Il tempismo è…

… prenotare per Pasqua in un agriturismo sulla Maiella e solo dopo leggere sul sito dell’Ansa: “Un impulso balcanico sta attraversando i settori adriatici della nostra Penisola, portando piogge e rovesci a Pescara ed un po’ su tutto l’Abruzzo, nonché il ritorno della neve in Appennino! La massa d’aria fredda infatti farà calare repentinamente le temperature in quota, con limite della neve che scenderà a partire dai 1500m sin verso i 900/1000m già entro Mercoledì mattina.
Maggiormente colpiti dai fenomeni saranno i settori prospicienti ai massicci appenninici, quali Maiella e Gran Sasso, ma anche Marsica, Frentani e Subappennino chietino verranno a più riprese bersagliati dalle precipitazioni.”

Nove vite come i gatti

Più riguardo a Nove vite come i gatti.Una donna speciale che emerge con forza da questo piccolo libro. Margherita Hack non ha sprecato un solo giorno della sua lunga vita. Non ha perso tempo dietro a mode, dubbi, manie, etichette. È andata dritta per la sua strada fatta di impegno quotidiano, determinazione, curiosità e amore per la scienza.

Sicuramente non ha avuto un’infanzia comune. Nata nel 1922 da genitori che avevano abbandonato lei il cattolicesimo e lui il protestantesimo per abbracciare la filosofia teosofita. È stata vegetariana (non ha mai mangiato carne in tutta la sua vita poiché anche i genitori erano vegetariani) in un epoca in cui esserlo rappresentava davvero una scelta sorprendente. Ha cercato il suo ruolo e la sua affermazione sempre con semplicità, ma mai con leggerezza.

La sua posizione sulla religione è talmente semplice e chiara da essere spiazzante. Per lei ricorrere ad un Dio creatore era una soluzione troppo semplice alle domande sull’origine del mondo. Per lei il fatto che l’uomo si sia creato un Dio a sua immagine rappresenta una presupponenza eccessiva sulla centralità della nostra specie.

Riflessioni e ricordi si fondono con uno stile semplice e diretto da perfetta comunicatrice e divulgatrice quale è sempre stata. Si legge velocemente e fa riflettere. Consigliatissimo!

The help

Più riguardo a the Help

Fin dalla prima pagina ho capito che questo sarebbe stato un libro speciale, di quelli che ti entrano dentro e non ti mollano più, di quelli in cui alla fine senti i personaggi così vicini da sembrare persone di famiglia.

Lo stile della Stockett è “esattamente il mio genere“: fresco, ironico, mai superficiale, delicato e femminile. Le protagoniste, le cui voci si alternano nella narrazione, sono di quelle donne che vorresti come amiche per dividere la vita con loro. Aibileen è dolce, saggia, segnata dal dolore ma sempre fiduciosa nella vita. Oh, quanto vorrei essere nel suo quaderno delle preghiere! L’amore che trasmette a Mae Mobley è tangibile ed è un balsamo lenitivo che senti scivolarti addosso. Minny ha il più bel caratteraccio che un personaggio letterario possa avere. La amo per i suoi modi bruschi, per il fatto che non sa stare zitta, per le rispostacce e l’aria furiosa. Soprattutto la amo perché, dopo aver rimesso in riga Miss Hilly con la grande porcata, trova anche la forza di definire la situazione con Leroy. È una donna forte di quelle che piacciono a me. Skeeter è la sognatrice che tutte noi vorremmo essere. Persegue il suo obiettivo senza mollare un attimo. Forse avrei voluto un piccolo paragrafo in più per sapere l’opinione del padre sul libro, ma anche immaginarmelo mi va bene.
Hilly è l’antagonista per eccellenza, talmente arroccata nei suoi pregiudizi da non aver nemmeno il sospetto che le cose siano diverse da come crede lei. Odiosa, ma mai quanto Elisabeth! Miss Leefolt la odio non solo per come tratta Mae (e già questo basterebbe), quanto perché è talmente vigliacca da non essere nemmeno in grado di prendere una decisione autonoma. È la feccia che costituisce il gregge. Stuart è un imbecille! 
Celia è un mondo a parte, per lei mi si è davvero distrutto il cuore.

I temi trattati sono seri e profondi. In una Jackson degli anni ’60 i problemi della segregazione e della convivenza tra bianchi e neri emergono con forza e l’autrice concentra la sua attenzione sul rapporto delle famiglie bianche con le loro domestiche di colore. Il libro fa riflettere e fa arrabbiare.
Nel mio caso mi ha anche fatto pensare che per quanto vorremmo, forse non siamo poi così distanti dalla realtà narrata. Non abbiamo mai avuto domestici in casa, ma quando nonna si è rotta il femore abbiamo avuto bisogno di trovare una persona per lei e ci siamo confrontati con storie che mi suonavano allucinanti nel 2014. Tra l’altro poi certi comportamenti innescano esattamente il meccanismo descritto nel libro: quando ci si trova davanti ad una famiglia che si comporta in modo diverso e umano, la paura è quella che ci sia sotto una fregatura. I pregiudizi possono fare danni inenarrabili, dovremmo provare a tenerlo a mente!

NOTA: questo è il primo libro letto di una delle staffette letterarie a cui sono iscritta. Il caso ha voluto che fosse della mia amica Sabry. È stato bello leggerlo accorgendomi che molte sottolineature fatte da lei erano le stesse che avrei messo io :-)

Due serate a teatro… senza muoversi dal divano!

La programmazione di Rai5 prevede spesso spettacoli teatrali. Lo abbiamo scoperto casualmente, grazie alla sindrome da zapping furioso di cui è affetta la mezza mela.

In questo modo abbiamo visto prima Monsiuer Malausséne, tratto dall’opera del mio adorato Pennac e interpretato da un Claudio Bisio che non ti aspetti. Bello! Poetico ma leggero, profondo ma mai pesante. Se si ama Pennac e la famiglia Malausséne secondo me vale la pena di vederlo, ma vale la pena anche soltanto se il coniuge vi assicura che non ve ne pentirete: la mezza mela alla fine era molto soddisfatta ;-) Io ho rinnovato il mio amore per Benjamin e la sua strampalata famiglia al punto che mi è venuta voglia di riprenderli in mano. Chissà se mi lascerò tentare alla fine…

Mercoledì scorso, invece, c’era proprio Daniel Pennac in persona che leggeva un adattamento teatrale del suo Diario di un corpo. Non è bravo solo a scrivere, ma anche a recitare! Lo spettacolo era in francese (che rispolverarlo un po’ non fa mai male) con sottotitoli in italiano. Anche questo è uno spettacolo godibilissimo che ha apprezzato anche la mezza mela digiuna di Pennac (ma ci sto lavorando su, eh!).

Ora ho scoperto dalla pubblicità che sabato sera faranno Per me si va nella città dolente con Albertazzi. Dubito che riusciremo a vederlo, ma spero proprio di riuscire poi a recuperarlo guardandolo on line!

L’età dell’innocenza

Più riguardo a L'età dell'innocenzaQuesto libro mi è stato suggerito da MagicamenteMe ed in occasione del Flash mob organizzato da Caffeina per il 1 marzo, ne ho approfittato e l’ho fatto mio :-)

Un bel romanzo di altri tempi, consigliatissimo se si amano gli ambienti ottocenteschi. Il ritorno in patria di Ellen Olenska, dopo la separazione dal marito polacco, desta scalpore nella New York benpensante. Pur essendo affascinati da lei, tutti la guardano con diffidenza e criticità. Solo Newland Archer, un giovane e brillante avvocato appartenente all’esclusiva società newyorkese, promesso sposo della cugina di Ellen, May, riesce a guardare oltre i pregiudizi. Ellen esercita su Archer un fascino prima discreto, poi così forte da fargli mettere in dubbio il suo matrimonio con May. La vita ovviamente ha altri progetti (un po’ mi è dispiaciuto!) e solo alla fine del romanzo appare una NY finalmente più libera dalla rigida morale che si era autoimposta.

Nella New York borghese tutto è apparenza e convenzione, tutto si cela dietro una rigida etichetta. Se si prova ad infrangerla, si attira lo sguardo di disapprovazione di tutti gli altri.

Archer è un bel personaggio ed è lui il protagonista della storia, anche se Ellen è presente in ogni pagina, soprattutto in quelle in cui non c’è fisicamente. May l’ho trovata un po’ troppo piatta, anche se sa avere un guizzo proprio nel momento “giusto”.

Bella lettura :-)