Bianco e nero

Sabato sera, reduci da un pranzo da guinness a casa dei miei nonni (dico solo che nonna cucinava da martedì!!!), io e la mezza mela ci siamo regalati una serata di assoluto relax: caminetto acceso e dvd 🙂

Questa volta la scelta del film mi spettava di diritto e ho optato per Bianco e Nero, curiosa di questa interpretazione di Volo che mi mancava e di un film che mi ispirava abbastanza. Nel complesso le mie aspettative non sono state deluse, un po’ prevedibile e buonista a tratti, ma anche con interessanti spunti di riflessione.

La trama: Elena (un’Ambra Angiolini per la verità niente male) è devota alla sua attività di mediatrice culturale tra gli africani e le istituzioni italiane, ma inconsciamente spera che il suo impegno possa in qualche modo espiare i pregiudizi razziali dei genitori borghesi. Il marito Carlo (Fabio Volo mi piace sempre di più) non condivide il suo stesso entusiasmo e non ama accompagnarla alle serate benefiche promosse dall’associazione perché si sente fuori luogo. Finché non conosce Nadine, l’affascinante moglie senegalese del collega di Elena, e se ne innamora.

Tanti i luoghi comuni che la Comencini affronta e forse il film ruota un po’ troppo intorno a questi. La contrapposizione bianco – nero appare più volte insuperabile tanto è radicata, le sfumature di cui Carlo parla ad Elena appaiono lontane e irrangiungibili. Nel complesso film carino e un buon finale (secondo me!) 😉

Annunci

di Pino Petruzzelli

Da sempre i rom e i sinti sono stati quello che noi avevamo bisogno di vedere in loro. Ora l’incubo, ora il sogno, mai degli esseri umani con le nostre stesse, mille, sfaccettaure. Nell’immaginario collettivo o suonano il violino o sono delinquenti. In tutti e due i casi, nel bene o nel male, falsità.
Proiezioni distorte di nostri bisogni che sfociano nel razzismo.
Si obbietterà: se lo meritano, gli zingari rubano.
È vero, alcuni rom e sinti rubano, come alcuni siciliani sono mafiosi, come alcuni veneti tirano pietre dai cavalcavia, come alcuni professionisti frodano il fisco, ma il fatto che “alcuni” vadano fuori dalle regole non ne sancisce una generale e aprioristica negazione dei diritti.
Molti italiani di etnia Rom e Sinta, perché la maggior parte di quelli che vivono nel nostro territorio sono italiani a tutti gli effetti, vivono mescolati con noi senza che nessuno se ne accorga. In Italia ci sono pittori, professori universitari, neurologi, campioni sportivi, impiegati rom e sinti, per non parlare di quello che accade nel resto d’Europa. In Bulgaria il maggior cardiochirurgo del paese è rom.
Quanti di quelli che amano la musica sanno che il primo grande jazzista europeo Django Reinhardt era zingaro?
Quanti di quelli che amano il cinema sanno che Yul Brynner era zingaro? Così come Michael Caine e Bob Hoskins. Persino Charlie Chaplin e Rita Hayworth avevano una parte di sangue zingaro nelle  vene.
Quanti tifosi che la domenica affollano gli stadi sanno che diversi loro beniamini, anche in odore di Pallone d’Oro, sono zingari?
Per noi i rom e i sinti sono solo quelli che chiedono l’elemosina.
Ci battiamo per l’abolizione degli zoo, ma mettiamo in piedi campi zingari nei posti peggiori dove ghettizziamo e umiliamo degli esseri umani. Si impedisce a rom e sinti di viaggiare e nello stesso tempo di fermarsi. Eppure ci aspettiamo gratitudine. Vorremmo andare in mezzo a loro e vederli piegati in quattro per ringraziarci.
Osservando i luoghi che destiniamo loro nelle città, possiamo vedere rappresentato, senza veli o mistificazioni, l’interesse che questo secolo nutre verso quei dimenticati della Terra che prendono ad esistere ai nostri occhi solo in campagna elettorale. Gli “ultimi” sono un ottimo argomento di discussione, un nuovo campo di battaglia. Alla fine delle ostilità, poi, i vincitori andranno a fare festa, i vinti si leccheranno le ferite e il campo di battaglia devastato sarà ripianato e pressato a dovere con un bel rullo per essere pronto, quando sarà il momento, per nuove battaglie.
Noi crediamo di conoscerli, ma in realtà non sappiamo niente di ciò che sono costretti a subire: dagli sgomberi ai rifiuti per le donne a partorire negli ospedali. Questa è la loro quotidianità.