Il divo

Dopo la recente lettura del libro su Borsellino, ieri sera non potevo lasciarmi sfuggire la programmazione de Il divo di Sorrentino che non avevo ancora visto. 

Il film narra una parte della vita di Giulio Andreotti, protagonista della storia politica italiana per decenni, raccontata nel periodo tra 1991 e 1993, a cavallo tra la presentazione del VII Governo Andreotti e l’inizio del maxiprocesso per associazione mafiosa a Palermo. Andreotti viene presentato esattamente come me lo immagino: cinico e determinato. 

Forse il senso ultimo del film è riassumibile in una frase che Sorrentino fa pronunciare ad un bravissimo Tony Servillo nei panni di Andreotti: “Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. (…) Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa, e lo so anch’io.”

Immaginiamo tutti il lato “sporco” della politica, ma vederlo così ben rappresentato (esemplare la scena in cui Cirino Pomicino contratta per ottenere voti e far eleggere Andreotti a Presidente della Repubblica) lascia a tratti senza parole. Non è il genere di film che vedo abitualmente, ma mi è piaciuto.

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