La Costituzione Italiana

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Una rilettura che fa sempre bene.

Questa edizione, pubblicata da La Repubblica per la festa del 2 Giugno, è completata da: Intervento di Giorgio Napolitano; introduzione di Gustavo Zagrebelsky (giurista italiano, Presidente emerito della Corte Costituzionale), testo Integrale dell’Inno Nazionale con la trascrizione di alcuni passaggi dell’esegesi televisiva di Roberto Benigni.

La crisi della politica che drammaticamente sta davanti a noi, però, non si risolverà così ed è un errore e un inganno attribuirne le cause ai difetti della Costituzione e cercarne la soluzione nella sua modificazione. C’è un classico e antico quesito, che è utile sempre riproporre nei momenti di difficoltà: se, per una buona politica, sia più importante una buona costituzione o siano più importanti uomini buoni. La risposta più convincente mi pare questa: la buona costituzione è importante, ma non decisiva, perché uomini cattivi possono corrompere la migliore delle Costituzioni e, al contrario, uomini buoni possono far funzionare accettabilmente anche una costituzione difettosa. Uomini cattivi, qui significa: incompetenza, presunzione e prepotenza, mancanza di senso delle proprie funzioni e dei loro limiti, interessi particolari o personali prevalenti su quelli collettivi, disprezzo delle regole di trasparenza e imparzialità, rapporti di fedeltà e sudditanza, clientele. Uomini buoni significa tutto il contrario. La distinzione non passa soltanto attraverso la cosiddetta classe politica. Attraversa l’intera nostra società. Non c’è un monopolio della corruzione della politica che riguarda i governanti, così come non c’è un monopolio delle virtù politiche che riguarda i governati. I legami sono stretti, l’intreccio strettissimo, la corruzione è ben accetta e auspicata e coltivata presso gli uni e presso gli altri, così come accade, al contrario, per le virtù politiche. A questo proposito, la riforma dovrebbe venire prima addirittura della Costituzione: dovrebbe consistere nel ripristino della più dimenticata delle sue norme, una norma su cui su tutto si regge, ed è un’apertura di credito al senso civico e alla moralità politica dei cittadini e governanti, non sostituibili da nessuna norma di diritto, nemmeno di diritto costituzionale: l’art. 54 che, se ci pensiamo, è la norma fondamentale su cui tutto si regge (o tutto crolla): “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con disciplina ed onore”. La prima riforma di cui abbiamo bisogno è il rinnovamento civile. La Costituzione, senza di ciò, è solo un falso obiettivo.

Gustavo Zagrebelsky

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