I fratelli Karamazov

Con la folle complicità di Moma e Katiu questa volta ci siamo lasciate coinvolgere da Strawberry e dal suo GDL de I Fratelli Karamazov (altro libro pubblicato ad episodi su un giornale… ma vogliamo sceglierli tutti così???). 

Moma non fa testo perché ha divorato il libro in un mese (insieme ad altri, non voglio sapere quanti, libri). Io e Katiu, pur barcollando ed imprecando contro i Karamazov Bros, lo abbiamo terminato a distanza lo stesso giorno (quando si dice la sintonia!). Forse abbiamo sottovalutato la lettura scegliendo un periodo estivo in cui la mia mente non era davvero pronta a certe pagine serie, ma alla fine anche su Dosto l’abbiamo spuntata.

La lettura mi è sembrata, a tratti, più fluida del previsto, la storia di questa famiglia in bilico continuo tra follia e fede, ragione e libero arbitrio, mi ha catturata abbastanza. Nella assurda famiglia Karamazov, dominata dalla dissoluta esistenza del capostipite Fëdor e dalle vite altalenanti dei suoi figli, Dmitrij, Ivan, Alëša e Smerdjakov, Dostoevskij sviluppa una storia accattivante, con un omicidio e un processo dai risvolti interessanti. La lettura ha confermato la mia naturale difficoltà a memorizzare e familiarizzare con i nomi russi e i loro mille diminutivi, ma questa volta me la sono cavata meglio del solito.

Ero convinta che l’assassino fosse Ivan, che con quel suo stile “non credo in nulla”, ce lo vedevo benissimo. Smerdjakov non è mai entrato nelle mie grazie. Alëša in certi punti era di una noia mortale e Mitja a tratti lo avrei preso a pizze. Delle due donne del romanzo nessuna delle due mi ha entusiasmata. Lo starec Zosima mi è piaciuto a tratti. Ho invece adorato Kolja, quel suo modo di fare da adulto 13enne, quel suo modo disincantato di guardare la vita.

Chiuderei come Dostoevskij: Urrà per Karamazov! 😉

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I Miserabili – Considerazioni finali

E’ dal 4 novembre che il volume de I Miserabili è il nostro miglior complemento di arredo. Con una settimana di anticipo sulla fine del book club, io, Moma e Katiu lo abbiamo finito. Voglio tirare le somme di questa esperienza, come lettura di un classico intramontabile e come partecipante al book club.

SUL LIBRO. Hugo mi ha messa in forte difficoltà. Mi rendo conto di aver perso un po’ l’abitudine ai classici ottocenteschi e in alcuni punti confesso di avercela fatta solo perché potevo cimentarmi in commenti acidi e/o disperati con Moma e Katiu. Di certo quello che ho appena finito è un classico in tutti i sensi. Jean Valjean è il protagonista ottocentesco per antonomasia. Lui, un miserabile, riscatta se stesso con la fede, il lavoro, l’umiltà e la dedizione. Trae gioia solo dalla gioia del suo oggetto d’amore: la figlia/protetta Cosette. Ma Jean non è l’unico personaggio perfetto da quel punto di vista. Mi rendo conto che anche Cosette lo è. Lei e Fantine più volte mi hanno fatto perdere la pazienza con il loro modo di fare, ma poi mi sono dovuta rassegnare al fatto che di donne “libere e indipendenti” nell’ottocento non è che ce ne fossero a valanghe. Tra i tanti personaggi che si sono affacciati in queste mille pagine, porterò nel cuore Eponine e Gavroche, entrambi a modo loro si sono riscattati dal loro destino di miserabili. Javert invece mi è sempre stato insopportabile e la sua rigidità mentale lo ha reso distante e poco coinvolgente per me. 

Le descrizioni di Hugo non riesco a paragonarle a niente che io abbia letto in precedenza. Alcune pagine sono un vero attentato alla salute mentale del lettore. Waterloo e la cloaca li ricorderò con orrore supremo. Devo dargli atto che ha curato l’ambientazione parigina ai limiti della maniacalità. Lo stile è classico, forbito, denso di notazioni e di dettagli. Non è proprio un libro da ombrellone, ma mi è entrato sottopelle con calma e determinazione. Mi è dispiaciuto solo perché in alcuni punti ho avuto la sensazione di non riuscire a godere appieno della poesia e della profondità dei pensieri di Hugo perché troppo diluiti in mille divagazioni. Nel complesso, comunque, sono soddisfatta della lettura e sono certa che mi tornerà in mente spesso.

SUL GRUPPO DI LETTURA. Avevo già provato un gruppo di lettura su aNobii, ma non mi aveva entusiasmata per niente. Questa volta, invece, il gruppo ha fatto la differenza. La presenza costante di Moma e Katiu e la supervisione di Fragola hanno reso la lettura più stimolante e divertente. Mi piace il confronto con gli altri per capire cosa loro hanno amato di più, cosa invece li ha lasciati indifferenti. In più di un momento la presenza delle mie compagne di lettura (anche se sono due secchione e hanno finito TUTTE le settimane prima di me minando profondamente la mia autostima) è stata essenziale. L’esperienza mi è piaciuta e non vedo l’ora di fare il bis.

Nel frattempo, però, devo smaltire un po’ di letture arretrate 😉 

UFG – Quattordicesima tappa (ultima!!!)

Io, Moma e Katiu non abbiamo resistito e abbiamo finito I Miserabili con una settimana di anticipo.

Ultima tappa bella densa di sostanza. Cosette e Marius li avrei presi a pizze in faccia dall’inizio alla fine della tappa, ma se per lui riesco in qualche modo a trovare una giustificazione, non riesco davvero a capire lei. Cosa le avranno insegnato le suore in convento, a fregarsene del padre non appena si fosse sposata? Capisco anche che parte della mia insofferenza per il suo personaggio derivi dal mio essere una degna figlia dei giorni nostri, probabilmente l’educazione delle donne ottocentesche aveva più a che fare con il rispetto per il padre prima e il marito poi, anche al di sopra di ogni sentimento personale, ma io ho letto quelle pagine con una vera sofferenza.

Marius non è un uomo. Tutto qui. Mentre Valjean sin dall’inizio è un personaggio che si interroga, che si guarda dentro, Marius è poco più di un ragazzino viziato, schiavo di se stesso e del suo modo rigido di pensare. Ancora una volta ne dà prova.

Thénadier si dimostra di nuovo il meschino che è, ma questa volta Hugo gli affida un compito importantissimo da vero risolutore della storia.

Resta il fatto che il vero e il solo protagonista del romanzo è Jean Valjean. Lui incarna la perfezione del personaggio ottocentesco. Ha sbagliato (se poi può essere considerato uno sbaglio degno di tale punizione l’aver rubato, per fame, un pezzo di pane), ha pagato carissimo, ma poi ha trovato la fede e la sua vita è cambiata. La sua anima viene dominata dalla morale, dall’umiltà, dall’amore per gli altri che arriva fino all’annientamento di sé. La sua vita è partita come la più miserabile possibile, lui è riuscito senza arrendersi mai a costruirsi un’esistenza degna di rispetto. Lui è un eroe. E mi mancherà!

UFG – Tredicesima tappa (penultima!)

Hugo deve tirare le fila del suo romanzo e così perde meno tempo in chiacchiere e divagazioni. La tappa è andata via senza nessuna fatica questa volta.

Il travaglio interiore di Javert non è che una minima parte di quello vissuto da Jean quando doveva decidere se costituirsi o meno. Javert rimane vittima della sua stessa rigidità, non è in grado di capire che il mondo non è mai “giusto” o “sbagliato” in senso assoluto e quindi non riesce a ritrovare un posto per lui nel mondo. Per quanto non mi sia stato simpatico, devo dire che è personaggio sicuramente ben riuscito e coerente,

Cosette e Marius arrivano a coronare il loro sogno d’amore. Si fidanzano e si sposano, tra la gioia del nonno e la profonda sofferenza interiore di Jean. E’ lui quello che ora mi preoccupa, sapere se riuscirà ancora una volta a tirarsi su, o se davvero quelle lacrime sul letto di Cosette lo hanno vinto. Cosette e Marius da quando fanno i piccioncini li trovo un po’ insopportabili, soprattutto Cosette che è tanto presa dal suo amore da non accorgersi della sofferenza di chi l’ha amata e cresciuta.

Ed ora, pronte per l’ultima tappa. Spero che Hugo abbia riservato una fine degna a Thénardier e che trovi il modo di consolare Jean.

UFG – Dodicesima tappa

Con Hugo la pagina come unità di misura riprende valore. Di norma quando mi mancano 50 pagine di un libro, il mio commento è “ok, l’ho finito“. Se mi mancano 10 pagine di Hugo, invece, mi dico “Oddio, non ce la farò mai!!!” 😉

In questa tappa poi, fa due cose che non gli perdonerò mai. La prima riguarda Gavroche. Per questo odierò Hugo tutta la vita. La seconda è la stramaledetta cloaca parigina. C’era davvero il bisogno di scriverci tutte quelle pagine???

Per il resto Valjean e Javert arrivano alla resa dei conti e rispunta Thenadier (proprio vero che l’erba cattiva non muore mai!). Una tappa cupa, rischiarata solo nel finale dal vecchio Gillenormand che a me piace un sacco!

UFG – Decima e undicesima tappa

Con una settimana di ritardo mi trovo a commentare la decima tappa e così ho deciso di accorparla alla undicesima.

Nella decima tappa finalmente Cosette e Marius possono dare libero sfogo al loro amore a lungo sofferto. E’ un amore d’altri tempi, fatto di parole e pochi gesti, fatto di vicinanza, ma quasi mai di contatto. Traspira un rispetto e una formalità che per noi sono proprio inconcepibili. “Un bacio, e tutto fu”. Questa è la base dell’amore di Hugo. 

Non si può però vivere di sospiri e quando Valjean annuncia a Cosette che dovranno trasferirsi in Inghilterra, Marius capisce che deve fare qualcosa. Manda indietro l’orgoglio e va chiedere aiuto all’unico che lo possa aiutare: suo nonno. Ingenuamente, però, pensa di poter cancellare con un colpo di spugna anni di silenzi e di dolore. Il vecchio Gillenormand è troppo chiuso nel suo orgoglio per capire quello che gli sta realmente chiedendo il nipote e alla fine il colloquio si conclude solo con un rinnovato dolore per Marius.

Ho odiato il capitolo dedicato all’argot. Le digressioni di Hugo, ormai, mi risultano sempre più difficili da metabolizzare, soprattutto quando spezzano la narrazione delle vicende dei protagonisti.

Tra la decima e l’undicesima tappa trova il suo sviluppo la figura di Gavroche. Adoro questo monello scapestrato che è diventato grande troppo presto e comunica in un gergo tutto suo. E’ un piccolo uomo coraggioso e intelligente, che non si tira indietro quando c’è da combattere alle barricate. Anche qui Hugo non può fare a meno di fornire milioni di dettagli sulla costruzione delle barricate, sulle figure dei combattenti, sui loro ideali. Fa morire Mabeuf da eroe, riserva ad Eponine un gran finale e tiene Javert in sospeso tra le mani dei rivoluzionari. Marius invece si culla nel suo dolore personale e solo alla fine sembra avere un riscatto morale. 

Sul finire del libro ritroviamo Valjean che scopre per caso dell’amore tra Cosette e Marius e improvvisamente, dopo aver resistito a qualsiasi difficoltà della vita, crolla. La paura di perdere l’unica persona che abbia mai amato lo atterrisce al punto da fargli odiare Marius.

Mancano 3 tappe. Ormai siamo quasi al gran finale.

UFG – Nona tappa

Iniziamo la quarta parte del libro. Mi sembra di capire che Hugo senta il dovere, all’inizio di ogni nuova parte, di dilungarsi senza posa con argomenti più o meno inerenti alla vicenda. Mi viene in mente il protagonista di Scoprendo Forrester a cui il prof (Sean Connery) suggerisce, per trovare lo spunto narrativo e non essere vinto dal blocco dello scrittore, di cominciare qualsiasi scritto copiando pagine a caso da un altro testo. Ecco, a volte Hugo sembra seguire questo suggerimento.

All’inizio della quarta parte troviamo quindi “Poche pagine di storia” (una quarantina circa, per gradire) in cui l’autore ci intrattiene con un dettagliato resoconto storico su Luigi Filippo.

Torniamo poi nel vivo della storia e scopriamo i pensieri di Cosette mentre Marius si struggeva d’amore per lei. Scopriamo il particolare rapporto di dipendenza affettiva che si è creato tra Valjean e Cosette e la loro nuova sistemazione parigina. La versione di Cosette che viene fuori mi sembra un po’ troppo civetta per i miei gusti, ma vedremo come Hugo deciderà di svilupparla. 

Valjean è ogni pagina di più un personaggio fantastico. Io lo amo!

UFG – Ottava tappa

Hugo

Tappa consistente in corrispondenza delle festività, ma questa volta è andata via senza grandi problemi.

Quando Hugo narra la vicenda la lettura scorre senza problemi e i suoi intrecci ottocenteschi alla fine ti coinvolgono anche se avevi capito dalla seconda riga chi erano i Jondrette e chi il sig. Leblanc con l’adorabile figlia. Così come non fai una piega quando leggi chi è il poliziotto con cui Marius ha parlato. 

I Thénadier sono chiaramente sempre più insopportabili, mentre devo dire che un po’ Marius mi ha deluso, così combattuto tra il dovere verso l’uomo che ha salvato il padre e il Sig. Leblanc, presunto padre della donna che ama, da non decidere nulla, alla fine.

Con questa tappa abbiamo superato la metà del libro… confesso che già questo mi sembra un risultato: non pensavo di resistere, restando al passo per giunta, fin qui.

UFG – Settima tappa

Inizia un nuovo libro. Facciamo la conoscenza di Marius.

In realtà, come sempre quando inizia un libro, Hugo parte per la tangente e si perde nelle sue mille dissertazioni. Questa volta si parla di monelli di strada, politica, salotti e società. Come sempre immagino che poi userà velocemente queste pagine riallacciandocisi più avanti, ma a volte confesso che il suo modo di scrivere mi fa spazientire. Detesto veramente la sua propensione ad elencare nomi su nomi, anche con dettagli in sovrabbondanza su ogni singolo soggetto. In questo modo faccio fatica a memorizzare i nomi di quei personaggi che meritano invece di essere ben ricordati… mi fa spazientire!

Comunque alla fine ci presenta anche Marius e nella prossima tappa ne sapremo di più su di lui. 

UFG – Sesta tappa

Tappa breve e velocissima.

Il titolo del primo dei due capitoli (“Parentesi”) mi aveva fatta preoccupare perché temevo la classica tirata alla Hugo. Devo dire che la tirata c’è, questa volta riguarda i monasteri e la vita monastica in genere, ma se non altro l’autore si è contenuto 😉 Tra l’altro l’ho anche trovato più o meno interessante, anche se Hugo quando si tratta di chiesa non ci va mai leggero (voglio dire, paragona i monasteri alle verruche!!!) 

Il capitolo su Jean Valjean e il trucco per entrare in convento, invece, l’ho letteralmente divorato. Mi è piaciuta un sacco la parte in cui Valjean compare la vita monastica a quella in prigione. 

E ora sono curiosa di leggere di Marius!