Le meraviglie del mercato la mattina presto

Compatibilmente con gli impegni, di solito il venerdì mattina, prima di andare a Studio, passo al mercato settimanale e prendo il pesce. Ho il mio banco di fiducia e vado a colpo sicuro. Con un po’ di fortuna sfuggo anche alla ressa, sennò prendo il mio bel numeretto e aspetto.

Stamattina mentre stava per toccare a me arrivano tre signore sulla settantina (non posso dire “vecchie” che se lo sa nonna non mi invita più a pranzo!). Già dal caos che hanno generato per prendere il numero si capiva il tipo: stracciamaroni, maleducate che metà bastava, di quelle che siccome sono uscite loro, il mondo era meglio se stava a casa. Una delle tre in particolare ha attirato la mia attenzione e fatto partire il giramento di palle che prima del caffè della mattina ha il meccanismo estremamente sensibile: accento partenopeo che mi ha ricordato un’odiosa parente acquisita e tentativo pur di passare avanti di tirarmi via i piedi con il carrello della spesa. A seguire passeggio davanti al banco avanti e indietro perché lei doveva vedere bene il pesce, perché lei ci capisce, perché lei lo conosce. Sì, vabbé, ma non è il turno tuo, quindi levati dalle palle!

Ad un certo punto le perle di scienza che certi soggetti non possono fare a meno di comunicare al mondo sono arrivate. La partenopea esaltava la diversità del pesce di mare rispetto a quello allevato, che lei lo riconosce a vista (e pure se la signora del banco le ha detto che le orate erano pescate lei insisteva che non era vero…). Allora l’amica le ha detto di aver sentito alla televisione che è meglio il pesce d’allevamento di quello pescato in mare, perché negli allevamenti l’acqua la cambiano (???!!!) ed è sicuro (???) che è pulita, mentre quello pescato in mare magari si è nutrito in zone inquinate. E lei a questo punto non ha saputo resistere alla tentazione di dimostrare quanto conosce il pesce, ha indicato i calamari (mentre io li stavo comprando!!!) e ha detto con tono cospiratorio alle amiche “questi vanno alla foce dei fiumi e si mangiano i topiO_o

Confesso di aver cercato su internet, ma persino google si rifiuta di avallare una cosa simile… La mezza mela si sta ancora rotolando dalle risate.

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Reinterpretazioni

La domenica pomeriggio mia nonna la trascorre abitualmente al cinema con alcune amiche…

Io: No’ che vi siete viste al cinema domenica?

Nonna: Camorra! Bello, un po’ pesante, ma è la realtà, è bene saperla…

Io: Ma avrete visto Gomorra, non Camorra! Quello tratto dal libro di Saviano che parla di camorra…

Nonna: no, Camorra, Camorra!!! è di camorra che parla!

Io: O_o

Mamma e lo sport

Mia mamma e lo sport (qualsiasi esso sia, senza distinzioni) appartengono a due pianeti diversi e molto distanti.

Un esempio? All’inizio del fidanzamento, mio padre la portò allo stadio nel vano tentativo di farla partecipe della sua passione calcistica. Le spiegò sommariamente le regole e le indicò la porta in cui avrebbero dovuto segnare. Durante il secondo tempo, mia mamma esultò per un goal. Mio papà la invitò a sedersi: non si era resa conto che nel frattempo le squadre avevano cambiato campo 🙄

Nel corso degli anni abbiamo provato ad interessarla ed erudirla, ma niente! Non c’è sport che faccia il miracolo. Ieri a pranzo abbiamo avuto la conferma: atletica leggera. 400 m, blocchi di partenza. E lei: “ma perchè quello parte più avanti degli altri?” 😮 …io credo di essermi posta la stessa domanda intorno ai 4 anni… 8)

Chiarimenti sulla “crisi vocazionale”

Visti i commenti al mio post 36 – 30 – 28, direi che forse qualche chiarimento è opportuno.

Io sento che la libera professione come avvocato non fa per me. L’ho sempre detto, su questo non ho molti dubbi. Ho iniziato la pratica perchè mi ci sono trovata e non rinnego questa scelta, perchè anche se non me la sento addosso, mi ha comunque permesso di fare tante esperienze diverse, di imparare a sbrigarmela un po’.

Poi ho fatto l’esame scritto per l’abilitazione, perchè intanto che mandavo CV in giro, non avevo nulla da perdere e ho provato. Confesso di averci messo meno della metà dell’impegno che metto di solito in quello che faccio, non sono mai stata tanto serena ad un esame (se te ne importa poco, non ti agiti). Non pensavo di averlo superato, non pensavo nemmeno il contrario… semplicemente non mi importava granchè.

Ora mi trovo in questa condizione: l’esame l’ho passato. Dai mille CV spediti, nessuna risposta. Non è il “mio” lavoro, ma non mi va nemmeno di buttare tutto alle ortiche senza averci manco provato, non è nel mio modo di essere non portare a termine le cose (o per lo meno provarci!).

Se dovesse andar male, vorrà dire che ho studiato per cultura personale e che il destino si è preso un po’ gioco di me.

Se dovesse andar bene, avrò solo un titolo in più da inserire nel CV, un titolo che magari mi aiuterà ad aprire qualche porta (o magari no). Ad ogni modo potrò tranquillamente fare l’avvocato/casalinga, l’avvocato/cuoca, l’avvocato/mamma, l’avvocato/editrice, l’avvocato/sognatice… o qualsiasi altra cosa mi passi per la testa… no???

Perplessità

Leggere certi libri mi turba in un modo che non riesco a metabolizzare.

Io sono una persona razionale, di quelle con i piedi per terra, che fa fatica a lasciarsi andare e che quando conosce qualcuno sta sempre un po’ sulle sue all’inizio… eppure certi libri mi entrano dentro in un modo che non riesco a gestire.

Alla veneranda età di 28 anni, mi trovo a non riuscire a separare le emozioni del protagonista di turno dalle mie, cambio umore in base all’evoluzione della storia, mi rattristo fino alle lacrime se la trama lo richiede e divento euforica quando le cose vanno per il verso giusto. Questo mi capita soprattutto con le storie d’amore, ma non solo (mentre leggevo Mille splendidi soli mi sono svegliata terrorizzata nel cuore della notte credendo di essere sotto un bombardamento), in genere sono le storie con protagoniste femminili a colpirmi di più, soprattutto se scritte in prima persona, mi ritrovo proprio a vivere un’altra vita.

Da una parte, ovviamente, grandi meriti vanno all’autore, ma dall’altra mi chiedo come sia possibile che io, che tendo a razionalizzare tutto, non riesca a leggere certi libri con il distacco dovuto…

La cosa mi lascia quanto meno perplessa…