La mezza mela e i bocconcini di soia

Mille milioni di anni fa ho comprato una confezione di bocconcini di soia disidratati. Poi me li sono scordati lì. Ora che si avvicina la scadenza, mi sono messa a cercare come si preparano. Ho trovato questa ricetta per farli al limone e, ispirata, mi sono messa all’opera.

La prima fase prevede la reidratazione (sostanzialmente si tratta di farli bollire per 10 minuti e poi scolarli bene). Mentre erano lì che bollivano, la mezza mela entra in cucina e butta un occhio nella pentola. Si gira verso Luna (che se sto cucinando è sempre in mezzo ai piedi nella speranza di rimediare qualche verdurina. C’è gente che fa step, io faccio “scavalca la coniglia”!) e le fa “mmmh, stasera ti tocca un pappone!

Non è per Luna, scemo! Sto reidratando i bocconcini di soia, ma è la mia cena, stai tranquillo.”

Poi li ho messi a scolare mentre facevo altro e la mezza mela non ha resistito “Certo che hanno un aspetto…” “Lo so, ma questa è solo la fase 1…“Eh, ma la fase 2 deve essere miracolosa allora!

Ovviamente poi li ha mangiati (mangia anche i sassi!) e ha commentato “Dai, va, per come era partita, è andata fin troppo bene!

Santa pazienza!!! 😉

I-Gio

Cena al Ristorante Coreano

Cena al Ristorante Coreano

Con Val abbiamo trascinato le nostre metà a mangiare al ristorante coreano 🙂

Il posto che abbiamo scelto si chiama I-Gio e sta in zona trastevere. Pulito, carino, culinariamente interessante. La cucina è un mix di cinese e giapponese, con specialità tipiche della Corea che non avevo mai mangiato. Gli involtini della prima foto erano tutti di verdura, quella specie di sushi è in realtà vegetariano e il maiale in agrodolce era davvero notevole.

Oltre a questo, abbiamo mangiato ma non fotografato: una pizza coreana che sembrava un’enorme frittata di verdure (ma non c’erano uova), pollo fritto (che mi devono dire come fanno a mangiare quarti di pollo con le bacchette: mistero!) e poi tutta una serie di verdure di accompagnamento che loro chiamano banchan e mangiano insieme al riso cotto a vapore. Tra i contorni due l’hanno fatta da padroni: l’insalata di alghe, che io ho trovato buona mentre Val e la mezza mela sono inorridite (la mezza mela ha commentato “allora vado a leccare gli scogli al mare!“), e il Kimchi che quando l’ho messo in bocca ho pensato di morire (e non ho sputato solo perché sono una signora, ma l’ho mandato giù senza masticare! Mentre Val lo ha mangiato persino con gusto >.< ).

Il Kimchi è cavolo cinese fermentato con spezie (principalmente peperoncino piccante). Ora, sarà che era gelido e io ho un problema a mangiare la roba fredda, sarà che secondo me sapeva di rafano, ma è stata davvero un’esperienza che non voglio ripetere! Per il resto, però, cucina promossa a pieni voti!

La ragazza con l’orecchino di perla

20140502-120308.jpgCon Auryn avevamo una voglia matta di vederci, così ieri, 1 maggio, ci siamo trascinate dietro le nostre metà fino a Bologna 🙂

Preoccupate dal prospettato cattivo tempo abbiamo anche cercato un piano B, la cui idea mi è stata servita su un vassoio d’argento da MagicamenteMe che stava prenotando i biglietti per la visita alla mostra presso Palazzo Fava con La ragazza con l’0recchino di perla. Potevamo non andare alla mostra dell’anno con unica tappa in Italia???

 La mostra è sulla Golden Age della pittura olandese e La ragazza di Vermeer ne è la star indiscussa. Vero è però che ci ha dato l’occasione di conoscere artisti e opere (oltre a Rembrandt e poi ci sono opere di Frans Hals, Ter Borch, Claesz, Van Goyen, Van Honthorst, Hobbema, Van Ruisdael, Steen) che non conoscevo e di cui mi sono innamorata. L’uso del chiaro scuro che fanno questi autori lascia letteralmente senza parole, sembra che la luca esca dal quadro. Su tutti, La ragazza che mangia ostriche di Steen mi ha incantata oltre ogni aspettativa. 

Poi è arrivata lei. Vedere La ragazza con l’orecchino di perla (in origine La ragazza con il turbante, ma il nome è stato cambiato dopo il successo del libro  della Chevalier e del film che ne è stato tratto) dal vivo fa capire perché sia un quadro così famoso. Il suo sguardo è magnetico e seducente.  A parte i soliti cafoni che si piazzano davanti ai quadri per secoli nemmeno ci fossero solo loro, devo dire che la quantità di gente (forse perché siamo andati all’ora di pranzo) era a dimensione umana e questo ha decisamente aiutato ad apprezzare l’allestimento. Sono uscita dalla mostra contentissima!

Tra l’altro Bologna ci ha invece regalato una giornata magnifica di sole caldo che ci siamo goduti fino in fondo passeggiando in lungo e in largo e godendo dell’ampia zona pedonale fatta per il 1 maggio. Aggiungete un SACCO (ma un sacco eh!) di chiacchiere, qualche tigella, lasagne e fettuccine al ragù, mortadella e un gelato da sogno e la giornata perfetta è servita! 🙂

A tutta germogliazione!!!

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Ormai, anche grazie al germogliatore che mi hanno regalato i miei, sono in piena attività!

I germogli misti, di alfa alfa, di trifoglio, di fagiolo mugo, di grano e di broccoli non hanno più segreti per me. Tra l’altro quelli di broccolo mi piacciono proprio, sono leggermente dolci, gustosi al punto giusto.

Vincono il premio come germogli più cattivi quelli di ravanello. Persino Luna si è rifiutata di mangiarli, il che è tutto dire. Sarà che non amando i ravanelli forse me lo sarei dovuto aspettare, ma li ho trovati terribili.

Continuo ad avere difficoltà a far germinare i ceci (e secondo voi cosa ho messo a germinare ieri? La mezza mela ha commentato “oh, non sei testarda per niente, eh?!“) e ho dubbi sulla pseudo gelatina che tirano fuori i semi di lino e che mi fa un po’ senso. 

Sabato siamo andati dal vivaio e ho preso maggiorana, menta glaciale e aneto. Mai usati menta glaciale e aneto, quindi attendo suggerimenti!

Brodo handmade

C’è poco da fare: io faccio fatica a stare ferma! Nello scorso week end, quindi ho deciso che dovevo assolutamente provare il mio essiccatore nuovo di pacca comprato su amazon e sperimentare la ricetta di Lisa Casali per l’autoproduzione del brodo granulare.

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La ricetta è semplicissima: stesso peso per sedano, carote e cipolle e metà rispetto al peso complessivo delle verdure di sale grosso. Prima si stufano le verdure in padella con il sale finché non tirano fuori tutta la loro acqua. Poi si mettono nell’essiccatore per 8-10 ore (e qui devo perfezionarmi perché non abbiamo proprio ben chiaro come funzioni il nostro apparecchio). Per finire frullatore! Il brodo granulare è pronto! Ora sono curiosa di provarlo perché in realtà ho il timore che possa essere troppo salato. Tra l’altro devo perfezionarmi anche perché ho imbrattato mezza cucina e sporcato credo tutti gli elettrodomestici in mio possesso.

Di solito infatti lo faccio ma con zucchine, carote, patate, cipolle e sedano ma tutti lessati in non troppa acqua e poi frullati. Senza sale. Uso gli stampini per i ghiaccioli per congelarli e poi li consumo man mano.

Vedremo chi vince il confronto!

Germogli di ceci

A casa mezza mela, per ora, a fare la muffa sono stati i germogli di ceci 😦 Sto cercando di capire on line cosa abbia determinato questo insuccesso che mi ha portato a buttare dei bei ceci già con il loro germoglietto… Intanto, ovviamente, ne ho rimessi in ammollo una manciata per riprovare. Tra le possibili cause mi vengono in mente un eccessivo ristagno di acqua (e stasera procederemo a modificare il germogliatore di fortuna) o una scarsa areazione (idem come sopra). Se avete altre idee, ditemi pure, che voglio assolutamente perfezionarmi!

Le lenticchie intanto vengono su che sono uno spettacolo e da oggi sono in germogliazione anche una manciata di azuki 🙂

P.S. nel terrore che i miei sogni nel cassetto facciano la muffa, li sto piano piano tirando fuori. Ci vorrà tempo, pazienza e lucidità (che forse al momento mi manca), ma sento dentro di me aria di grandi cambiamenti e spero di non arenarmi sul più bello! [per fortuna ho un nutrito gruppo di supporters che fa il tifo per me: grazie!!!]

Io e i germogli

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Marco Bianchi è un grande sostenitore delle proprietà benefiche dei germogli. Leggendo in giro trovo altri entusiasti dei germogli e della loro autoproduzione. Mi è passata per la testa l’idea di comprare un germogliatore ma poi non avevo voglia di spendere soldi per una cosa che non sapevo se avrei usato. Leggendo Autoproduzione in cucina di Lisa Casali scopro che tutto sommato il germogliatore potrei farmelo in casa. Così sabato pomeriggio ho “piantato” i miei primi semi: delle semplicissime lenticchie. Come indicato le ho tenute al buio bagnandole due volte al giorno (il vassoio su cui si mettono deve essere forato in modo che l’acqua possa cadere nella vaschetta di raccolta sottostante) per tre giorni. Ieri invece le ho messe in mansarda sotto il lucernaio.

TADAN!!! Ieri sera abbiamo mangiato la prima metà dei germogli di lenticchia autoprodotti (non chiedetemi perché, ma sanno di piselli crudi) 😀 e ne abbiamo ancora per questa sera. Posso confessare che un po’ mi dispiaceva mangiarli? Mi ci ero affezionata 😉 Ora voglio sperimentare altri germogli, ma devo prima trovare dei semi che non siano conciati. Domani provo in giro per vivai. Cerco erba medica, broccoli, porri,… Cosa troverò?

Special N

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Avete presente le barrette di cereali spezza fame? In un impeto di follia (e di necessità di consumare un po’ di rimasugli di cereali) le ho auto prodotte e mi sono divertita un sacco! Quindi niente Special K, ma Special N… come Nuvolette!!! 😀

Farle è facilissimo, ho visto un po’ di ricette on line e poi ho tirato fuori la mia versione:

150 g di cereali misti (io ho usato crusca di grano, avena, miglio soffiato e un po’ di cornflakes)
20g di frutta essiccata (io ho usato mirtilli e uva passa, ma la prossima volta voglio provare con ananas e papaia)
20g di semi (per me tutti misti: sesamo, girasole, zucca, lino)
una piccola manciata di mandorle o nocciole intere o noci (insomma quelle che preferite ma senza esagerare con la quantità)
miele q.b. per amalgamare il tutto, ma senza esagerare

Rivestire una teglia con carta da forno leggermente unta, poi distribuirci l’impasto pressandolo per quanto possibile. Tutto in forno a 150 gradi per 30 minuti e quando ho sfornato l’ho pressato ancora un pochino con il batticarne (delicatamente!).

Ho aspettato che si raffreddassero e poi ho chiesto alla mezza mela di tagliarle 🙂 Sono buonissime (non pensavo, sono onesta!) e le rifarò di sicuro!

Di tempo libero (poco), ricette e letture

Ultimamente i week end volano via. Sabato mattina siamo stati a vedere un nuovo ente. Quattro ore di incontro che quanto meno si sono rivelate utili ed interessanti. Hanno rafforzato qualche certezza e fatto sorgere nuovi quesiti. Soprattutto mi hanno messa di fronte all’evidenza che i tempi di cui si parla mi sembrano biblici, dovrò comprare nuove scorte di pazienza, mi sa.

Nel pomeriggio spesa + commissioni + estetista et voilà, il sabato è finito.

Nella domenica piovosa, dopo il consueto stiraggio, ho sperimentato due nuove ricette: ho fatto una confettura di fejoia e melograno (1 Kg e 400 tra fejoie, succo di melograno e una mela + 800 g di zucchero) che piace molto alla mezza mela, mentre non trova il mio consenso, ma soprattutto ho cucinato le mie prime zucchine spinose! Nuove protagoniste dell’orto, devo dire che, se sopravvivi alla sbucciatura, saltate in padella con cipolla e 4 pomodorini di numero sono davvero gustose. Il sapore secondo me non ricorda nemmeno vagamente le zucchine, anzi, mi ricordava di più una melanzana o forse una patata aromatizzata… Le rifarò!

In tutto questo avrei voluto leggere e leggere e leggere, ma chiaramente quando ho guardato l’orologio mi sono accorta che la domenica era finita. Sono comunque andata avanti con Gli ebrei dello zoo di Varsavia. Ho bisogno di week end più lunghi. Quasi quasi faccio richiesta! 😉

Provviste per l’inverno

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Siccome la mezza mela è tornata subito a lavoro lasciandomi a casa con Luna, noi ci diamo da fare a trasformare i prodotti dell’orto in provviste per l’inverno. Lei mangia tutto quello che le capita a tiro manco dovesse scoppiare una carestia da un momento all’altro e io preparo sughi su sughi che (prevalentemente) metto sotto vuoto, oppure congelo.

La varietà di prodotto e un po’ di fantasia mi hanno anche fatto diversificare la produzione: l’ho fatto con il basilico, con la maggiorana, con le olive, con i pomodorini (di tre tipi diversi: piccadilly, mini pachino e datterino).

Per la prima volta ho anche sperimentato il basilico sott’olio che in questo modo dovrebbe mantenersi bello verde per l’inverno e anche aromatizzare l’olio a dovere.

Ho fatto le classiche zucchine in agrodolce che ormai sono gettonatissime e poi mi sono lasciata incuriosire da una ricetta di pesto di melanzane di Marco Bianchi. Lo so che a questo punto Reganisso starà già urlando al sacrilegio, ma la verità è che è buonissimo e che ha convinto persino la mezza mela che guarda ai piatti salutisti sempre con un occhio preoccupato. Ne è venuto un bel po’, quindi una parte è in congelatore. La ricetta? Eccola!!!

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