Il generale Della Rovere

Mi piace quando, complice la programmazione estiva, alla tv tirano fuori vecchi film. Da ragazzina mi capitava di vederli durante le vacanze estive quando stavo il pomeriggio con nonna che mi sottoponeva qualsiasi pellicola in bianco e nero passasse sullo schermo (Poveri ma belli l’avrò visto almeno 15 volte!). Lunedì sera, invece, ho coinvolto la mezza mela nella visione de Il generale Della Rovere film di Rossellini con Vittorio De Sica (ma non solo). Gran bel film, belle tematiche affrontate, attori, neanche a dirlo, bravissimi.

Questa è parte della trama: Milano, 1943, Emanuele Bardone (Vittorio De Sica), un truffatore, amante del gioco e delle donne, millanta conoscenze influenti presso le autorità nazifasciste ai familiari dei detenuti politici, al fine di estorcere loro denaro, con la complicità di un sottufficiale tedesco.
Il suo inganno si basa sulle false promesse di interessamento per una favorevole soluzione dei loro casi. Con tale ignobile attività si procura il denaro con il quale mantiene Olga (Giovanna Ralli), una ballerina che vive con lui, e per il gioco d’azzardo.
La sua “attività” lo porta casualmente a fare la conoscenza del colonnello Müller (Hannes Messemer), con il quale sembra stringere un’amicizia che però cessa nel momento in cui una donna, che gli ha versato del denaro ma è venuta a conoscenza che il marito è già stato fucilato dopo la sua promessa, lo denuncia alle autorità naziste.
Bardone, una volta arrestato, per alleggerire la sua grave posizione accetta di collaborare con Müller che gli propone, riscontrata la sua abilità nell’ingannare le persone, di assumere l’identità del generale Della Rovere, un importante ufficiale badogliano, ucciso per errore dai soldati che, non avendolo riconosciuto, non hanno rispettato la consegna di catturarlo vivo. Egli sarà internato nel braccio politico del carcere di San Vittore, con l’incarico di assumere informazioni e di scoprire la vera identità di “Fabrizio”: il capo della Resistenza a cui la Gestapo non è ancora riuscita a dare un nome.

Fa effetto vedere gli “effetti speciali” senza effetti speciali. E’ bello vedere certi mostri sacri del cinema all’opera.

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