Dogville

Io e la mezza mela ci siamo dati al cinema d’autore. Se ci è piaciuto, è un altro discorso.

Dogville è una cittadina minuscola della provincia rurale americana. Il film racconta gli accadimenti immediatamente precedenti e quelli successivi all’accettazione nella comunità di Grace, donna dal passato sconosciuto, in fuga da un gruppo di pericolosi gangster e ricercata dalla polizia. L’accoglienza e la protezione riservatele, la renderanno “debitrice” nei confronti della città, ma Dogville non esiterà a riprendersi con gli interessi quanto dovuto.

La caratteristica principale del film non sta però nella storia, nè nella brava Nicole Kidman nei panni di Grace, ma nella pressoché totale assenza di scenografia. Il sito dove sorge Dogville, unico scenario del film, è un immenso palcoscenico sul quale la pianta delle case è tracciata con un gesso bianco: niente muri nè porte…qualche finestra e vetrina qua e là, poco scarno mobilio. Sono presenti di fatto solo quegli elementi che avranno in qualche modo una rilevanza per la storia.

Nessuna distrazione e attenzione fissa sull’umanità perfettamente rappresentata in tutta la sua durezza. Film drammatico, profondo, che mi è piaciuto, ma con un limite secondo me rilevante che sta nell’eccessiva lunghezza. 2 ore e 50 per un film che ha praticamente un’ambientazione teatrale sono decisamente tante. La mezza mela ad un certo punto è stata vinta dal sonno. Io ho resistito, ma devo dire che è stato un bello sforzo.

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