La Certosa di Parma giaceva da secoli sulla libreria. L’ho comprato subito dopo aver amato appassionatamente Il rosso e il nero, ma poi è rimasto lì in attesa. La Sfida del Protagonista è stata una buona occasione per cimentarmi con la conoscenza di Fabrizio Del Dongo.
Ambientate in un’Italia ottocentesca in parte fantastica e in parte reale, le avventure di Fabrizio Del Dongo si snodano in una serie di incontri e peripezie al termine dei quali si trova il luogo del silenzio, lo spazio simbolico dell’isolamento e della rinuncia: la Certosa di Parma.
Dopo un inizio che mi è pesato un po’, non ho potuto fare a meno di appassionarmi alla vicende di questo protagonista (che rispecchia in pieno il modello ottocentesco) e, ancora di più, alla vita della Duchessa Sanseverina, massimo esempio della donna emencipata in grado di tenere il mondo ai suoi piedi.
Stendhal ha un modo di scrivere che mi incanta, liquida le più grandi tragedie con leggerezza e semplicità, mentre ama dar spazio ai piccoli intrighi e ai grandi amori. Il suo narratore onniscente accompagna per mano il lettore senza lasciarlo mai e lo introduce nella vita della corte di Parma.
Bello, l’ho letto davvero di gusto. Prende “solo” 3 stelle perchè non posso proprio metterlo allo stesso livello del mio amato Julien Sorel!
“Un romanzo è uno specchio che passa per una via maestra e ora riflette al vostro occhio l’azzurro dei cieli ora il fango dei pantani. E l’uomo che porta lo specchio nella sua gerla sarà da voi accusato di essere immorale! Lo specchio mostra il fango e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la strada in cui è il pantano, e più ancora l’ispettore stradale che lascia ristagnar l’acqua e il formarsi di pozze.” – Il rosso e il nero –

