Camera con vista

Nel Club di Jane Austen ci siamo date alla lettura di qualche altro classico qua e là.

Per il mese di novembre la scelta è caduta su Camera con vista di E.M. Forster. 

Confesso che la lettura non mi ha convinta. La cugina la avrei ripetutamente attaccata al muro, ma alla fine (forse) si riscatta un po’. Cecil lo trovo insopportabile. Gli Emerson sono gli unici per cui valga la pena leggere il libro, soprattutto il padre, con quel capitolo finale che te lo fa apprezzare ed amare per quello che è: un uomo capace di andare oltre le apparenze e seguire i sentimenti.

Lucy come protagonista non è niente male. L’ambientazione fiorentina merita e seppure con poche descrizioni mi sembra che Forster renda bene il quadro d’insieme. Lo stile, però, l’ho trovato un po’ troppo frammentario. Salta parti intere lasciandole all’immaginazione del lettore a cui fornisce solo scarne indicazioni per orientarsi. In alcuni punti ho avuto il sospetto di essermi addormentata e aver dimenticato qualche passaggio. Non mi ha rapito il cuore come credevo. 

George è già parte di lei. Anche se scapperà in Grecia e non lo rivedrà mai più, e dimenticherà perfino il suo nome, George influenzerà i suoi pensieri fino alla morte. Non è possibile amarsi e separarsi. Si vorrebbe che fosse possibile. Si può trasformare l’amore, ignorarlo, sprecarlo, non si può estirparlo dall’anima. Io so per esperienza che i poeti hanno ragione : l’amore è eterno.

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