Una madre lo sa

Raccontami ancora di quando avete preso l’aereo con il mio orso di pezza, raccontami di come tu non potevi fare un figlio con la tua pancia e un’altra donna mi ha fatto con la sua ma era troppo giovane per prendersi cura di me […]
– Non è difficile da spiegare. La mia pancia era rotta e io soffrivo per questo. La tua mamma non poteva tenerti e tu soffrivi per quello. Abbiamo messo insieme i nostri dolori per provare a farne una felicità.
Raccontami ancora della prima volta che mi hai preso in braccio e mi hai detto amore, di come piangevi di felicità. […] Raccontami ancora della prima sera che sei stata mia madre e mi hai cantato la canzone che ti cantava tua madre. Raccontami di quando mi hai messo nel letto. Dai, mamma: racconta un’altra volta la notte in cui sono nato.

alcuni passi di J.L. Curtis, Tell Me Again About the Night I Was Born trascritti in Raccontami la notte in cui sono nato di C. De Gregorio

Un bel libro. Tante storie diverse che ruotano attorno al tema comune della maternità. Tanti spunti di riflessione su un tema a volte trattato con troppa superficialità e sovrabbondanza di luoghi comuni. Mi è anche piaciuto lo stile della De Gregorio (di cui avevo letto solo articoli qua e là). Diretto, immediato, deciso, pulito ma anche coinvolgente.

P.S. l’ho letto per la sfida a tema (maternità). Visto l’esiguo numero di pagine per la prima volta in tre edizioni della sfida sono stata la prima e finire ma… con questo mese la sfida finiva 😦 quindi dovrò aspettare settembre per proporre il mio tema…

La Sfida a tema 3 – Bilancio finale

Anche la terza edizione della Sfida a tema si è conclusa e anche questa volta sono riuscita a portarla a termine. Per la prima volta in questa edizione sono riuscita a finire un libro per prima… ovviamente ho pensato bene di farlo a giugno che è l’ultimo mese della sfida, quindi per proporre il mio tema (che avevo già scelto con molto orgoglio) dovrò aspettare una nuova edizione a settembre 😦

Questa volta ho letto:

Mistero: La maga delle spezie – Divakaruni Chitra B.
Speranza: La ragazza di giada – Lisa See
Divisione: I pilastri della terra – Ken Follett
Libri: La biblioteca del buon romanzo – Laurence Cossè
Verità: E’ la vita che sceglie – Silvia Nucini
Numeri: 1984
Maternità: Una madre lo sa – Concita De Gregorio

Il classico del mese: 1984

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Considerato uno dei maggiori esempi di romanzo distopico (antiutopico, poichè contiene una realtà totalmente priva di elementi desiderabili), 1984 mi ha affascinata e spaventata allo stesso tempo. Scritto nel 1948 (il titolo nasce dall’inversione delle ultime due cifre della data di stesura), George Orwell riesce a concentrare in questo romanzo tutti gli orrifici aspetti delle dittature del novecento.

Il protagonista del romanzo, Winston Smith, è un membro subalterno del partito, incaricato di “correggere” i libri e gli articoli di giornale già pubblicati, cioè modificarli in modo da rendere riscontrabili e veritiere le previsioni fatte dal partito; egli inoltre si occupa di modificare la storia scritta, contribuendo così ad alimentare la fama di infallibilità del Partito stesso. Apparentemente è un tipo malleabile, ma Winston in realtà mal sopporta i condizionamenti del partito e non riesce ad adeguare la propria mente al bipensiero. 

I temi trattati da Orwell sono molteplici e alcuni sono di un’attualità che è chiara indicazione di cosa debba avere un libro per essere immortale. L’autore spiega l’uso della guerra a fini propagandistici, la forza dell’induzione del pensiero, l’importanza della cultura (o meglio della sua assenza) in una struttura sociale che voglia essere profondamente gerarchizzata, descrive in modo magistrale la difficoltà del protagonista di relazionarsi al passato e ai ricordi, poiché questi gli vengono progressivamente sottratti da un Partito che cambia la storia per renderla funzionale al suo scopo.

1984 diventa un terribile ed efficace atto d’accusa da parte di Orwell nei confronti della pretesa totalitaria di voler piegare la realtà e le persone ad un fine superiore, che idealmente coincideva con la felicità del popolo, ma alla fine si identificava nell’ubbidienza cieca ai partiti totalitari e ai loro leader.

Un libro su cui riflettere all’infinito. Decisamente un classico da leggere!!! 

(letto anche per la sfida a tema: Numeri)

La libreria del buon romanzo

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Innanzi tutto devo ringraziare Sara per questo delizioso libro 🙂 ho approfittato della sfida a tema (questo mese: libri!!!) per leggerlo.

Si parla di una libreria (in cui vengono venduti solo buoni romanzi scelti con un sistema piuttosto complesso e vario), dell’amore per i libri e della totale dipendenza che i lettori appassionati hanno nei loro confronti. Come non innamorarsene? Per tenere un po’ alta la tensione narrativa, poi, l’autrice ci ha infilato un leggero risvolto giallo che non guasta. La fase di allestimento della libreria l’ho adorata… anch’io voglio aprirne una!!! 🙂 Leggendo non ho potuto fare a meno di chiedermi più volte se la libreria del buon romanzo farebbe al caso mio… i buoni romanzi piacciono a tutti, ma confesso che mi capita di leggere anche squisite porcherie per inframezzare e non voglio rinnegarle. Mi sono anche chiesta se esista un criterio generale per definire un buon romanzo, o se un romanzo sia buono solo per il rapporto che il lettore riesce ad instaurare con lui e quindi in maniera del tutto soggettiva. Tante domande, tutte letterarie! 😉

Ha, forse, l’unico difetto di essere “molto francese”. Tanti sono i richiami a libri ed autori e si tratta principalmente di letteratura francese. Finché parliamo di grandi classici, nessun problema, ma quando si passa ad autori minori o contemporanei la sensazione di perdersi qualche sfumatura c’è sempre.

Questo però proprio a voler fare i pignoli 😉

I pilastri della terra

La lettura de I pilastri della terra mi ha prima di tutto sorpresa. Di proposito non avevo letto nulla sulla trama e, chissà perché, mi aspettavo da Ken Follett un thriller dei più classici, mentre mi sono trovata davanti ad un “mattonazzo medievaleggiante”. Superato il primo impatto, il libro mi ha presa e appassionata. Le oltre 1.000 pagine si leggono di slancio e solo in alcuni punti ho avuto la sensazione che l’autore la tirasse un po’ troppo per le lunghe.

La trama è così complessa e articolata, nonché densa di personaggi, che dire qualcosa è perfettamente inutile. L’unica cosa che mi viene da dire è che Follett riesce a rendere il Medioevo affascinante, attuale, vicino al lettore, coinvolgente e i suoi personaggi colpiscono tutti nel segno.

Ho iniziato a vedere la miniserie trasmessa su Sky, ma ci sono TROPPE differenze rispetto al libro, il filo conduttore dell’unico elemento “misterioso” viene svelato all’inizio… non ho apprezzato molto e non so se vedrò le altre puntate… sono pignola, ma che senso ha snaturare la storia con inutili variazioni (perché Ellen dovrebbe essere una novizia che ha lasciato il convento???).

In libreria ho adocchiato Mondo senza fine… ma non so se sono pronta al “seguito”… voi l’avete letto? Merita?

La ragazza di giada

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Secondo libro di Lisa See che leggo (letto per la sfida a tema: desideri). Una bella finestra sulla Cina e sulla cultura cinese attraverso romanzi appassionanti e piacevoli. La ragazza di giada l’ho trovato leggermente inferiore a Fiore di neve, soprattutto parte in maniera molto più lenta all’inizio, ma poi decolla e alla fine non mi volevo più staccare da Peonia!!!

Non è la classica storia d’amore, come potrebbe sembrare, e non è il solito romanzo di formazione, come si potrebbe credere. E’ molto di più, soprattutto perché svela e illustra in maniera perfetta tutta la concezione della vita dopo la morte cinese. Affascinante e con il pregio di interessare il lettore non solo alle vicende dei protagonisti, ma anche agli usi e ai costumi di una realtà culturale così distante dalla nostra e spesso sconosciuta. Non vi dico la trama, perché credo che sia la classica storia in cui meno si sa e meglio è (certi accadimenti spiazzano un po’, ma poi se ne scopre lo scopo…).

Nel romanzo l’autrice utilizza spesso l’espressione cinese “fare le nuvole e la pioggia” per indicare i rapporti sessuali tra marito e moglie. L’ho trovata carica di un certo fascino ed ho provato a scoprirne l’0rigine, ma internet questa volta non è venuto in mio aiuto. Mi rimarrà la curiosità… intanto ho messo in wish list gli altri romanzi di Lisa See!!! 🙂

La maga delle spezie

Letto per la sfida a tema. Argomento: magia.

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In tutta onestà me lo immaginavo differente. Mi aspettavo un libro in cui le spezie fossero il vero cuore, mi immaginavo un po’ una storia di cucina, invece il tema trattato è molto più complesso e magico. Tilo è la Maga delle Spezie. Con le sue mani nodose sfiora polveri e semi, foglie e bacche, alla ricerca del sapore più squisito o del sortilegio più sottile e le spezie le parlano, si svelano a lei in tutto il loro potere. Pensare che ad occhi poco esperti appare come una vecchia signora indiana in una botteguccia di Oakland.

SPOILER A SEGUIRE Tilo racconta la sua storia, mette a nudo i suoi difetti e svela tutti gli sbagli commessi nella sua vita. Poi apre anche il suo cuore. Incurante delle conseguenze a cui andrà incontro, decide di non attenersi più alle ferree regole imposte dalle spezie e va oltre… FINE SPOILER

Non è brutto, ma non mi ha nemmeno entusiasmata come mi aspettavo. Per quanto di solito si tratti di un elemento secondario, trovo comunque che la copertina sia tra le più belle tra quelle in circolazione.

L’amante

Letto per la Sfida a tema, TEMA: Il triangolo.

Primo incontro con Abraham Yehoshua decisamente positivo. Questo è il classico libro che se avesse avuto More about L'amanteun’introduzione le avrei dedicato volentieri il mio tempo. Questo perché è talmente denso di sfumature e di livelli di comprensione che sperare di capirli dalla sola lettura (soprattutto senza una buona conoscenza della questione israeliano-palestinese) è pura utopia.

Yehoshua ha una prosa che mi ha incantata. Regala ai lettori un romanzo corale in cui offre tanti punti di vista sulla stessa vicenda, rendendo così il lettore totalmente partecipe. Regala un romanzo delicato, affascinante, denso e intrigante. Tante vite si intrecciano e Yehoshua riesce a mantenere indipendente il punto di vista di ogni protagonista.

La storia di base è quella che riguarda la ricerca di un amante perduto, del misterioso Gabriel. Si alternano le parole di Adam, agiato proprietario di una grande officina meccanica; le riflessioni della figlia Dafi, quindicenne insonne e ribelle; i sogni della moglie Asya, intellettuale precocemente ingrigita; gli stupori di Na’im, giovane operaio arabo; i vaneggiamenti della novantenne Vaduccia; e infine il resoconto stupefatto di Gabriel, l’amante scomparso. Adam e Asya sono una coppia ormai distante (anche a causa della prematura scomparsa di un figlio) e Adam è felice di regalare ad Asya un po’ di serenità e leggerezza portandole in casa un amante a cui dedicarsi. Detto così sembra anche un po’ “indelicato”, invece l’unico elemento che domina questo libro è proprio la delicatezza.

Mi rammarico di non aver probabilmente saputo apprezzare certe sfumature sociali, ma la storia e lo stile di Yehoshu nel complesso mi sono davvero piaciute.

Fiore di Neve e il ventaglio segreto

Devo la lettura di Fiore di Neve e il ventaglio segreto a FraLu che me lo ha caldamente consigliato. Mi sono avvicinata aspettandomi il classico romanzo, invece dentro ci ho trovato un altro mondo.

Giglio Bianco, ormai ottuagenaria unica More about Fiore di Neve e il ventaglio segretosopravvissuta a tutti i propri affetti, racconta la sua vita in tutti gli aspetti più nascosti e rivela una realtà a volte difficile da comprendere. Nella Cina del XIX secolo, quando mogli e figlie avevano i piedi bendati e vivevano in uno stato di isolamento quasi totale, le donne di una remota contea dell’Hunan ricorrevano a un codice segreto per comunicare tra loro: il “nu shu”, “la scrittura delle donne”. Le bambine venivano talora accoppiate come “laotong”, “vecchie se stesse”, in un vincolo di affetti destinato a durare per tutta la vita. Si scambiavano lettere tracciate a pennello sui ventagli o messaggi ricamati sui fazzoletti, e inventavano racconti, sfuggendo così alla propria reclusione per condividere speranze, sogni e conquiste.

Non avevo nessuna conoscenza della tradizione dei piedi fasciati e cercare di comprenderla ha richiesto davvero un grande sforzo per me. Ho cercato su internet, ho letto altro e ho provato ad andare più a fondo della semplice facciata. Non posso dire di aver compreso, ma sono stata felice di aprire gli occhi su un nuovo orizzonte. Il nu shu è stata una scoperta ricca di fascino e forza. Le donne cinesi, in un mondo in cui non ci si stancava mai di ripetere che era meglio avere un cane che una figlia, senza avere a disposizione apparenti risorse né materiali né intellettuali e  in risposta ad un clima oppressivo che le vedeva relegate e sottomesse, furono capaci, attraverso una modalità comunicativa,  di  trovare un senso alla propria vita. Loro, isolate dal mondo degli uomini e dalla loro scrittura, idearono un linguaggio segreto che trasformò il loro quotidiano. Crearono uno spazio intimo e riservato per comunicare fra di loro, uno spazio ignorato e trascurato dagli uomini e gelosamente custodito dalle donne legate in un rapporto di speciale ‘sorellanza’.

Come la stessa autrice Lisa See dice nei ringraziamenti finali, questo libro è essenzialmente un romanzo e non ha finalità divulgative. Eppure la scoperta di questo universo sconosciuto e lontano non può lasciare indifferenti e sveglia una curiosità che chiede di essere saziata. Pur trattandosi di una lettura non facilissima (perchè culturalmente tanto distante da noi), appassiona e tiene legati.

Ma questo romanzo è anche di più, perchè è denso di sentimenti, di rimpianti, di forza, di sacrificio e di coraggio. Rimanere indifferenti di fronte al racconto di queste donne cinesi è impossibile.