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Chissà se sono svegli

Novembre 24, 2009

Dopo tanto tempo ho finalmente letto il seguito di Chissà se stai dormendo, originale storia d’amore a due voci.

More about Chissà se sono svegliJosie Lloyd e Emylin Rees ci riprovano e questa volta danno vita ad un romanzo corale in cui si intrecciano ben 4 voci: Chissà se sono svegli. Il matrimonio di Jack e Ami, ma soprattutto le loro effusioni e l’amore con cui sembrano avvolgere ogni cosa che li circondi destabilizza i loro amici più cari. Da single incalliti quali erano tutti loro questa improvvisa dose di romanticismo spiazza gli altri. Matt, giovane avvocato in ascesa, ma irrimediabilmente solo si sente anche abbandonato da Jack, suo storico compagno di appartamento e di scorribande. H. vive solo per la sua brillante carriera di produttrice televisiva, ma non è convinta nemmeno di quella e quando conosce meglio Matt viene presa da mille dubbi e non ne può più di Amy che parla solo del matrimonio. Stringer, compagno di palestra di Jack, si sta occupando del catering per le nozze, è la sua occasione per dimostrare di valere qualcosa. Susie, compagna di facoltà di Amy, ha deciso di impegnarsi a fondo per creare un rapporto con un uomo che vada al di là del puro sesso di una notte.

Carino, fresco, originale in questo alternarsi di voci e punti di vista che non rende mai piatta la storia. Un chick lit niente male!

Ciammelle & CousCous

Novembre 11, 2009

Ciammelle & CousCous di Lauradaniela Tusa è uno dei libri presi alla Fiera dell’Editoria Indipendente. La copertina e la presentazione mi hanno intrigata e mi More about Ciammelle & couscoussono fatta ammaliare.

Purtroppo non ho fatto un grande affare. Il libro non mi ha convinta neanche un po’ per una duplice motivazione:

1. CONTENUTO. Il libro viene presentato come un insieme di racconti e poesie. Per la verità i racconti sono talmente frammentari che ricordano più che altro un insieme di idee buttate giù di getto e che poi avrebbero dovuto essere rielaborate. Sembrano bozze di racconti, sono poco comunicativi e non sembrano voler trasmettere qualcosa ad un generico lettore, ma danno l’idea di essere scritti per sè e pochi altri.

2. EDITING. Sarà che ho un po’ il pallino per l’argomento, ma mi sembra incredibile che una piccola casa editrice (la Edizioni Sabinae in questo caso) dedichi così poche cure ad un suo prodotto. Il libro, oltre a contenere troppi errori di ortografia (fioccano i “gli piace” al posto di “le piace”), è anche pieno di errori di battitura (spazi messi a casaccio in primis). Questo aspetto non mi è piaciuto. Una piccola casa editrice secondo me ha ancora di più l’onere di realizzare prodotti editorialmente impeccabili, tanto più se molti dei problemi connessi potevano essere risolti con una semplice correzione ortografica di word.

Non prende la sufficienza.

Buskashì

Novembre 3, 2009

Gino Strada è diretto e spietato, non si preoccupa neanche un po’ di indorare la pillola. Racconta la guerra così com’è: incomprensibile e ingiustificata. Non c’è buono o cattivo, non c’è destra o sinistra, non c’è politica, non c’è retorica, perchè quando More about Buskashìbasta un niente per morire o veder morire gli altri tutto ciò che conta è la vita.

Il suo racconto non può lasciare indifferenti, credere così tanto nella vita umana da essere pronti a tutto pur di salvarla, è un messaggio che colpisce il bersaglio. La sua vita e quella degli altri volontari di Emergency è una lotta continua contro i mulini a vento, perchè se non bastano gli orrori della guerra ci si mette anche la burocrazia. Il suo racconto arriva al cuore e lo strazia senza pietà, senza buonismo nè ostentazione, ti tira fuori dalla tua tranquillità domestica e ti obbliga a guardare le cose con lucidità spietata. Buskashì è un viaggio dentro la guerra Afgana del dopo 11 settembre, una guerra “in nome della civiltà e dei diritti umani” che distrugge solo povere vite già logorate da anni di conflitti di cui nessun occidentale si è mai interessato.

Diverso da Pappagalli verdi, in cui Gino Strada ha raccolto racconti di guerra, qui c’è molta più politica e critica della guerra. Destabilizzante. Da leggere. Bello.

“Jaweed ha vent’anni e porta ancora sul volto i segni delle schegge. “Presto, presto, tutti in casa!” aveva urlato alla famiglia, mentre cercavano rifugio durante un attacco aereo.
Lui, il fratello maggiore, era rimasto fuori, l’ultimo, perchè tutti fossero al sicuro. Un’altra bomba ha polverizzato la casa di Jaweed. Dentro c’erano suo padre e sua madre, le cinque sorelle e i due fratelli. Tutti morti. La sorella più piccola si chiamava Fahima, e aveva cinque anni.
I parlamentari italiani, il novantadue per cento di loro, hanno dichiarato guerra all’Afganistan. Il Parlamento ha votato contro la nostra Costituzione, che “ripudia la guerra”.
Hanno scelto la guerra, ancora una volta, hanno deciso che sta loro bene che si uccida.
Mi dicono che per qualcuno è stata una decisione sofferta. Vedremo di farlo sapere a Jaweed, magari deciderà di inviare messaggi di solidarietà ai sofferenti tra i nostri politici.”

Una stella di nome Henry

Ottobre 30, 2009

Ho letto Una stella di nome Henry per la sfida del protagonista, lettera H, come Henry Smart. More about Una stella di nome HenryL’avevano regalato alla mezza mela un po’ di tempo fa e io non so resistere quando vedo un povero libro tutto solo.

Lettura particolare e al di fuori dei miei canoni abituali, interessante, ma con uno stile che mi ha fatta faticare un bel po’.

La quarta di copertina del libro secondo me non rende giustizia alla storia narrata. Non si tratta soltanto di un semplice romanzo che inserisce un personaggio di fantasia in un contesto storico. Il lettore viene catapultato nell’Irlanda più povera e più sfortunata dell’inizio del 1900. Circondati dalla miseria entriamo nella casa di Henry Smart e lo troviamo neonato. Un neonato forte e vigoroso in un mondo in cui la mortalità infantile è altissima. Tutti guardano a lui come ad un prodigio. Tutti tranne sua mamma, che giovanissima è già troppo segnati dai parti e dalle morti dei figli neonati. Henry è ossessionato dalla presenza dei fratelli morti, che la madre ricerca ad uno ad uno nel cielo stellato: la stella di nome Henry rappresenta il primo figlio battezzato così e, naturalmente, scomparso, che viene continuamente additata dalla madre con rimpianto e “perseguiterà” il protagonista per tutta la vita. L’esistenza di Henry sarà tutto fuorché normale. A cinque anni va già in giro da solo in perfetta autonomia, procura da mangiare per sé e il fratellino Victor, inventa mille lavori, si arrangia e torna a casa solo raramente. Da bambino poco felice, abbandonato a se stesso e lasciato libero nelle strade dei bassifondi di Dublino ad adolescente ribelle e arrabbiato con la vita il passo è breve e lo porta, appena quindicenne, a essere uno dei protagonisti del Lunedì di Pasqua del 1916, inizio di un periodo drammatico che sfocerà nella rivolta del 1919-1921. Henry è coinvolto direttamente in moltissimi omicidi, trascinato dalla speranza in una Irlanda diversa, libera e indipendente, fiera. Nel caotico e drammatico turbine di quegli anni, conosce anche il sesso e si innamora, come ogni adolescente. Dopo l’iniziale sconfitta della prima iniziativa disorganizzata, Henry si aggrega ai capi del neonato movimento dell’Ira e gira il paese in bicicletta, seminando morte e distruzione con bombe rudimentali e con un’arma insolita ma micidiale: la gamba di legno del padre, morto nel frattempo. Ma poi scoprirà che, raggiunta l’indipendenza, il potere politico non sarà così diverso da quello precedente e, anzi, vorrà liberarsi di quei pericolosi terroristi, così utili prima e così compromettenti ora.

Denso di vita e di considerazioni. Herny è un protagonista che conquista e affascina, soprattutto quando rileva il suo lato più umano, quando si scopre semplice pedina in un contesto che non ha più nulla a che vedere con i suoi sogni di libertà. Aspetto sicuramente positivo è stato, quindi, la scoperta di una realtà, per quanto romanzata che mi era del tutto sconosciuta, come quella dell’IRA e della rivolta per l’indipendenza irlandese.

Dal punto di vista stilistico, però, il libro fa sudare. Non so se sia colpa della traduzione, ma in certi passaggi seguirlo diventa un’impresa. Si passa dalla narrazione in prima persona a quella in terza senza nemmeno una riga di divisione, Herny racconta un determinato evento e d’improvviso ci si trova catapultati altrove per poi tornare a bomba all’evento principale, ma tutto senza stacchi che facilitino la comprensione.

Nel complesso prende comunque la sufficienza, lettura complessa, ma che apre molte prospettive.

Invasi Dublino. M’intrufolai sotto le ruote e tra i cavalli, nelle pozzanghere, in mezzo ai venditori ambulanti, lo sterco e i carrettieri, tra il rumore e la fuliggine, coi piedi nudi che diventarono duri come la pietra che calpestavo

Blu e rosso. Viola.

Ottobre 28, 2009

Ho avuto questo libro con una delle catene di aNobii. Il piccolissimo libro di Cristiana Iannotta non è More about Blu e rosso. Violaun romanzo vero e proprio, è più una raccolta di ricordi, di emozioni e di sentimenti nata per descrivere e raccontare il bellissimo rapporto con la nonna Cecilia.

 Ben scritto, sensato, sentito e molto umano, racconta con delicatezza i ricordi dell’infanzia e affronta con dolore il difficile rapporto con una malattia subdola come l’Alzheimer. Inevitabilmente commovente, soprattutto in alcuni passaggi (con nella parte finale de L’ultimo viaggio) in cui le sue emozioni risvegliavano le mie altrettanto simili se penso a mio nonno.

Personalmente ammiro l’autrice perchè non riuscirei mai a parlare dei miei sentimenti con altrettanta serenità, nè tanto meno a condividerli con altri mettendoli “a disposizione” di sconosciuti. Li custodisco molto gelosamente (anche troppo, forse) e non riesco proprio a tirarli fuori. Complimenti invece a Cristiana per come ha saputo rendere la sua esperienza così coinvolgente.

Il giro del mondo in 80 giorni

Ottobre 23, 2009

il_giro_del_mondo_in_80_giorniHo letto Il giro del mondo in 80 giorni per la Sfida a Tema che è ricominciata questo mese. Tema di ottobre: il VIAGGIO (il viaggio è il tragitto, più o meno lungo, che si compie per spostarsi da un luogo di partenza a un altro più lontano, attraverso luoghi o paesi diversi dal proprio, in genere con un mezzo di trasporto. Il viaggio può essere inteso non solo in senso fisico, in un contesto spazio temporale, ma anche in senso metaforico come espressione di abbandono, ricerca interiore, desiderio). E allora quale libro più adatto??? :-)

More about Il giro del mondo in 80 giorni

Verne dimostra di essere un vero genio dell’immaginazione, si parte da Londra in un club esclusivo frenquentato da gentiluomini e basta una sfida per innescare il desiderio di Phileas Fogg di dimostrare le sue ragioni. Mr. Fogg è un uomo rigoroso e apparentemente imperturbabile, la sua precisione e la sua logica ferrea lo porteranno ad affrontare questo viaggio avvolto in una strana indifferenza. Il viaggio non dà il tempo di godere appieno dei paesi visitati, Mr. Fogg sembra quasi disinteressato, le stranezze e le meraviglie del mondo ci vengono raccontati attraverso gli occhi stupiti di Passpartout.

Confesso che nella lettura ero leggermente fuorviata dai ricordi del cartone animato. Libro decisamente per ragazzi, che fa sognare anche i grandi. L’edizione in cui l’ho letto non è quella della copertina, ma delle Edizioni Polaris (credo casa sconosciuta): scandalosa per quantità di errori di grammatica (mancava una doppia ogni pagina!) e di battitura :-(

La signora dei funerali

Ottobre 13, 2009

La Signora dei funerali è il quarto romanzo di Madeleine Wickham (meglio nota con il nome d’arte di  Sophie Kinsella). Scritto nel 1998, due anni prima di More about La signora dei funeraliraggiungere il successo internazionale con il primo capitolo della fortunata serie di I love shopping, il romanzo è stato successivamente pubblicato in Italia nel 2008.

Ho aspettato un bel po’ prima di leggerlo. I commenti sul gruppo di aNobii dedicato alla Kinsella mi avevano fatto pensare al peggio e temevo troppo un romanzo stile Rosamunde Pilcher (che per carità, c’è a chi piace, ma non fa proprio per me!!!). La mezza mela però me l’ha regalato e a quel punto non ho saputo resistere.

Il libro è proprio carino! :-) Niente a che vedere con il filone Becky&co, ma comunque piacevole e godibile. Fleur Daxeny è una protagonista adorabile, è bella e affascinante, ma soprattutto è una stronza d.o.c. Fornita di uno straordinario guardaroba di eleganti abiti neri, dopo aver letto i necrologi sul “Times”, Fleur si imbuca ai funerali e alle commemorazioni dei ricchi puntando a conquistare i vedovi inconsolabili. Dopo averli sedotti e soprattutto dopo aver messo mano alle loro carte di credito Fleur scompare senza lasciare tracce fino all’incontro con una nuova vittima ignara.

Non vi aspettate la classica Kinsella, perchè restereste deluse. C’è meno ironia e meno disastri irreparabili, resta la sua passione per i vestiti e la sua indole da economista. Se volete un chick lit un po’ diverso dal solito, allora lo consiglio decisamente. E’ il primo chick lit che si becca 4 stelline da un bel po’ di tempo a questa parte!!! :-)

Hot Party

Ottobre 9, 2009

(primo acquisto su ComproVendoLibri – libro fuori catalogo)

More about Hot party

Hot Party è un classico chick lit: semplice, leggero, scorrevole, senza pretese. Scrittura fluida e linguaggio diretto. Si legge velocemente e dopo una perplessità iniziale l’ho trovato piacevole.

Allie è tutta zucchero e miele, ha 23 anni ed è ancora vergine, innamorata di un uomo che nemmeno la vede, ma convinta che sia la sua metà ideale. Jodine è una studentessa brillante, ossessivamente pignola e refrattaria ad ogni tipo di rapporto affettivo. Emma è una cacciatrice di uomini, è provocante, sboccata, diretta e disinibita. Un trio sgangherato e malamente assortito che si troverà in stretto contatto all’interno del caotico appartamento di Toronto nel quale, un po’ per scelta e un po’ per caso, le tre ragazze si ritroveranno a conoscersi e a vivere.

La vicenda viene narrata nei capitoli alternativamente da una delle tre protagoniste e ci sono giusto un paio di capitoli “gestiti” invece dalla narratrice onniscente. Questo aspetto non mi è piaciuto troppo: per capire chi delle tre protagoniste stesse raccontando era strettamente necessario leggere l’indicazione all’inizio del capitolo e non era possibile capirlo dal diverso stile o linguaggio.

Nel complesso però non malissimo. Sotto l’ombrellone è una lettura perfetta.

Babbobecco

Ottobre 4, 2009

Questo libro mi è arrivato da una catena di lettura di 2 chiacchiere con gli autori di aNobii. La presentazione del libro di Fabrizio Fidecaro, mi ha incuriosita e così mi sono messa in lista. Babbobecco narra le vicissitudini di Stefano, un 24enne romano che lavora consegnando pizze aMore about Babbobecco domicilio. Il protagonista ha un figlio di due anni, Marco, avuto da Francesca, una ragazza toscana che, scontenta della propria vita nella grande città, ha preferito far ritorno al paese d’origine, portando con sé il bambino.

L’idea di base che vede Stefano impegnarsi tantissimo ma confrontarsi con un inclemente precariato poteva anche essere carina, ma il libro non decolla mai. Lo stile è macchinoso, lento, ripetitivo. Le avventure paradossali e un po’ fantozziane in cui il protagonista si trova coinvolto non brillano mai per originalità o ironia. I personaggi sono tutti poco caratterizzati e approfonditi, tra tutti l’avvocato è il peggiore: parla con un linguaggio che dire desueto è un complimento e le sue frasi che vorrebbero essere forbite, immagino, risultano in aperto contrasto con l’immagine che lo scrittore dà invece di lui. Non è credibile nè originale. L’ambientazione romana poteva anche non esserci, perchè viene appena tratteggiata e mai sfruttata a favore della narrazione.

Nel complesso un libro piatto, che forse avrebbe potuto dare migliori risultati con un massiccio lavoro di taglio e lima, ma che così risulta davvero privo di slancio. Peccato.

Se solo fosse vero

Ottobre 2, 2009

Se solo fosse vero di Marc Levy (autore con cui mi sono confrontata per la prima volta) mi è stato prestato da una collega che me More about Se solo fosse verolo ha presentato come uno dei suoi libri preferiti, uno di quelli da cui non ti puoi staccare, uno di quelli che lasciano il segno…

L’effetto che ha avuto su di me è stato un po’ diverso. Nel complesso il libro si fa leggere, è scritto benino, l’idea alla base della trama è particolare, scorre veloce… anche troppo! Il problema principale secondo me è che è un po’ superficiale. I personaggi non lasciano davvero il segno, certe scene potevano essere approfondite, strutturate, rese “tridimensionali”, mentre restano appena abbozzate e inverosimili (mi viene in mente il loro primo incontro). Anche il finale: lieto, ma non marcato, un po’ vago (che potrebbe essere anche un aspetto positivo, se non fosse che tutto il libro è così).

Anche se ho letto molti molti commenti positivi, non posso farci nulla: non mi ha convinta.