Questo non è un romanzo fantasy!

Io ormai ci ho rinunciato. La mia wish list non diminuirà mai. Ho comprato domenica scorsa due libri che volevo e ora eccone un altro…

Questo non è un romanzo fantasy lowQuesto non è un romanzo fantasy! di Roberto Gerilli, pubblicato da Plesio Editore.

Ambientato nella cornice d’eccezione del Lucca Comics & Games (e questo mi intriga perché da troppo non vado al Lucca Comics), Questo non è un romanzo fantasy! riflette con ironia sugli stereotipi più in voga nella narrativa fantastica e ritrae con freschezza e realismo i geek di oggi. Utilizzando quanto imparato da Doctor Who, Ritorno al futuro, L’attacco dei giganti e Ghostbusters, il giovane autore de Le cronache di Falcograd, Filippo Mengarelli, e l’illustratrice e fangirl Alessandra, dovranno assicurare il lieto fine ai quattro cosplayer che si aggirano per Lucca vestiti come avventurieri di Falcograd.

Di cosa parla il libro? Filippo Mengarelli ha un’ultima speranza: il Lucca Comics & Games. Il suo esordio letterario, Le cronache di Falcograd, è stato stroncato da pubblico e critica, e il resto della trilogia rischia di non essere mai pubblicato. Durante la manifestazione, il ragazzo vuole trovare qualcuno disposto a credere nella sua opera. E qualcuno c’è: quattro cosplayer ispirati ai protagonisti del romanzo, ragazzi molto immedesimati, al punto da far nascere qualche sospetto sulla loro identità. Aiutato dalla sua amica Alessandra, illustratrice e fangirl, Filippo dovrà scoprire la verità sui quattro e trovare il modo di assicurare a tutti il lieto fine. Tra citazioni e riferimenti nerd, Questo non è un romanzo fantasy evidenzia con ironia i pregi e i difetti del Fantasy visto attraverso gli occhi di chi lo scrive, ma soprattutto di chi lo legge.

Chi è l’autore? Roberto Gerilli è un anconetano che da trentacinque anni vive cibandosi di libri, fumetti, film e serie tv. Si è laureato in ingegneria elettronica ma non è riuscito a creare il flusso canalizzatore, per cui ha deciso che da grande diventerà uno scrittore. Nel frattempo beve tè e racconta storie alla lepre marzolina. Nel 2014 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Città Senza Eroi, edito da UteLibri. Scrive per Diario di Pensieri Persi e Speechless Magazine.

Il sito di RobertoFacebookTwitterPlesio Editore Tutti disponibili per interviste e altre informazioni.

Va be’, vado ad aggiungerlo alla wish list!

Wish list

Su aNobii ho una wish list lunga 13 pagine. 

Ho almeno 70 libri da leggere più un’infinità di ebook che non ho nemmeno inserito.

Ora io mi chiedo: sarà sano e normale che io invece di leggere i libri che ho già o che ho già individuato, continui maniacalmente a farmi attrarre da nuove letture che non c’entrano nulla con quelle già in attesa? Sarà normale che se solo un’amica mi parla di un libro carino, io non sappia resistere? Sarà normale che non riesco a leggere con metodo anche se me lo prefiggo ogni volta?

No, perché di questo passo io quello che è in wish list non lo leggerò mai…

La versione di Barney

C’è stato un tempo in cui osavo sognare che Miriam e io, superati i novanta, saremmo spirati insieme, come Filemone e Bauci. E allora un munifico Zeus, con un lieve tocco del caduceo, ci avrebbe trasformato in due alberi vicini, coi rami che si sfiorano d’inverno, le foglie che si intrecciano a primavera.

Ho comprato La versione di Barney una vita fa. Come spesso mi succede in questi casi, l’ho lasciato sullo scaffale in attesa che arrivasse il momento giusto. Complice la sfida dell’autore, lettera R come Mordecai Richler, mi sono decisa a prenderlo in mano. Le prime 50 pagine ho fatto fatica. Barney, ricco ebreo canadese con un carattere pessimo, superati i sessantanni decide di scrivere le sue memorie, perché sente la necessità di lasciare la sua versione dei fatti sulla scomparsa dell’amico Boogie del cui omicidio è stato accusato. Per farlo, però, deve partire dal principio, da quando si sono conosciuti. Il racconto non è lineare, Barney adora perdersi in incisi ed aneddoti. All’inizio questa modalità spiazza, poi diventa familiare. La sua vita a Parigi, il matrimonio con Clara, il gruppo di artisti dalla vita tormentata che ha frequentato, il dolore, l’arrivo in televisione, il successo e i soldi, il secondo matrimonio e poi finalmente l’amore. Barney racconta tutto a modo suo: scanzonato, provocatorio, eternamente ubriaco, imperfetto e insicuro.

Quello che non mi aspettavo è che questo libro, divertente e piacevole, mi colpisse al cuore con tanta forza. L’amore per Miriam, nella sua imperfezione, credo sia uno dei più belli mai raccontati. La loro unione, la loro complicità, l’adorazione nei confronti di lei, mi hanno scaldato il cuore come non succedeva da tempo.

Poi arriva la parte dolorosa del libro, quella che mi ha intristita e preoccupata e angosciata. Ma Richler sa il fatto suo e svela il mistero della scomparsa di Boogie nelle ultime 10 righe del romanzo (non è un modo di dire, lo dice proprio lì!) e lo fa in un modo che, nonostante tutto, ti fa tornare il sorriso.

Il mio primo 5 stelle del 2015. Senza ombra di dubbio!

All’epoca il mio secondogenito aveva solo dieci anni, ma sapeva già di essere capitato in un mondo ingiusto. Oh, dio mio, se fossi un angelo del Signore segnerei con una croce le porte di casa dei miei figli, in modo da tener lontano le sventure e la malattia.  Purtroppo, per quell’alto incarico mi mancano i requisiti, e quando avevo ancora un ruolo nelle loro vite sono stato impaziente, critico e punitivo. Sbagliando sempre tutto.
Cazzo, cazzo e cazzo.

Esaltata dal libro, ho commesso l’errore di convincere la mezza mela a vedere subito il film. Chiaramente con la memoria ancora fresca non ho apprezzato e sono stata troppo concentrata a lamentarmi delle distorsioni applicate. Due sono i difetti principali: 1. stilisticamente, visto che si trattava delle memorie di Barney, io avrei messo una voce narrante esterna che ci sarebbe stata benissimo; 2. contenutisticamente, lo scopo del romanzo è per Barney quello di dare la sua versione sulla scomparsa di Boogie, è quello il fulcro, nel film però un po’ questo aspetto si perde e svilisce la storia a mio avviso.

Resta il fatto che questo libro mi ha travolta. Da leggere!!!

Il messaggio segreto delle farfalle

Probabilmente non avrei mai letto di mia iniziativa questo libro, ma nella sfida dell’autore è uscita la lettera U e questo passava la casa 😉

Più riguardo a Il messaggio segreto delle farfallePurtroppo il libro non mi ha entusiasmata. Sicuramente scorrevole, leggero, veloce… ed è questo il suo grande limite. Layla Al-‘Uthman racconta una storia di una cultura lontana e pressocché sconosciuta per noi occidentali però l’autrice non approfondisce mai con mi sarebbe piaciuto. In certi punti che la vicenda sia ambientata in Kuwait sembra quasi irrilevante e questo a mio avviso è un gran peccato. Avrei voluto che spiegasse meglio le tradizioni, la cultura, le abitudini, così invece sembra solo una storia lontana con una protagonista che non riesce a far comunicare la sua parte moderna e ribelle, con quella rispettosa delle tradizioni ed umile. 

La storia mi sembrava anche prestarsi a questo genere di approfondimento. Nadia viene costretta dai genitori a sposare un uomo vecchio e crudele, ma incredibilmente ricco.Viene imprigionata da lui nel suo palazzo, dove è costretta a sopportare ogni genere di angheria e di cattiveria. Questa però è solo la prima parte della storia che prende poi una piega inattesa…

Insomma secondo me i presupposti c’erano, peccato che lo sviluppo sia rimasto ad uno stadio così leggero.

Il nostro Club di Jane Austen

Da oggi comincia una nuova avventura! 🙂 MagicamenteMe ha dato vita ad un Club di lettura dei romanzi di Jane Austen e di certo non potevo tirarmi indietro! Ogni mese leggeremo un suo romanzo e lo commenteremo insieme nel gruppo di lettura su Facebook. Per la prima volta non solo leggerò, ma rileggerò anche. La Austen mi ha proprio stregata!

Questo è il calendario:

Aprile – Persuasione

Maggio – L’abbazia di Northanger

Giugno – Emma

Luglio – Mansfield Park

Agosto – Orgoglio e Pregiudizio

Settembre – Ragione e sentimento

Ottobre – Lady Susan (non è ancora sicuro, ma è probabile)

Quindi da oggi si parte con la lettura di Persuasione (che è uno di quelli che io non ho letto), sei capitoli a settimana. Pronti…via!

Ansia da prestazione

Ok, inizio ad avere il sospetto di aver esagerato con gli impegni letterari.

Nel mese di aprile mi aspettano:

Nove vite come i gatti di Margherita Hack per la Sfida dell’Autore

Persuasione di Jane Austen per il Club di Jane Austen (sul quale seguirà post a breve)

The Help di Kathryn Stockett mi sta arrivando per posta direttamente dalla staffetta letteraria

Mi consolo pensando che se mi prenderanno, come credo e spero, alla fine non sarà poi così difficile 😉 In compenso alla fine del mese avrò ben tre libri di donne da aggiungere alla sfida al femminile 😀

Vicolo del mortaio

Più riguardo a Vicolo del mortaioQuesto libro mi è stato regalato da un’amica il Natale di due anni fa. Non ero pronta a leggerlo subito (capita anche a voi?) e l’ho lasciato in attesa. Con la scusa della sfida dell’autore, però, ecco che Nagiub Mahfouz è finito tra le mie mani, stupendomi molto piacevolmente.

Con pochi tratti l’autore ci porta a scoprire la vita quotidiana degli abitanti di un vicolo del Cairo. Si sentono le voci, si vedono i colori, si percepiscono gli odori. Tutti gli abitanti del vicolo ci vengono presentati a poco a poco, le loro esistenze vengono svelate e ci si trova a sbirciarli con curiosità da una finestra socchiusa. Magnifica capacità narrativa (d’altra parte se ha vinto il Nobel un motivo ci sarà, no?), stile pulito ma molto coinvolgente, personaggi tutti caratterizzati in modo perfetto. Hamida l’avrei presa a pizze in faccia una riga sì e l’altra pure 😉 ma anche questo rende un personaggio memorabile. 

Tempo fa avevo letto Autunno egiziano  con il quale però avevo avuto maggiori difficoltà ad entrare in sintonia (probabilmente anche per la storia narrata). Vicolo del mortaio invece ti assorbe e ad un certo punto hai la sensazione di vederli quei luoghi e di conoscerle quelle persone. Molto bello! 

I 7 peccati capitali della lettura

Copio dal blog di Federica questo meme che ha già spopolato:

1. Avarizia: Qual è il tuo libro più costoso? E quello meno? Libri costosi forse qualche raccolta di foto, libri di viaggi che compriamo con la mezza mela per ricordo,… Tra quelli più economici direi Romeo e Giulietta vecchissima edizione Newton a 1.000 lire (quelli sì che erano affari!).

2. Ira: Con quale autore hai un rapporto di amore/odio? In realtà con nessuno, anche se mi capita di arrabbiarmi molto quando un autore che amo scrive qualcosa che secondo me non è “all’altezza” o se viene pubblicato qualcosa di suo per un evidente scopo commerciale.

3. Gola: Quale libro hai divorato e riletto in continuazione senza alcuna vergogna? Divorati tanti, riletti solo Seta di Baricco in tutta la mia vita di lettrice. 

4. Pigrizia: Quale libro hai tralasciato o messo da parte per pigrizia? Golden Bats and pink pigeon di Durrell, perché non è un’idea geniale iniziare a leggere libri in inglese partendo da un trattato di etologia sulle Mauritius

5. Superbia: Di quale libro ti piace parlare per sembrare intellettuale? In realtà non sono una che fa grande sfoggio, perché secondo me in una “gara tra lettori” trovi sempre chi ha letto davvero più di te. Certo ho letto Madame Bovary, Anna Karenina, Guerra e pace e quest’anno anche I Miserabili… scusate se è poco 😉

6. Lussuria: Quali caratteristiche trovi più attraenti nei personaggi maschili? Romantico ma non sdolcinato, energico ma sempre rispettoso, ironico quanto serve. Darcy io lo amo!

7. Invidia: Quale libro vorresti ricevere come regalo? che domanda… TUTTI!!! 😀

Novità: le staffette letterarie!

Come anticipato alla fine del post su Il gusto proibito dello zenzero, il libro sarà oggetto di una staffetta letteraria. Di cosa si tratta? ora vi spiego!

Vi è mai capitato di conoscere una persona, virtualmente peraltro, e di scoprire subito una gran sintonia? Ecco, a me è successo con Silvia, così quando ha proposto l’idea delle staffette letterarie su Facebook, io non ho saputo resistere. Ha creato un gruppo piuttosto selezionato (che ora sta crescendo alla grande) e all’interno del gruppo scegliamo un libro e una di noi, dopo averlo letto, lo fa girare tra le altre interessate spedendolo con piego di libri. Ognuna lascia il suo segno sul libro, i suoi commenti, il suo modo di leggere,… poi lo passa di nuovo. Così finché la staffetta non si chiude tornando a chi lo ha fatto partire. Un modo diverso di leggere, un modo che ovviamente mi intriga.

Al momento sono in viaggio Il cuore selvatico del ginepro che ha fatto partire Silvia (ora è alla seconda lettrice e a me arriverà presumibilmente addirittura dopo le vacanze estive!!!) e Il gusto proibito dello zenzero spedito da me la scorsa settimana che spero arrivi presto alla prima della staffetta. 🙂 Nel frattempo stiamo organizzando la partenza di The Help e de La ragazza delle arance. Purtroppo i tempi delle poste sono quello che sono, ma noi non ci demoralizziamo e vogliamo far partire tutte le staffette che riusciremo ad organizzare 😀

I Miserabili – Considerazioni finali

E’ dal 4 novembre che il volume de I Miserabili è il nostro miglior complemento di arredo. Con una settimana di anticipo sulla fine del book club, io, Moma e Katiu lo abbiamo finito. Voglio tirare le somme di questa esperienza, come lettura di un classico intramontabile e come partecipante al book club.

SUL LIBRO. Hugo mi ha messa in forte difficoltà. Mi rendo conto di aver perso un po’ l’abitudine ai classici ottocenteschi e in alcuni punti confesso di avercela fatta solo perché potevo cimentarmi in commenti acidi e/o disperati con Moma e Katiu. Di certo quello che ho appena finito è un classico in tutti i sensi. Jean Valjean è il protagonista ottocentesco per antonomasia. Lui, un miserabile, riscatta se stesso con la fede, il lavoro, l’umiltà e la dedizione. Trae gioia solo dalla gioia del suo oggetto d’amore: la figlia/protetta Cosette. Ma Jean non è l’unico personaggio perfetto da quel punto di vista. Mi rendo conto che anche Cosette lo è. Lei e Fantine più volte mi hanno fatto perdere la pazienza con il loro modo di fare, ma poi mi sono dovuta rassegnare al fatto che di donne “libere e indipendenti” nell’ottocento non è che ce ne fossero a valanghe. Tra i tanti personaggi che si sono affacciati in queste mille pagine, porterò nel cuore Eponine e Gavroche, entrambi a modo loro si sono riscattati dal loro destino di miserabili. Javert invece mi è sempre stato insopportabile e la sua rigidità mentale lo ha reso distante e poco coinvolgente per me. 

Le descrizioni di Hugo non riesco a paragonarle a niente che io abbia letto in precedenza. Alcune pagine sono un vero attentato alla salute mentale del lettore. Waterloo e la cloaca li ricorderò con orrore supremo. Devo dargli atto che ha curato l’ambientazione parigina ai limiti della maniacalità. Lo stile è classico, forbito, denso di notazioni e di dettagli. Non è proprio un libro da ombrellone, ma mi è entrato sottopelle con calma e determinazione. Mi è dispiaciuto solo perché in alcuni punti ho avuto la sensazione di non riuscire a godere appieno della poesia e della profondità dei pensieri di Hugo perché troppo diluiti in mille divagazioni. Nel complesso, comunque, sono soddisfatta della lettura e sono certa che mi tornerà in mente spesso.

SUL GRUPPO DI LETTURA. Avevo già provato un gruppo di lettura su aNobii, ma non mi aveva entusiasmata per niente. Questa volta, invece, il gruppo ha fatto la differenza. La presenza costante di Moma e Katiu e la supervisione di Fragola hanno reso la lettura più stimolante e divertente. Mi piace il confronto con gli altri per capire cosa loro hanno amato di più, cosa invece li ha lasciati indifferenti. In più di un momento la presenza delle mie compagne di lettura (anche se sono due secchione e hanno finito TUTTE le settimane prima di me minando profondamente la mia autostima) è stata essenziale. L’esperienza mi è piaciuta e non vedo l’ora di fare il bis.

Nel frattempo, però, devo smaltire un po’ di letture arretrate 😉