Aleksandrovich

Quando sono in viaggio inevitabilmente la mia attenzione viene attratta dalle librerie. Non quelle della grande distribuzione (cioè, anche da quelle), ma da quelle piccole e particolari.IMG_5457.JPG

Aggirandomi in una di queste, ho visto un libro sull’adozione. In copertina titolava in rosso Aleksandrovich – Storia di un’adozione, di Alessandro Berard.

La Federazione Russa non rientra i paesi che ci interessano, ma la storia di chi ci è passato prima di te, secondo me può sempre essere d’aiuto, così l’ho preso. La lettura, ahimè, mi ha un po’ delusa. Tranne alcuni passaggi molto particolari, infatti, il libro mi sembra più un diario per lo scrittore che un mezzo per comunicare con chi legge. La storia è apparsa confusa e distante a me che vivo e ho vissuto esperienze simili sulla mia pelle, mi chiedo cosa possa arrivare ad un lettore digiuno del mondo adozione.

Un vero peccato, perché di libri ben fatti sull’adozione se ne trovano sempre troppo pochi, scritti da chi ci è passato ancora meno. Un peccato anche perché l’autore mi è sembrato uno capace con la penna, ma appare un po’ condizionato dalla paura di dire troppo, di sbilanciarsi, di aprire la propria vita privata e soprattutto quella di suo figlio ad occhi estranei. Da una parte lo capisco, a volte sei in un turbine di sensazioni tali che potresti scriverne 5 di libri, ma poi ti rendi conto che non è questo che conta, che non è lo sfogo del momento ma il sentimento che ti spinge ad importare davvero. E quello semplicemente non si può spiegare.

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Figlia della seta

Più riguardo a Figlia della setaQuesto libro è essenzialmente la testimonianza di Anneli Schinkel, adottata a pochi mesi dalla Corea e portata in Germania. Vissuta con due genitori magnifici che ama moltissimo, ma profondamente desiderosa di ritrovare le sue radici, di scoprire se somiglia a qualcuno nel mondo.

Il libro è scritto in modo semplice e scorrevole. Anneli racconta di come è partita per un viaggio in Corea assieme a suo fratello (anche lui adottivo, anche lui coreano) e di come abbia incredibilmente trovato la sua madre naturale, pur non avendo alcuna notizia di lei, grazie ad un programma televisivo.

Forse alcune parti mi sarebbero piaciute più approfondite, soprattutto quando parla delle differenze tra cultura occidentale e cultura coreana, ma lo scopo del racconto, secondo me, è stato raggiunto in pieno. Anneli riesce a spiegare benissimo cosa spinge un figlio adottato ad andare alla ricerca delle sue radici, come ognuno abbia il suo percorso personale da scegliere e da seguire, come tutto ciò che desideri sia di avere accanto dei genitori adottivi che capiscano quello che cerca davvero.

Al centro del libro ci sono delle foto di Anneli a corredo della storia. Quelle di lei neonata sono BELLISSIME!

Una settimana lunghissima

Giovedì 16 il Tribunale dei minori mi ha telefonato per convocarci martedì mattina per un’udienza.

Ovviamente abbiamo pensato tutto e il contrario di tutto in quei giorni, alla fine martedì è arrivato. Ci hanno chiesto di noi e poi ci hanno proposto un abbinamento. Vuol dire che ci hanno parlato di un bambino in carne ed ossa e ci hanno chiesto se eravamo pronti ad accoglierlo. Abbiamo detto di sì, ma oltre a noi c’era un’altra coppia in ballo. 

Ieri pomeriggio il Collegio ha scelto la coppia ritenuta più idonea. All’altra non viene comunicato nulla. Non sei scelto? Nessuno ti dice nulla, ti lasciano cuocere nel silenzio.

Il silenzio che ora mi fa scoppiare le orecchie mi dice che non siamo stati scelti. Ed è durissima essere arrivati così vicini al sogno e vederlo svanire. C’è di positivo che questa esperienza è stata sicuramente formativa, che vuol dire che sanno che esistiamo e il nostro fascicolo non è sepolto in fondo ad un armadio polveroso, che ancora una volta ho avuto la prova di avere un marito pazzesco e delle amiche favolose. C’è di negativo che mi sono rotta le palle di fare art attack con i pezzi del mio cuore. 

Ma tant’è. Rimettiamo insieme i pezzi pure stavolta e ripartiamo. 

Di tempo libero (poco), ricette e letture

Ultimamente i week end volano via. Sabato mattina siamo stati a vedere un nuovo ente. Quattro ore di incontro che quanto meno si sono rivelate utili ed interessanti. Hanno rafforzato qualche certezza e fatto sorgere nuovi quesiti. Soprattutto mi hanno messa di fronte all’evidenza che i tempi di cui si parla mi sembrano biblici, dovrò comprare nuove scorte di pazienza, mi sa.

Nel pomeriggio spesa + commissioni + estetista et voilà, il sabato è finito.

Nella domenica piovosa, dopo il consueto stiraggio, ho sperimentato due nuove ricette: ho fatto una confettura di fejoia e melograno (1 Kg e 400 tra fejoie, succo di melograno e una mela + 800 g di zucchero) che piace molto alla mezza mela, mentre non trova il mio consenso, ma soprattutto ho cucinato le mie prime zucchine spinose! Nuove protagoniste dell’orto, devo dire che, se sopravvivi alla sbucciatura, saltate in padella con cipolla e 4 pomodorini di numero sono davvero gustose. Il sapore secondo me non ricorda nemmeno vagamente le zucchine, anzi, mi ricordava di più una melanzana o forse una patata aromatizzata… Le rifarò!

In tutto questo avrei voluto leggere e leggere e leggere, ma chiaramente quando ho guardato l’orologio mi sono accorta che la domenica era finita. Sono comunque andata avanti con Gli ebrei dello zoo di Varsavia. Ho bisogno di week end più lunghi. Quasi quasi faccio richiesta! 😉

Dimenticavo!!!

Al corso che non ci ha entusiasmati di cui vi ho parlato nei giorni scorsi la tipa è partita alla grande “adesso per cominciare la Dott.ssa XXX vi farà un breve riassunto di come si è evoluto l’istituto dell’adozione durante i secoli, perché, voi di sicuro lo sapete, si tratta di un istituto che affonda le sue radici nei tempi. Già Cesare, per fare un esempio, adottò Bruto…

e la mezza mela “un altro esempio, no???” 

Giro a vuoto

Sabato mattina ci siamo trascinati giù dal letto per andare ad un corso informativo di un altro ente.

Purtroppo non siamo rimasti entusiasti sotto nessun aspetto, ma tutto fa esperienza.

In compenso la direttrice ci ha tenuto a farci sapere che adottare in Kenya è bellissimo, che i bambini sono così belli, che è tutto così incredibile… c’è solo un piccolo problema. Il Kenya chiede un soggiorno della coppia sul posto per 8 mesi. OTTO. MESI.

La mezza mela è un impiegato con un tale attaccamento alla maglia che quando ha sentito parlare di otto mesi di soggiorno, quasi quasi l’ho visto interessato!

Abbiamo adottato un bambino

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Anna Genni Miliotti ha il potere di scrivere libri seri, pertinenti, ma sempre con quel velo di ottimismo, di speranza che ti fa tirare il fiato.

Più riguardo a Abbiamo adottato un bambino

Ti dice chiaro e tondo che sarà difficilissimo, ma sarà anche immensamente bello (e questo rincuora). Scorrevole e ben scritto, offre spunti di riflessione più o meno originali, ma riesce ad essere leggero e diretto.

Decisamente meno approfondito e specifico de Il cammino dell’adozione, ma comunque valido e interessante. Molto incentrato sull’adozione internazionale (che poi è quella che l’ha riguardata personalmente), dedica spazio anche al rapporto con “gli altri” (amici, parenti, insegnanti,…). La cosa incredibile è che più leggi, più ti trovi a dire “uh, vedi, a questo mica ci avevo pensato!”.

Ne ho già un altro in attesa sul comodino… che altri dubbi risveglierà?

E’ partita la caccia all’Ente!

Non volendo farci trovare impreparati quando arriverà il momento di scegliere (abbiamo un anno di tempo da quando ci è stato notificato il decreto di idoneità a fine luglio), con la mezza mela abbiamo iniziato a valutare qualche ente per l’adozione internazionale. 

Gli Enti autorizzati in Italia (quelli attraverso i quali è necessario passare se si vuole adottare all’estero legalmente) sono circa una 70ina, alcuni operano solo a livello locale, ma i maggiori hanno diffusione nazionale.

Di norma sul loro sito è scaricabile una Carta dei servizi che riassume come e in che paesi lavorano e poi si fa un incontro informativo per tutte le altre questioni. Ci sarebbero i forum per fare una cernita, ma sono un tale covo di psicopatici (senza offesa, eh!) che riescono a confondermi solo di più. Per ora preferisco basarmi sulla navigazione a vista.

Ieri siamo andati a conoscere il primo ente, l’ARAI, l’unico parastatale in Italia, che ci ha fatto davvero una buona impressione. Ha chiarito dei dubbi e scatenato altre 500 mila nuove domande (finiranno mai???). Ora abbiamo una serie di punti su cui vorremmo informarci. 

Intanto io sono partita per la tangente con Corea del Sud e Burkina Faso, mentre la mezza mela tenta di tenermi con i piedi per terra ben consapevole che la visita di un nuovo ente mi farà partire con la testa per altri paesi.

Il problema è che in queste situazioni ci vuole pazienza (TAAANTA!!!) e quando l’hanno distribuita io dovevo essere in bagno!!!

P.S. per la cronaca: della diffusione delle malattie mentali in Burkina Faso su internet si trova meno che sull’ultimo brufolo di Belen. Sarà una lunga ricerca!

Il cammino dell’adozione

foto (2)Il testo di Anna Oliverio Ferraris è davvero ben fatto. Tralascia tutta la parte dell’iter adottivo burocratico (che in fondo cambia sempre un po’ da Tribunale a Tribunale e per il quale è più immediato informarsi sul posto) e si concentra sull’approccio con il minore. L’ho trovato interessante per i numerosi e dettagliati consigli che dà, per le spiegazioni precise sul miglior atteggiamento, sulle possibili (tante) difficoltà e le probabili soluzioni. Interessanti anche le varie esperienze concrete di chi ci è già passato.  E’ chiaro, scorrevole, ben scritto e di facile accesso a tutti. Le lettura di certi passaggi genera inevitabilmente un po’ di ansia, ma mi consolo pensando che in molti sono sopravvissuti 😉

NOTA: lo abbiamo comprato nella libreria di Brunico. Purtroppo anche le librerie più grandi e fornite tendono a dare poco spazio ai testi sull’adozione (se ne hanno, ce ne sono al massimo due) e quindi la maggior parte li compro on line, anche se questo mi priva di quel contatto diretto che meglio riesce a farti capire se il libro ti interessi davvero o meno. Se ne trovo uno, come premio per la libreria, lo compro 😉

Tu mira sempre al sole

Dopo “soli” 5 mesi di burocratica attesa, finalmente, la nostra idoneità all’adozione è scritta nero su bianco nelle pagine di un decreto che non è ancora materialmente in nostro possesso, ma ESISTE!!! 🙂

Ora siamo ufficialmente in lista per l’adozione nazionale, mentre da settembre decideremo se e come muoverci per l’internazionale (non avrete mica creduto che fosse finita qui, vero?!? Il “bello” viene ora!).

Per la nazionale la Cancelliera è stata così garbata da dirmi “lo sa, vero come funziona? … potrebbero non chiamarvi mai!” Oh, grazie! Ti tengono qui per sollevare il morale alla gente???

Comunque ne siamo consapevoli, ma oggi me ne frego. Seguo il consiglio di un’amica speciale: “Tu mira sempre al sole“.

🙂