andare a Nuova York e a Boston a sentir delle opere in musica e a vedere dei vecchi quadri! E ordinano libri francesi e tedeschi senza esclusione degli inglesi… E poi stanno ore ed ore seduti a leggere e a sognare Dio sa che cosa, quando potrebbero passare il tempo a cacciare e a giocare a poker come fanno tutti gli uomini normali! –

Via col Vento – Margaret Mitchell

Dolore

Due giorni dopo è successo. Erano le 8.05 del 29 luglio 1983. Un momento qualsiasi di trent’anni fa è diventato quello in cui il dolore si è annidato dentro di me. Nel tempo ha cambiato forma – si è allargato, è sprofondato, si è nascosto, talvolta è esploso – ma non ha mai lasciato la cuccia che ha costruito allora. Non se ne è mai più andato.

– È così lieve il tuo bacio sulla fronte – Caterina Chinnici

Quando ho letto questa frase nel libro mi sono venuti i brividi. Volevo metterla nel post, ma mi sono accorta troppo tardi di aver prestato il libro alla mamma della mezza mela. Ho dovuto aspettare che tornasse per rileggerla e farmi venire i brividi di nuovo. Quindi ve la lascio qui.

I pesci non chiudono gli occhi

Più riguardo a I pesci non chiudono gli occhi

Quando Erri De Luca scrive così, io non posso non amarlo incondizionatamente.

Dopo un paio di romanzi che mi sono sembrati un po’ forzati nella loro ricerca di poesia anche a scapito della storia, questo I pesci non chiudono gli occhi mi ha ricordato cosa amo di De Luca. Racconta una storia semplice, di un adolescente introverso che scopre il significato della parola amore, racconta di un’isola d’estate, del profumo del mare, dell’attività dei pescatori, delle ore oziose sotto l’ombrellone e di un padre che insegue un sogno. Lo fa con la maestria di cui è capace, regalando musica con le parole, scegliendo costruzioni della frase che non sono mai banali, offrendo immagini speciali che si fissano negli occhi e nel cuore.

Ogni pagina è un regalo, da assaporare con calma e tenere con sé. È incredibile come un piccolo libro possa lasciarti tanto.

Casualmente l’altra sera su Rai 5 c’erano le prove di uno spettacolo teatrale con Erri De Luca e Isa Danieli leggevano brani dell’autore. Le sue parole recitate cambiano ma affascinano ugualmente. Se facesse uno spettacolo a Roma, correrei!!!

Si amavano, quei due, si regalavano libri

Natale

Ispirata da Fragola che l’ha postata su facebook vi lascio solo una frase…

“Natale non è Natale senza regali”, si lamentò Jo, sdraiata sulla coperta.
“È così spiacevole essere poveri!” sospirò Meg, abbassando lo sguardo sul suo vecchio vestito.
“Non è giusto che alcune bambine possano avere tutto ciò che desiderano e altre non abbiano niente”,
aggiunse la piccola Amy, tirando su con il naso con aria offesa.
“Ma abbiamo il papà e la mamma, e la compagnia una dell’altra”, disse Beth compiaciuta dal suo angolo.

– Piccole donne –

La tredicesima storia

Più riguardo a La tredicesima storia

Si parla di libri, di Jane Eyre, di misteri, di gemelli, di dolore e di attaccamento alla vita. Poteva non piacermi? Mi ha ricordato a tratti L’ombra del vento (con il quale ha oggettivamente delle analogie), ma in una versione quasi totalmente al femminile. C’è sempre qualcosa da svelare, qualcosa che non è detto, un’attesa durante la lettura che spinge ad andare avanti con urgenza.

Ben scritto, scorrevole, poetico. La voce narrante di Margaret ti coinvolge e alla fine ti sembra quasi di conoscerla. Mentre Vida Winter affascina con il suo mistero e la sua scontrosità. Bello!