Un amico come Henry

Più riguardo a Un amico come HenryUn nuovo libro in staffetta. Una lettura scelta da Sabry che è arrivata dritta al mio stomaco.

Durante gli anni dell’università ho fatto la baby sitter in una famiglia meravigliosa con 4 figli. Li amo alla follia, con loro ho un legame che va ben oltre quelli di sangue. Sono tre figlie femmine e il maggiore è un maschio ormai maggiorenne, affetto da autismo. Leggere di Dale mi ha riportata inevitabilmente indietro nel tempo, alla prima diagnosi di autismo, alle prove più o meno sensate per aiutarlo, a quelle fissazioni che era un dramma riuscire ad interrompere, a quelle crisi che ti stringevano forte il cuore e ti facevano puntare addosso gli occhi di tutti.

Ho capito fino in fondo la difficoltà di Nuala perché so che per un periodo, in cui nessuno ci capiva nulla di autismo, si ipotizzava che la malattia fosse legata ad un rapporto “malato” del bambino con la madre e questo faceva di loro delle sorvegliate speciali. Io credo però che solo la grande lucidità e la forza dei genitori abbia fatto la differenza. In Italia l’assistenza fornita è quasi pari a zero (o comunque ben al di sotto di quella realmente necessaria). Le strutture adeguate e competenti, che non usino i ragazzi come piccole cavie, non sono poi così numerose.  Le famiglie si trovano a dover contare solo su se stesse e su una rete di amici e familiari, e non sempre questo è sufficiente.

Nel libro la differenza la fa un peloso dall’animo gentile di nome Henry, un golden retriever che riesce, lui solo, a scalfire il muro in cui Dale si rinchiude. Ed è da quella breccia che riescono piano piano a far filtrare le altre comunicazioni. Dale arriva a conquistare una vita “normale”, con grandi sforzi, ma anche una grande soddisfazione.

Purtroppo non tutti gli autistici hanno questa fortuna, alcuni di loro hanno un vero e proprio terrore dei cani e non c’è modo di creare questa interazione speciale. Purtroppo non tutte le famiglie possono permettersi economicamente tutte le attività a cui Dale ha partecipato.

Il libro mi è piaciuto e l’ho trovato anche un buon modo per avvicinare le persone alla comprensione di questa malattia. I progressi di Dale vengono rappresentati con cura, spesso potrebbero apparire eccessivi nei dettagli forniti, ma vi garantisco che se si ha a che fare con questa malattia si impara ad apprezzare e valorizzare anche quei minimi progressi che si tende ad ignorare.

La parte finale mi ha inevitabilmente stretto il cuore. Amici così non si vorrebbe mai farli andare via.

2 thoughts on “Un amico come Henry

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