Io, te e la vita degli altri

Più riguardo a Io, te e la vita degli altriForse questo libro sarebbe stato uno dei tanti che in libreria sollevi, ti incuriosisce, ma non ti decidi a comprare. Sul gruppo delle staffette, però, Sabry ha proposto un primo esperimento di gruppo di lettura e così mi sono ritrovata nella metro parigina dietro ad un personaggio delizioso come Germain.

La forza del romanzo, secondo me, è proprio nella originalità del suo protagonista. Divertente, dolcemente imperfetto, insicuro, impacciato, balbuziente,… L’autore sviluppa una storia originale e che cattura, con personaggi che funzionano, anche se in alcuni casi non sono approfonditi come avrei voluto. Il finale l’ho trovato un po’ affrettato, anche se gli riconosco delle scelte non banali. Piacevole!

Ci sono persone che meriterebbero una medaglia, e invece nessuno mai le ricorderà. Sono gli eroi di tutti i giorni, quelli che di fronte ad un problema non si tirano indietro e tengono duro. Che, con la sola forza di carattere, rimangono in piedi laddove gli altri si lascerebbero abbattere.

I rivoluzionari che si sono ribellati alla tirannide. I giusti che hanno salvato i bambini ebrei, rischiando la pelle. Mia madre, che sopporta mio padre da trentacinque anni.

Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio

Più riguardo a Scontro di civiltà per un ascensore a piazza VittorioAmara Lakhous (Algeri, 1970) è uno scrittore, giornalista e traduttore algerino. Vive e lavora a Roma dal 1995. Io l’ho scoperto per caso e non ricordo nemmeno come mi sono ritrovata con Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio. Questo autore è stato una folgorazione. Intanto perché, ma è un mio preconcetto probabilmente, non mi aspettavo una capacità di linguaggio così strutturata, complessa, profonda da chi l’italiano lo ha imparato da grande. Invece Amara Lakhous ti sorprende con una storia complessa che dà voce in modo originale a ciascun personaggio. Tutto ruota intorno ad un omicidio e l’autore lascia che a raccontare la storia sia la popolazione multietnica e multicolore di Piazza Vittorio (quartiere romano dove vivono moltissimi immigrati). Il risultato è un racconto che svela preconcetti, pregiudizi, equivoci dovuti ad una cattiva o inesistente comunicazione, il tutto aprendo una finestra sulla vita di persone diverse ma che poi a ben guardare diverse non sono.

L’idea mi è piaciuta molto e anche se alla fine la storia in sé rivela una discreta debolezza nell’insieme, il libro si lascia leggere con piacere e curiosità. Ora voglio leggere Divorzio all’islamica a viale Marconi.

Niente e così sia

Più riguardo a Niente e così siaLa Oriana Fallaci giovane mi strega con il suo modo di scrivere perfetto e con le sue idee forti e radicali. In molti aspetti della sua volubilità, del suo desiderio di capire, della sua rabbia, rivedo tratti che mi appartengono.

Niente e così sia è il diario che la Fallaci ha scritto durante la sua esperienza di inviata di guerra in Vietnam. Io ne sono rimasta incantata. In primo luogo per il modo magnifico in cui è scritto, per la perfetta capacità di ammaliare, incuriosire, indignare il lettore. In secondo luogo per il contenuto. Secondo me andrebbe letto a scuola, perché illustra con occhio indipendente ed estremamente critico l’uomo e la guerra, prima ancora che la guerra in Vietnam nel suo specifico. Mostra il punto di vista dei soldati americani e subito dopo quello dei vietcong e dei vietnamiti in genere, mostra il fascino perverso che la guerra esercita su chi la vede da vicino. Pone interrogativi senza risposta sulla brutalità umana, cerca Dio e poi lo rinnega. Arriva dritto a colpire dove deve.

Più leggo di lei, più la amo, più mi chiedo come reagirò leggendo La rabbia e l’orgoglio. Intanto, però, procedo con metodo e continuo a leggere i suoi scritti più vecchi, prossimamente voglio dedicarmi a Gli antipatici e a Se il sole muore.

La casa sopra i portici

Più riguardo a La casa sopra i porticiLungotevere dei Vallati 2, Roma. A questo indirizzo, per 80 anni, c’è stata Casa Verdone. Al momento di riconsegnare le chiavi al Vaticano, che l’aveva affittata ai genitori della madre nel lontano 1930, Carlo Verdone viene preso da una sorta di malinconia che lo spinge a ricordare le facce, i personaggi che l’hanno frequentata (tra i tanti: Fellini, Pasolini, Zeffirelli,Sordi, De Sica, Germi, Zavattini, Rossellini,…), gli aneddoti della sua vita, i ricordi più cari legati alla casa sopra i portici.

Verdone riesce bene nel suo intento di narrare storie attraverso un luogo e bilancia discretamente ilarità e malinconia. Il risultato è un lettura scorrevole, interessante a tratti, ma che non mi ha mai coinvolta davvero fino in fondo o almeno non in tutte le storie raccontate. Forse mi aspettavo di più.

Finché non sei arrivato tu…

Più riguardo a Finché non sei arrivato tu...Chick lit leggero e piacevole girato dalla mia pusher di fiducia. Storia carina, personaggi che funzionano, buoni sentimenti, lieto fine… Insomma pacchetto completo e con stile che rende il tutto gradevole. Lettura perfetta per ore di totale ed incondizionato relax.

Posey è una protagonista deliziosa (e il fatto che sia stata adottata me l’ha resa particolarmente cara). La sua casa nella vecchia chiesa mi ha fatta sognare. Liam è il più classico dei figoni. Gli altri personaggi sono perfetti, di quelli a cui non puoi fare a meno di affezionarti, e funzionano molto bene insieme. Mi sa che leggerò altro della Higgins, perché merita! 😉

Nove vite come i gatti

Più riguardo a Nove vite come i gatti.Una donna speciale che emerge con forza da questo piccolo libro. Margherita Hack non ha sprecato un solo giorno della sua lunga vita. Non ha perso tempo dietro a mode, dubbi, manie, etichette. È andata dritta per la sua strada fatta di impegno quotidiano, determinazione, curiosità e amore per la scienza.

Sicuramente non ha avuto un’infanzia comune. Nata nel 1922 da genitori che avevano abbandonato lei il cattolicesimo e lui il protestantesimo per abbracciare la filosofia teosofita. È stata vegetariana (non ha mai mangiato carne in tutta la sua vita poiché anche i genitori erano vegetariani) in un epoca in cui esserlo rappresentava davvero una scelta sorprendente. Ha cercato il suo ruolo e la sua affermazione sempre con semplicità, ma mai con leggerezza.

La sua posizione sulla religione è talmente semplice e chiara da essere spiazzante. Per lei ricorrere ad un Dio creatore era una soluzione troppo semplice alle domande sull’origine del mondo. Per lei il fatto che l’uomo si sia creato un Dio a sua immagine rappresenta una presupponenza eccessiva sulla centralità della nostra specie.

Riflessioni e ricordi si fondono con uno stile semplice e diretto da perfetta comunicatrice e divulgatrice quale è sempre stata. Si legge velocemente e fa riflettere. Consigliatissimo!

Siamo solo amici

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Con questo romanzo posso dire di aver letto tutti i libri di Bianchini 🙂

Siamo solo amici è la conferma dell’abilità di Bianchini di tratteggiare personaggi particolari in modo minuzioso ma mai noioso. Parte piano, con un incipit di tutto rispetto sull’importanza dei traslochi, con un protagonista, Giacomo, che viene svelato a poco a poco e ad un certo punto si contende la scena con Rafael e le sue vicissitudini.

Bella l’ambientazione nella Locanda, bella la Venezia che emerge dalla descrizione e che mi è venuta voglia di tornare a visitare (l’ultima volta che ci sono stata mi sono fidanzata con la mezza mela. Venezia per me è più che speciale!).

Il finale mi ha lasciata malissimo 😦 una di quelle scelte narrative che ti fanno gridare “NO!!!” mentre leggi. Non il miglior Bianchini secondo me, ma decisamente la conferma del fatto che con la penna ci sa proprio fare!

Per dieci minuti

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L’angolino di Ale ne ha parlato qui, mentre qui trovate la recensione di Fragola. Vi consiglio di leggere le loro dettagliatissime recensioni, perché il mio giudizio è molto più di cuore che di testa.

Razionalmente non posso che trovarmi d’accordo con Fragola. Il libro è il perfetto prodotto editoriale “dei nostri tempi”: veloce, frasi d’impatto emotivo assicurato, scrittura fresca e veloce, immediato, ma senza mai sbilanciarsi ed approfondire davvero, nel complesso un po’ superficiale. I personaggi sono per lo più bidimensionali, comparse necessarie solo per raccontare la ricerca di Chiara e il suo esperimento dei 10 minuti.

Emotivamente, però, questo libro mi è capitato tra le mani in una fase della mia vita in cui, seppur per motivi diversi, mi sento esattamente come Chiara: persa, disorientata, sottovuoto. È quindi evidente che la lettura ha avuto su di me una presa fortissima, l’ho finito in gran fretta perché non riuscivo a staccarmi, perché fare il “tifo” per Chiara era un po’ come fare il tifo per me. Passando per quei dieci minuti al giorno, che rendono un po’ diversa la quotidianità, Chiara riesce in qualche modo a trovare un nuovo equilibrio e una nuova strada per sé. Non so se anche io dovrò passare per un esperimento così, ma spero di ritrovare presto il mio equilibrio. Se non altro la lettura mi ha messo addosso un po’ di sano ottimismo!

Due cose mi sono piaciute in particolare: il fatto che Ato sia arrivato in Italia “per una serie di cazzi” (rende l’idea della situazione meglio di lunghe descrizioni) e una frase che cita anche Ale

Leggiamo per noia, per curiosità, per scappare dalla vita che facciamo, per guardarla in faccia, per sapere, per dimenticare, per addomesticare i mostri fra la testa e il cuore, per liberarli”

Nel complesso non so dirvi se mi sia piaciuto o no, ma mi ha colpita in modo particolare ed è questo quello che conta, no? 😉

Innamorarsi a Notting Hill

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Carino, originale, ben scritto, scorrevole, molto londinese, con personaggi azzeccati, una bella atmosfera che scorre via veloce tra le dita, ma (c’è sempre un “ma” in questi casi) non è all’altezza di Colazione da Darcy. Se si esclude questo neo, resta una piacevole lettura perfetta per un week end poco impegnato.

Scarlett è una bella protagonista, ma la sua ossessione per i film, su cui si gioca l’intera trama del romanzo, ad un certo punto mi è sembrata un po’ forzata ed eccessiva. In compenso ho apprezzato il finale e l’ambientazione londinese.

Mi ha fatto venire una gran voglia di vedere Love Actually e Insonnia d’amore che sono più volte citati e che non ho mai visto. Su Notting Hill, invece, ero abbastanza preparata, su Pretty Woman ero preparatissima! 😉

Shadowhunters – Città di vetro

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E siamo giunti al capitolo conclusivo (si fa per dire). Leggibilissimo e scorrevole.

Tutto si svela e giunge a compimento. Il personaggio di Simon è quello che ha, alla fine, lo sviluppo, anche introspettivo, delineato meglio. Non male la trovata di Ithuriel, ma Jace che si autoflagella per metà libro è discretamente insopportabile.

La trovata dalla Clare per tenersi aperta la prosecuzione della saga vince a mani basse il premio banalità.

Avevo deciso di non leggere oltre (e per il momento tengo il punto), ma dopo la visione del film la mezza mela ha pensato bene di andarsi a leggere tutti gli spoiler del mondo sul seguito della saga e commentando poi con me mi ha fatto venire una discreta curiosità…