Help Me!!!!
Per la sfida del protagonista hanno scelto la lettera Z… e io ora cosa leggo???
Mi viene in mente solo il Dott. Zivago, ma così, a pelle, mi sa di noioso… sbaglio???
Attendo consigli!!!!
Help Me!!!!
Per la sfida del protagonista hanno scelto la lettera Z… e io ora cosa leggo???
Mi viene in mente solo il Dott. Zivago, ma così, a pelle, mi sa di noioso… sbaglio???
Attendo consigli!!!!
Bisogna che lo confessi: credo poco alle leggi. Se troppo dure, si trasgrediscono, e con ragione. Se troppo complicate, l’ingegnosità umana riesce facilmente a insinuarsi entro le maglie di questa massa fragile, che striscia sul fondo. Il rispetto delle leggi antiche corrisponde a quel che la pietà umana ha di più profondo; e serve come guanciale per l’inerzia dei giudici. Le leggi più antiche non sono esenti da quella selvatichezza che miravano a correggere, le più venerabili rimangono ancora un prodotto della forza. La maggior parte delle nostre leggi penali – e forse è un bene – non raggiungono che un’esigua parte dei colpevoli; quelle civili non saranno mai tanto duttili da adattarsi all’immensa e fluida varietà dei fatti. Esse mutano meno rapidamente dei costumi; pericolose quando sono in ritardo, ancor più quando presumono di anticiparli. E tuttavia, da questo cumulo di innovazioni pericolose e di consuetudini antiquate emerge qua e là, come in medicina, qualche formula utile. I filosofi greci ci hanno insegnato a conoscere un po’ meglio la natura umana; i nostri migliori giuristi da qualche generazione rivolgono le loro cure nella direzione del senso comune. Ho posto in atto anch’io talune di quelle riforme parziali che sono le sole durevoli. Ogni legge trasgredita troppo spesso è cattiva; spetta al legislatore abrogarla o emendarla, per impedire che il dispregio in cui è caduta quella stolta ordinanza si estenda ad altre leggi più giuste.
Memorie di Adriano
- Marguerite Yourcenar -
Nuovo romanzo di Laura Costantini e Loredana Falcone. Nuova storia d’amore (elemento essenziale in ogni loro libro) e nuova ambientazione. Dopo i ranch e i cowboys (La colpe dei padri), l’America anni ‘20 (New York 1920 – Il primo attentato a Wall Street), la guerra israeliano palestinese (La guerra dei sordi) e l’ambientazione noir (Viole(N)t red), questa volta ci portano in Irlanda, tra la magia e il mistero, con Eibhlin non lo sa….
Eibhlin è una ragazza irlandese non vedente che vive nella vecchia casa del guardiacaccia, all’interno di una foresta misteriosa e affascinante. Eibhlin non ha paura di vivere in un posto così isolato, sa che finché rispetterà la la protezione della Dea Madre non l’abbandonerà, sa che nessuno potrà farle del male finchè sarà all’interno del cerchio magico. Eibhlin è indicata da tutti come una strega, il suo modo di entrare in contatto con le forze della natura inquieta e incuriosisce al tempo stesso. Nella sua vita irrompono tre americani che sono quanto di più lontano dalla magia possa esistere: il magnate del petrolio Pierce Greenslade convinto che il valore di un essere umano sia proporzionale al conto in banca,sua figlia Tara, disposta a svilire se stessa pur di scalfire le sicurezze di suo padre e il cugino Garth spaventato dai sentimenti che non capisce. Le loro vite si intrecciano a quelle degli abitanti di Catach in un continuo altalenarsi tra progresso e tradizione magica.
Bello, scorrevole, ricchissimo di dettagli (come tutti i loro libri), con quel fascino misterioso che lo rende diverso dal solito. L’ho divorato nonostante i tentativi della mezza mela di separarmi dal libro per attirare la mia attenzione
e poi la “seconda vita” di Muiris non poteva che colpirmi al cuore…
Vi capita mai di vedere un film o leggere un libro perchè sembra che il mondo attorno a voi “congiuri” affinchè questo succeda?
Mesi e mesi fa, ad una cena, un collega mi ha parlato con toni entusiastici di un film che aveva visto da poco: L’onda. Mi aveva incuriosita con il suo racconto, ma poi è passato del tempo, ho dimenticato il titolo e ogni volta dimenticavo di chiederglielo. Sabato sera a cena esce di nuovo, in modo casualissimo e con tutt’altra compagnia, il titolo di questo film. Stavolta però sono corsa dal mio
fidatissimo Mulo e ieri ho coinvolto la mezza mela nella visione.
Si tratta di un film di produzione tedesca, senza nessun volto noto se non Elyas M’Barek (Cem di Kebab for Breakfast), senza effetti speciali, ma con una trama drammatica e dirompente.
Germania. Il professor Rainer Wegner, insegnante in un istituto superiore, come parte del programma scolastico deve tenere un seminario di una settimana sull’Autocrazia. Necessariamente si finisce a parlare del nazismo e del fascismo, ferite ancora aperte nella Germania e i ragazzi sono assolutamente convinti che una nuova dittatura non sarebbe possibile nell’epoca attuale. Per aiutare i ragazzi a comprendere il fenomeno Wegner sceglie di far mettere in pratica ai ragazzi un esperimento: creare in classe un movimento caratterizzato da un simbolo e da un saluto particolare, dall’utilizzo di un’uniforme (jeans e camicia bianca) e dall’obbedienza ad alcune regole di disciplina semplici ed efficaci(alzarsi in piedi per parlare, dire concetti brevi ma chiari…). Nasce L’Onda. Il movimento si espande velocemente, non solo all’interno della classe ma nell’intera scuola, soprattutto per il potere aggregante e l’accettazione nel gruppo di elementi normalmente ignorati o sbeffeggiati. L’identificazione con il gruppo cresce e si rafforza, fino al punto da escludere categoricamente tutti i non appartenenti. Rainer non si rende conto però che la situazione gli sta sfuggendo di mano e che un semplice esperimento didattico si sta trasformando i qualcosa di troppo grande per lui…
Ispirato dall’onomimo libro di Morton Ruhe (sul quale mi andrò a documentare). Bello e intenso. Fa riflettere senza inutile retorica. Consigliato!
Mia madre mi chiede di occuparmi di un risarcimento dell’assicurazione a seguito di sinistro stradale di una signora che conosce. Mi portano la documentazione completa di denuncia all’assicurazione. Leggo “… effettuava il sorpasso all’interno della striscia di mezzadria…”
O.o
“Il Quartiere delle gabbie era molto peggio di come me lo ero immaginato. Lo conoscevo attraverso certe fotografie di un fotografo celebre e pensavo di essere preparato alla miseria umana, ma le fotografie chiudono il visibile in un rettangolo. Il visibile senza cornice è sempre un’altra cosa. E poi quel visibile aveva un odore troppo forte. Anzi, molti odori.“
Notturno Indiano di Antonio Tabucchi (letto per la sfida del protagonista – Lettera X) è il resoconto di un viaggio, narrato in prima persona, attraverso l’India, alla ricerca di Xavier, amico del protagonista. Il libro, seppur breve, affronta temi profondi e disparati. Parla della povertà del paese, della mancanza di acqua potabile per i più, in aperto contrasto con i lussuosissimi alberghi per i turisti. Parla della ricerca, del Karma, i personaggi incontrati sono spunto per riflessioni profonde sul proprio io. E la ricerca di Xavier si concreta alla fine nella scoperta di sè.
Particolare, pacato, raffinato e profondo. Consigliato a chi cerca un libro su cui riflettere.
Sabato sera siamo andati a vedere Avatar. Con tutto quello che hanno detto e scritto mi sembra ci sia poco da aggiungere.
La trama è semplice e lineare. L’amore e la lotta Bene Vs Male non sono temi originali, ma sono degli evergreen che uniti ai magistrali effetti speciali rendono il film davvero piacevole. L’abbiamo visto in 3D e devo dire che merita i 10€ di spesa. Pandora è talmente bella che a tratti sembra impossibile non esista davvero. Le scene di notte, con i fiori florescenti, mi hanno letteralmente incantata.
Nel complesso giudizio positivo, le 2ore e 40 volano e quando il film finisce dispiace un po’ lasciare i protagonisti. Sigourney Weaver è bravissima, ma anche gli altri attori mi sono piaciuti. Unica nota negativa è che dopo tutto quel tempo con gli occhiali 3D avevo gli occhi infuocati e non la smettevano più di lacrimare
ovviamente è seguito un mal di testa boia.
Si sa che i lettori sono dei maniaci pignoli e io non sono immune a certe deviazioni paranoiche. Posso farvi due domande?
1. vi piacciono i libri stampati su carta riciclata? Se ne trovano pochi in giro, ma devo dire che io li apprezzo sempre, hanno un aria più vissuta e mi sembrano un buon modo per aiutare l’ambiente. Di norma, comunque non amo i romanzi con le pagine supersbiancate, quel tipo di carta secondo me va bene solo per volumi sciccosi e con le foto.
2. vi piacciono i libri con le pagine disallineate (quelli in cui le pagine non sono tagliate tutte alla stessa misura)? Non sono in molti a scegliere questo taglio, tra i libri che ho letto di recente e che sono così mi vengono in mente Gomorra e E poi siamo arrivati alla fine. Non mi piacciono molto, li trovo soprattutto scomodi.
e ora sono curiosa di sentire cosa avete da dire voi
Il nostro micro giardino ci dà grandi soddisfazioni e quest’anno abbiamo fatto anche una bella raccolta di chinotti
Mangiarli così è praticamente impossibile, perchè hanno un retrogusto troppo amaro, moltissime ricette in giro non se ne trovano (fare la bevanda in casa era uno sbattimento pazzesco e non mi fidavo molto del risultato), così alla fine abbiamo optato per una classica marmellata liberamente ispirata alla classica ricetta dell’Artusi per le arance.
“Aranci (nel mio caso 20-25 chinotti e un’arancia)
Un limone di giardino.
Zucchero bianco fine, quanto è il peso degli aranci.
Acqua, metà del peso degli aranci.
Rhum genuino, quattro cucchiaiate.
Con le punte di una forchetta bucate tutta la scorza degli aranci, poi teneteli in molle per tre giorni cambiando l’acqua sera e mattina. Il quarto giorno tagliateli a metà ed ogni metà a filetti grossi mezzo centimetro circa, gettandone via i semi. Pesateli e solo allora regolatevi per lo zucchero e per l’acqua nelle proporzioni indicate. Metteteli al fuoco da prima colla sola acqua e dopo dieci minuti di bollitura aggiungete il limone tagliato come gli aranci. Subito dopo versate lo zucchero e rimestate continuamente finché il liquido non avrà ripreso il forte bollore, perché altrimenti lo zucchero precipita al fondo e potrebbe attaccarsi alla casseruola.
Per cogliere il punto della cottura, versatene a quando a quando qualche goccia su di un piatto, soffiateci sopra e se stenta a scorrere levatela subito. Aspettate che sia tiepida per aggiungere il rhum, e versatela nei vasi per custodirla come tutte le altre conserve di frutta, avvertendovi che questa ha il merito di possedere una virtù stomatica.
Del limone si può fare anche a meno.“
E’ venuta buonissima!!! Con un leggero retrogusto amaro che la rende piacevole anche a chi non ama i dolci, perfetta sulle crostate, ma anche sulle fette biscottate.
Di questo libro è stato già detto tutto e il contrario di tutto, mi limito quindi ad esprimere delle personalissime considerazioni. Necessita, a mio avviso, di una doppia recensione, una per il contenuto e una per la forma.
Il contenuto è una bomba atomica. Una volta letto Gomorra credo sia fisicamente impossibile guardare il mondo con i soliti occhi. Saviano fornisce un vero e proprio documentario minuzioso di una realtà nota solo superficialmente come quella della camorra. Illustra (e lo fa con nomi, cognomi, indirizzi, date,…) e analizza nel dettaglio una situazione che sconvolge e lascia senza parole. La realtà supera di gran lunga qualsiasi forma di fantasia. La veste imprenditoriale della camorra è forse quella che spiazza di più, sarà che dell’aspetto violento almeno un po’ si parla, ma sapere che dietro c’è un acume da grandi (spregiudicatissimi) economisti non è davvero immaginabile. E invece prima di tutto la camorra “fa i conti”, perchè niente viene fatto per caso, ogni dettaglio rappresenta un messaggio preciso, ogni scelta è largamente ponderata.
Di fronte a questa mole di informazioni sconcertanti mi viene solo da chiedermi se esista davvero una strada da percorrere. La camorra si presenta come un fenomeno talmente largamente radicato in ogni aspetto della vita comune che sembra quasi permeare l’essenza stessa di quello che dovrebbe essere lo Stato. Disarma la spregiudicatezza con cui opera la camorra, con il solo obiettivo del profitto immediato, fregandosene della vita di chiunque, vivendo un giorno da leone e chi se ne frega di tutto il resto del mondo. Questo fatto ovviamente non può che lasciare l’amaro in bocca, una rabbia cieca e un gran senso di tristezza (a maggior ragione se poi come me si è studiato il diritto e i suoi bei principi).
La forma non ha trovato però il mio favore. Sicuramente ha influito la giovane età di Saviano, i suoi studi filosofici e l’attività di giornalista, ma nel complesso il libro è un po’ macchinoso e pesante. In alcune pagine diventa un vero e proprio documentario, con dettagli interessanti ma che rallentano l’andamento della narrazione.
Nel complesso un libro da leggere assolutamente per prendere coscienza del mondo in cui viviamo.