Figlia della seta

Più riguardo a Figlia della setaQuesto libro è essenzialmente la testimonianza di Anneli Schinkel, adottata a pochi mesi dalla Corea e portata in Germania. Vissuta con due genitori magnifici che ama moltissimo, ma profondamente desiderosa di ritrovare le sue radici, di scoprire se somiglia a qualcuno nel mondo.

Il libro è scritto in modo semplice e scorrevole. Anneli racconta di come è partita per un viaggio in Corea assieme a suo fratello (anche lui adottivo, anche lui coreano) e di come abbia incredibilmente trovato la sua madre naturale, pur non avendo alcuna notizia di lei, grazie ad un programma televisivo.

Forse alcune parti mi sarebbero piaciute più approfondite, soprattutto quando parla delle differenze tra cultura occidentale e cultura coreana, ma lo scopo del racconto, secondo me, è stato raggiunto in pieno. Anneli riesce a spiegare benissimo cosa spinge un figlio adottato ad andare alla ricerca delle sue radici, come ognuno abbia il suo percorso personale da scegliere e da seguire, come tutto ciò che desideri sia di avere accanto dei genitori adottivi che capiscano quello che cerca davvero.

Al centro del libro ci sono delle foto di Anneli a corredo della storia. Quelle di lei neonata sono BELLISSIME!

I fratelli Karamazov

Con la folle complicità di Moma e Katiu questa volta ci siamo lasciate coinvolgere da Strawberry e dal suo GDL de I Fratelli Karamazov (altro libro pubblicato ad episodi su un giornale… ma vogliamo sceglierli tutti così???). 

Moma non fa testo perché ha divorato il libro in un mese (insieme ad altri, non voglio sapere quanti, libri). Io e Katiu, pur barcollando ed imprecando contro i Karamazov Bros, lo abbiamo terminato a distanza lo stesso giorno (quando si dice la sintonia!). Forse abbiamo sottovalutato la lettura scegliendo un periodo estivo in cui la mia mente non era davvero pronta a certe pagine serie, ma alla fine anche su Dosto l’abbiamo spuntata.

La lettura mi è sembrata, a tratti, più fluida del previsto, la storia di questa famiglia in bilico continuo tra follia e fede, ragione e libero arbitrio, mi ha catturata abbastanza. Nella assurda famiglia Karamazov, dominata dalla dissoluta esistenza del capostipite Fëdor e dalle vite altalenanti dei suoi figli, Dmitrij, Ivan, Alëša e Smerdjakov, Dostoevskij sviluppa una storia accattivante, con un omicidio e un processo dai risvolti interessanti. La lettura ha confermato la mia naturale difficoltà a memorizzare e familiarizzare con i nomi russi e i loro mille diminutivi, ma questa volta me la sono cavata meglio del solito.

Ero convinta che l’assassino fosse Ivan, che con quel suo stile “non credo in nulla”, ce lo vedevo benissimo. Smerdjakov non è mai entrato nelle mie grazie. Alëša in certi punti era di una noia mortale e Mitja a tratti lo avrei preso a pizze. Delle due donne del romanzo nessuna delle due mi ha entusiasmata. Lo starec Zosima mi è piaciuto a tratti. Ho invece adorato Kolja, quel suo modo di fare da adulto 13enne, quel suo modo disincantato di guardare la vita.

Chiuderei come Dostoevskij: Urrà per Karamazov! ;-)

Sto ricaricando…

Non mi sono scordata dal blog. Per un po’ non ho avuto ispirazione, poi la Valle d’Aosta mi ha distratta. Ora mi godo gli ultimi scampoli di vacanza e partecipo ad un progetto in fase embrionale che spero mi accompagnerà tutto l’anno nuovo (si sa che l’anno inizia a settembre) e per altri anni ancora.

Seguiranno post sulle mie (scarse) letture estive. 

Dodici

Più riguardo a Dodici

In un uggioso pomeriggio domenicale, nella dura scelta tra i Karamazov Bros e un fumetto, ha vinto senza difficoltà Zerocalcare.

Dodici è la sua ultima opera, secondo me non la più riuscita, ma ugualmente meritevole di essere letta. La storia si svolge in una Rebibbia dominata dagli zombies, con Zero e fedeli amici che tentano di sottrarsi a loro. Come sempre più che la storia in sé, l’autore t’irretisce con le sue trovate geniali. Questa volta sono meno del solito, ma ci sono alcuni passaggi in cui mi sono ritrovata a ridere da sola come una scema.

Aspettando domani

Più riguardo a Aspettando domaniPrimo incontro con Guillaume Musso che devo ad una staffetta letteraria (ormai siamo lanciatissime).

Forse non mi sarebbe mai capitato di leggere Aspettando domani casualmente, non lo avrei scelto perché questo genere non mi entusiasma molto e infatti la lettura mi ha lasciata perplessa.

Ad onor del vero bisogna dire che il libro si legge di slancio, sono bastati due giorni (tra l’altro anche pieni) ed ero già alla fine. Devo anche ammettere che Musso mi ha stupita. A circa metà libro ho mandato un messaggio a Sabry invocando una morte rapida al posto di un finale che mi sembrava scontatissimo ed inevitabile e Musso mi ha spiazzata con effetti speciali. Grande merito alla sua immaginazione, perché a parte alieni e yakuza, per il resto c’erano tutti. 

Purtroppo, però, ed è questo il motivo per cui non mi è piaciuto, la sensazione è che pur partendo da un’idea potenzialmente interessante, Musso si sia lasciato prendere dalla fretta e dall’approssimazione. Non sono stata l’unica a notare delle incongruenze nel testo, Matt del 2011 praticamente ad un certo punto “sparisce”, dettagli e approfondimenti sia nella storia sia nei personaggi non ce ne sono quanti ne avrei voluti. Mi rendo conto di essere esigente, ma non si può pubblicare qualsiasi cosa. Esigo la cura dei dettagli in un romanzo, a maggior ragione se si tratta di una storia fantastica (o come altro la si voglia definire), voglio personaggi che mi entrino dentro e lascino il segno. Mi spiace, ma Musso non mi ha soddisfatta!

“E se io latito latito. Mica faccio un illecito”

Lo so, mi faccio vedere poco. Sono stata colpita da una forma di svogliatezza che a tratti mi preoccupa. Solito tran tran, con più lavoro e deliri del solito visto che siamo in dirittura di arrivo per le ferie. Solita burocrazia da domare. Soliti cattivi pensieri che colpiscono a tradimento. E quindi io latito.

Mi sono preparata una lista di libri che vorrei leggere per le vacanze che credo dovrò star via un paio di anni. Comunque appena mi torna un po’ di voglia vi racconto del concerto di Giorgia di sabato.

Siate pazienti!

Mansfield Park – Il nostro Club di Jane Austen

Più riguardo a Mansfield ParkIl Club di Jane Austen procede e anche se io ho saltato la lettura di Emma dello scorso mese perché non sono proprio riuscita a trovarle un posticino, conto di recuperare al più presto. Intanto a luglio ci siamo dedicate a Mansfield Park (che ho finito in anticipo nel tentativo di districarmi poi con i Fratelli Karamazov con cui sono alle prese).

Come sempre la Austen riesce magistralmente a creare quegli intrecci di non detto e frainteso che rendono speciali i suoi racconti anche se sai già come finiranno. In questo romanzo poi ci regala una protagonista che mi ha ricordato un po’ Pollyanna e un po’ Jane Eyre. Sostanzialmente la donna più timida, remissiva, timorosa, rispettosa, pudica che sia uscita da penna di scrittore. Fanny però sotto sotto mi è simpatica e riesce, nell’unico momento davvero essenziale, ad imporsi (anche se a modo suo). Purtroppo non si può dire lo stesso del protagonista maschile: Edmund è di una tale noia. Tra l’altro, cosa che non le perdonerò mai (!!!), la Austen non lo fa nemmeno dichiarare… ma, dico, scherziamo?!? Molto meglio Sir Thomas e la svolta alla Brooke suggerita da Proletarina nel gruppo, con Fanny che si innamora di lui, l’avrei decisamente apprezzata ;-)

In questo romanzo compare quelle che credo resterà in assoluto il personaggio più meschino della Austen: la zia Norris. Insopportabile e cattiva ogni oltre immaginazione. Tra l’altro secondo me avrebbe meritato una fine peggiore.

Un libro piacevole, anche se avrei decisamente accorciato la dissertazione sul teatro alla quale viene dedicato troppo spazio, secondo me.