Nel mare ci sono i coccodrilli

Fabio Geda si presta in questo libro a trascrivere i ricordi di Enaiatollah Akbari. 20 anni (forse) di cui 10 (circa) passati in fuga dall’Afghanistan prima di arrivare in Italia.

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Enaiatollah viene condotto clandestinamente dalla madre in Pakistan e lì, all’età di 9/10 anni (nel villaggio dov’è nato non esiste l’anagrafe, non è pertanto possibile sapere quando è nato), viene abbandonato. Questo è l’unico modo che la madre ha di salvarlo dai Talebani. E a 10 anni Enaiatollah impara l’arte di vivere e di arrangiarsi, si fa scaltro e attento, ma non trasgredisce mai le regole che la madre gli ha fatto mandare a memoria prima di sparire: non drogarti, non usare armi, non rubare. E dopo un viaggio durato circa 10 anni, in cui succede davvero di tutto, Enaiat arriva in Italia dove trova finalmente un posto in cui vivere.

Non è un capolavoro letterario, Geda ha più che altro fornito a Enaiat un mezzo per esprimersi, senza modificare troppo il suo modo di raccontare. Una storia vera che ci apre gli occhi almeno un po’ su una realtà per noi completamente sconosciuta.

“Come si trova un posto per crescere, Enaiat? Come lo si distingue da un altro?”
“Lo riconosci perché non ti viene voglia di andare via. Certo, non perché sia perfetto. Non esistono posti perfetti. Ma esistono posti dove, per lo meno, nessuno cerca di farti del male.”

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